Caravaggio torna a Roma. L’ambizione di una «mostra epocale»

Tra opere difficilmente visibili e nuovi accostamenti, sono 24 i capolavori straordinariamente concessi in prestito a Palazzo Barberini

Il 6 marzo all’interno di Palazzo Barberini, immersi nello scenografico salone barocco di Pietro Da Cortona, si è svolta la conferenza stampa di presentazione dell’esposizione Caravaggio 2025 curata da Thomas Clement Salomon, Francesca Cappelletti e Maria Cristina Terzaghi, presenti all’evento assieme a Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo. «Una mostra epocale, un progetto di ambizione non solo europea e che non sarà replicabile nei prossimi decenni» sono le parole con cui ha esordito il direttore alla guida delle Gallerie Nazionali di Arte Antica. E non è un caso, visto lo straordinario ritorno in Italia dell’Ecce Homo riscoperto a Madrid nel 2021, il sorprendente confronto visivo fra la Giuditta e Oloferne della collezione Barberini e la Santa Caterina del Museo Nacional Thyssen-Bornemisza o il Ritratto di Maffeo Barberini, recentemente svelato al pubblico.

Fondamentale il ruolo di Galleria Borghese che, come ricordato dalla direttrice Cappelletti, «ha contribuito con il prestito di tre quadri caravaggeschi: dagli esordi del Bacchino malato, al Davide con la testa di Golia – collocato in questo caso al 1607 – sino al San Giovanni Battista, compagno ineludibile per il Martirio di Sant’Orsola». Un itinerario espositivo di cui il Merisi è indiscusso regista e che sorprendentemente è sia cronologico che legato alla committenza: «vi sono infatti le tre tele possedute dal banchiere e collezionista Ottavio Costa, a cui si aggiungono tutti i quadri noti del cardinale Del Monte e tutte le opere Barberini “tornate a casa”» ha specificato la professoressa Terzaghi. Michele Coppola ha invece parlato della «responsabilità del collezionista, dell’importanza di continuare a sostenere gli studiosi, entrare negli archivi, studiare le fonti», per prendersi cura di un’arte che, a distanza di cinque secoli, è ancora immortale.

Caravaggio 2025, la forza innovatrice di un artista eterno

Caravaggio torna a Roma. E lo fa con grande stile. In quella capitale che tra ‘500 e ‘600 ha consentito un pluralismo culturale e artistico assoluto, quel centro internazionale in cui il Merisi trova modo di esprimersi, luogo simbolo della connessione fra lui e i suoi mecenati. Il maestro lombardo piace per la sua trasgressività, per quello stile realistico più crudo che lo allontana da Raffaello e al contempo lo avvicina alla sua raffinatezza, perchè entrambi – nel loro iconografico figurativismo – necessitano di una mediazione, sia essa spirituale, terrena, intima.

E proprio nella città papale, mentre gli artisti tardo-cinquecenteschi, senza distaccarsi dalla tradizione, si formavano nelle botteghe studiando la statuaria antica, il pittore rivoluziona, rompe, si distacca con convinzione da quella dimensione idealizzata della realtà, da quella luce che non è più universale ma che proviene da una fonte ben precisa, che irrompe violentemente e scolpisce le forme. Caravaggio dipinge “dal naturale”, come descrive Bellori nelle sue Vite, risignifica la povertà dandole dignità – i piedi neri, le unghie sporche – modelli in carne ed ossa, ispirati alle crudezza e asperità di una vita passata in strada, tra i vicoli di Napoli, nelle osterie di Roma, illuminando il vero e le sue imperfezioni.

L’ambizioso progetto di Palazzo Barberini è anche e sopratutto il testamento visivo di una vita angosciosa e tormentata, una parabola spettacolare, che però si compie in meno di 39 anni. Caravaggio morirà in solitudine il 18 luglio 1610 a Porto Ercole, forse sperando di giungere in quella Roma che aveva riconosciuto il suo talento e che oggi più che mai, ne celebra il genio eterno.

Dal 7 marzo al 6 luglio 2025
Gallerie Nazionali Barberini Corsini

Installation view Alberto Novelli & Alessio Panunzi

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