La “City” segreta di Michael Heizer diventa un videogioco gratuito

L'artista digitale Lily Belmira ha ricostruito virtualmente City, la monumentale opera di Land Art realizzata da Michael Heizer nel deserto del Nevada

Un’opera lunga oltre due chilometri, nascosta nel deserto del Nevada e accessibile soltanto a sei visitatori al giorno. Ora, però, per entrare nella City di Michael Heizer non servono più un viaggio negli Stati Uniti, una prenotazione e un biglietto da 150 dollari. Almeno virtualmente.

L’artista digitale Lily Belmira, attiva a Tulsa, in Oklahoma, ha trasformato il gigantesco intervento di Land Art in un videogioco gratuito. Il titolo, City by Michael Heizer [Free Version], chiarisce subito l’intenzione: creare una versione liberamente accessibile di uno dei luoghi più esclusivi e difficili da raggiungere del sistema dell’arte contemporanea.

Il progetto non è tuttavia una semplice visita virtuale. Belmira lo ha concepito anche come una provocazione nei confronti del modello di fruizione costruito intorno a City. In una dichiarazione riportata da ARTnews, l’artista spiega di essere partita dal desiderio autentico di mostrare l’opera a un pubblico più ampio, ma anche dalla volontà di ridimensionarne simbolicamente il potere. Ha definito City una «cicatrice borghese sulla terra», pur riconoscendone la bellezza.

Questa ambivalenza entra direttamente nel gioco. Il visitatore virtuale si trova inizialmente davanti a una vistosa recinzione con il divieto di accesso. Bisogna costeggiarla prima di individuare un’apertura e riuscire finalmente a entrare. Oltre il confine digitale compare il paesaggio costruito da Heizer: percorsi, rilievi, depressioni del terreno e grandi strutture geometriche che sembrano appartenere contemporaneamente a una civiltà antica e a un futuro remoto.

Per ricostruire il sito, Belmira ha utilizzato dati LIDAR disponibili online e immagini satellitari di Google Maps. La tecnologia diventa così lo strumento per aggirare, almeno sullo schermo, quella dimensione di segretezza che ha contribuito alla fama di City. Anche la disponibilità di fotografie dell’opera è relativamente limitata e durante le visite non è consentito utilizzare telefoni cellulari.

Cinquant’anni per costruire una città nel deserto

Michael Heizer iniziò a lavorare a City negli anni Settanta. Il progetto ha richiesto circa mezzo secolo prima dell’apertura al pubblico nel 2022 e, secondo ARTnews, è costato circa 40 milioni di dollari. Con un’estensione superiore al miglio e mezzo, è considerato una delle più grandi opere d’arte contemporanea mai realizzate.

La sua monumentalità ha alimentato il mito ma anche numerose critiche. Le opere di Heizer, spesso collocate in territori remoti e caratterizzate da dimensioni imponenti, sono state interpretate come espressione di una concezione muscolare e monumentale della Land Art. Altri studiosi hanno sollevato interrogativi sul rapporto di questi interventi con il territorio e con le prospettive delle popolazioni indigene, inserendo il lavoro dell’artista nel più ampio dibattito sul colonialismo e sull’appropriazione simbolica del paesaggio americano.

È proprio attorno alla relazione fra territorio, accesso e potere che il videogioco di Belmira acquista il suo significato più interessante. L’artista si domanda come un’opera vista direttamente da pochissime persone possa esercitare un’influenza culturale così grande. Il paradosso è che la difficoltà di raggiungerla, anziché diminuirne la forza, sembra averne accresciuto l’aura.

La versione digitale tenta di rovesciare questo meccanismo. Portando City sullo stesso piano di un’opera online, gratuita e raggiungibile da chiunque abbia un computer, Belmira mette alla prova l’idea che l’esclusività sia parte indispensabile dell’esperienza artistica.

Ma il risultato presenta un’ulteriore contraddizione. La simulazione non necessariamente indebolisce l’originale. Percorrere virtualmente gli enormi spazi di Heizer permette di comprenderne meglio proporzioni e geometrie e può finire per alimentare il desiderio di vedere il luogo reale. Nel tentativo di sottrarre City al proprio mito, il videogioco potrebbe quindi contribuire a rafforzarlo.