Louise Bourgeois, in Galleria Borghese una collezione di memorie e ricordi

Inquietudini, rapporti decostruiti, interiorità imprigionate. Louise Bourgeois e le sue sculture affollano con delicatezza gli spazi della Galleria

Sono venti le sculture di Louise Bourgeois che ne L’inconscio della memoria costellano le insuperabili sale della Galleria Borghese, i Giardini segreti e il padiglione dell’Uccelliera: si tratta inoltre, della prima mostra nel museo dedicata a un’artista contemporanea donna. Un’arte – quella della scultrice novecentesca – intrisa di ricordi e memorie, «talvolta chiusi in gabbia, per cercare di esorcizzare» – come ha introdotto all’inaugurazione del 20 giugno, la direttrice dell’istituzione romana Francesca Cappelletti – perchè, «quando non si riesce ad abbandonare il passato, è necessario averlo davanti agli occhi per capire che ce ne siamo liberati. Nel museo questo non possiamo farlo, ma possiamo dare una potenza creativa e creatrice alla sua arte».

In un luogo così denso d’arte, come la Galleria Borghese, le sculture di Louise Bourgeois innestano potente tensione tra i capolavori lì custoditi, offrendoci una concreta e complessa prospettiva sull’ esperienza emotiva umana. Metamorfosi, memoria e indagine psicologica diventano fulcro primario di un messaggio che come materia scaturisce dalle sue opere: «quello dell’appartenere a qualcuno e sentirsi a casa ma anche l’incessante idea di ricucire i sentimenti personali e rimetterli insieme» – come ha specificato Cloé Perroni, curatrice dell’esposizione. Tra «ritratti di stati psicologici o emotivi, piccole teste attraverso cui poter guardare: nella sua arte le emozioni personali diventano collettive» – ha continuato illustrando il percorso espositivo – «la storia dell’arte non è poi così fondamentale nella sua pratica», più libera e sincera.

Forme scolpite che affollano con delicatezza gli spazi della galleria, oggetti incisi e radicati nella sua memoria che per lei hanno un potente ed intimo significato, concretizzato nei lavori delle sue Cell, da intendersi sia come celle, che come cellule. Principio di vita dunque, ma anche spazio angusto e ristretto, spazio che però – secondo l’artista – non esiste, ma è semplicemente una metafora per strutturare la nostra esistenza. Un’arte che riflette – attraverso queste opere più che mai – la forte influenza di Marcel Duchamp: i due artisti hanno il medesimo intento, quello di constatare se l’estromissione di un oggetto dal proprio contesto e l’inserimento in un altro, possa in qualche modo funzionare, coesistere e abitare mondi diversi.

I ready-made duchampiani non sono sculture nel senso tradizionale del termine ma pongono una serie di problematiche sulla realtà che ci circonda: sono dentro lo spazio del mondo, ma non in uno spazio a parte, in uno spazio in cui viviamo anche noi, ed è questa la caratteristica della scultura moderna in opposizione a quella del passato. E nell’arte di Louise Bourgeois, la chiave di lettura è proprio qui: le sue sculture sono contemporanee ma passate, attuali ma cristallizzate, eterne e attuali ancora oggi.

Tra le altre opere presenti, anche il suo iconico Spider in bronzo, ode alla propria madre che apparteneva a una antica famiglia tessitrice di arazzi. Ogni sua scultura rievoca i complessi rapporti con la famiglia, da quelli travagliati con il padre a quelli malinconici con la madre, che – proprio come un ragno – «ripara e ricuce ogni strappo emotivo o sentimentale» – spiega Geraldine Leardi, altra curatrice dell’esposizione.

Attraverso la sua poetica, l’artista rende la sua sofferenza tangibile, si fa portavoce di una memoria immortale e che ancora oggi esiste e rispecchia il suo animo. Sculture che custodiscono e proteggono un’infanzia dolorosa e una vita tormentata, in quella costante «paura di cadere», che poi è diventata arte del saperlo fare, senza paura e bisogno di espiazione. «Opere catartiche» attraverso cui – come ha continuato Geraldine Leardi – «Louise Bourgeois ripulisce sé stessa, realizzando opere d’arte che necessariamente le servono, per guarire».

All images are © The Easton Foundation/Licensed by SIAE2024 and VAGA at Artists Rights Society (ARS), NY. Ph.by A.Osio.

Dal 21 giugno al 15 settembre 2024
Galleria Borghese, Roma
info: Galleria Borghese

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