Oggi al MAXXI è stato presentato lo Spazio Ghella, dedicato alla fotografia contemporanea e inaugurato dalla mostra dedicata alla produzione artistica di Ramak Fazel, nato in Iran nel 1965 e cresciuto negli Stati Uniti. Nato dalla collaborazione con Ghella, azienda italiana di primaria importanza riconosciuta a livello globale per la costruzione di grandi infrastrutture, la sala segna un cambiamento nel modo in cui il museo affronta l’immagine fotografica, spostando l’attenzione dall’opera compiuta ai suoi processi, alle tracce e alla costruzione del lavoro.
Dentro l’archivio vivo di Ramak Fazel
La mostra, dal titolo Ramak Fazel. Milan Unit 1994–2009, si presenta come un archivio vivo e pulsante, che raccoglie l’intera produzione realizzata a Milano tra il 1994 e il 2009. Una lunga permanenza nel cuore del design e dell’architettura italiana che riaffiora nello spazio come una stratificazione di immagini, appunti e tracce di lavoro. Il percorso, curato da Simona Antonacci e Maria Del Priori, riflette questa natura composita della ricerca, rinunciando a una narrazione lineare per privilegiare un’esperienza immersiva e aperta. Negativi, diapositive, stampe, pubblicazioni e materiali di lavoro si susseguono così come frammenti di un racconto più ampio, che attraversa una stagione decisiva della cultura visiva e del design, segnata dal passaggio dalla fotografia analogica alle prime aperture del digitale.

«L’archivio restituisce il panorama concreto di quegli anni, dalle immagini, ai documenti per le tasse fino proprio alle macchine fotografiche. Volevo offrire al pubblico un nuovo modo per pensare le cose, per riordinarle, leggerle e ricomporle – spiega Fazel – La mostra segue tre nuclei principali: il mio viaggio negli Stati Uniti, in cui ho attraversato tutte le capitali, dall’Indiana al Michigan; il secondo invece tocca il tema editoriale e il mio desiderio di intervenire sulla fotografia, di costruire una visione alternativa rispetto a quella che circolava allora sulle riviste; l’ultimo presenta i ritratti realizzati negli spazi domestici dei designer italiani, un accesso diretto a un mondo che mi ha permesso di costruire relazioni e conoscenze».

Osservando ogni fotografia, insieme alle scatole e ai contenitori che compongono l’archivio – entrato a far parte della collezione permanente del MAXXI nel 2025 e realizzato attraverso un processo condiviso con il pubblico – emerge la cura minuziosa con cui l’artista ha seguito ogni evento e ogni frammento della propria esperienza, trasformandoli in parte integrante del suo percorso artistico: «Questo lavoro parla di come l’Italia mi ha accolto, restando però sempre in una posizione da outsider. È una riflessione su questa condizione, su ciò che alla fine rappresenta la mia casa: uno spazio fatto di tensioni e appartenenze, tra esperienza americana e italiana, che si rispecchiano e si interrogano a vicenda».

Uno spazio creato dal dialogo tra impresa e istituzione culturale
La mostra di Fazel si inserisce così come prima pietra di un percorso che si sviluppa come estensione naturale di una relazione tra il MAXXI e Ghella che ha preso forma nel 2021 con il progetto espositivo ed editoriale Di roccia, fuochi e avventure sotterranee, presentato a Roma e successivamente al MAXXI L’Aquila nel 2022. Da quel momento il dialogo tra due realtà si è progressivamente consolidato attraverso iniziative condivise, donazioni e progetti dedicati alla fotografia contemporanea.
«L’apertura dello Spazio Ghella è il frutto di un percorso lungimirante, che rappresenta un esempio virtuoso di dialogo tra impresa e istituzione culturale – afferma Emanuela Bruni, Presidente Fondazione MAXXI – con la nascita di questo progetto il MAXXI rafforza ulteriormente il proprio impegno per la valorizzazione della fotografia contemporanea, linguaggio fondamentale per interpretare il presente e costruire memoria per il futuro». Sulla stessa linea, Enrico Ghella, Presidente e Amministratore Delegato dell’azienda, sottolinea il senso più profondo dell’iniziativa: «Siamo orgogliosi di sostenere la fotografia contemporanea al MAXXI. Lo Spazio Ghella nasce per dare alla fotografia lo spazio che merita: non come semplice documento, ma come modo di leggere il mondo e costruire memoria.»



