Cosa muove un gesto è il titolo della personale di MANI, ospitata da Visionarte a Roma e curata da Carlotta Maria Mazza e Ludovico Genone. L’esposizione, che affronta temi centrali della contemporaneità, dall’ecologia all’interdipendenza, riunisce quindici opere tra pittura e scultura, accompagnate da una performance che amplia la ricerca sviluppata dall’artista durante la recente residenza presso la Luisa Catucci Contemporary Gallery di Berlino: il pubblico è invitato a confrontarsi con un processo creativo ancora aperto. Alla base di questa ricerca vi è una riflessione profonda sull’identità come esperienza condivisa. L’artista individua nella propria origine gemellare il punto di partenza di una visione che concepisce il corpo non come entità autonoma, ma come sistema relazionale, aperto all’altro e al mondo circostante.



Una prospettiva che attraversa tutta la sua produzione e che si traduce in immagini dove i confini appaiono porosi e continuamente ridefiniti. La pratica di MANI, nome d’arte di Lorena Tiberi, si sviluppa infatti intorno all’idea di relazione. Le sue opere non nascono da una volontà di rappresentazione, ma da un dialogo continuo tra corpo e materia, tra presenza fisica e trasformazione. Il gesto pittorico diventa così un atto di ascolto prima ancora che di costruzione, una risposta a ciò che emerge dalla superficie e dai materiali stessi.



Nei dipinti le forme sembrano affiorare da un universo organico e mutevole. Colori fluidi, stratificazioni e segni si intrecciano dando vita a paesaggi interiori che evocano cellule, membrane, tessuti viventi. Non esiste una distinzione netta tra figura e sfondo, tra elemento naturale e presenza corporea: tutto appare immerso in un processo di continua metamorfosi. Lo stesso principio attraversa le sculture in terracotta smaltata, che sembrano emergere da una condizione intermedia tra organismo e struttura. Le forme non appaiono mai concluse, ma suggeriscono uno stato di crescita, adattamento e cambiamento permanente, come se la materia continuasse a trasformarsi sotto lo sguardo dello spettatore.


