In occasione della preview della Biennale Arte 2026, l’artista cinese Wallace Chan ha presentato a Venezia Vessels of Other Worlds, progetto che ritiene uno snodo importante nella sua carriera. Concepite come un dialogo tra Oriente e Occidente, tra materia e spiritualità, le mostre accompagnano il 2026, anno del settantesimo compleanno dell’artista, sviluppandosi parallelamente tra Venezia e Shanghai.
A Venezia la sede scelta è stata la Cappella di Santa Maria della Pietà, che ospita Vessels of Other Worlds. Inoltre, la Scala Contarini del Bovolo da aprile fino al 18 ottobre ha adornato la sua peculiare architettura con le installazioni in titanio della mostra Wallace Chan: Mythos, una scultura visibile dalla facciata è ispirata a Mercurio, pianeta della Via Lattea ma anche divinità mitologica del pantheon romano.

Cappella di Santa Maria della Pietà: nascita, crescita e rinascita
Nella penombra della Cappella di Santa Maria della Pietà, le sculture di Wallace Chan sembrano organismi sospesi tra reliquia sacra e forma aliena. Realizzate in titanio anodizzato — materiale che l’artista porta fino a 1700 gradi Celsius — le opere assumono colori iridescenti grazie a complessi trattamenti elettrochimici: il titanio cambia tonalità in base al voltaggio applicato e all’inserimento di materiali differenti. Un risultato tecnico che Chan ha raggiunto dopo oltre quindici anni di sperimentazione.
L’intero progetto è costruito attorno al ciclo esistenziale: nascita, crescita e rinascita. Le grandi strutture scultoree diventano “vasi” simbolici che alludono a momenti nevralgici delle fasi vitali, partendo dall’attimo in cui veniamo al mondo, passando per il momento di consapevolezza del posto che stiamo occupando fino alla catarsi e alla trasformazione in energia.


Il colore in questo funziona come una guida: nonostante appaia decorativo, diventa chiave simbolica. Il giallo associato alla nascita richiama la terra e il grembo materno; il rosso il sangue, la sofferenza e quindi la crescita; il blu, colore rarissimo da ottenere sul titanio, rappresenta invece l’integrità spirituale e la possibilità di “guardare il cielo” dopo il dolore.
L’acqua è il filo conduttore dell’intera narrazione: gocce sospese sembrano contemporaneamente cadere e ascendere, evocando, ancora una volta, il ciclo continuo della vita. Per Chan, l’acqua porta con sé i minerali della terra verso il cielo e, tornando come pioggia, riporta qualcosa del cielo sulla terra.
Le opere sono disseminate di riproduzioni di animali che assumono simbolismi precisi legati alla cultura cinese: delfini, tartarughe, cavallucci marini, pipistrelli, squali, uccelli, insetti e serpenti. Ogni creatura allude a una fase diversa dell’esistenza. Il serpente, ad esempio, richiama il tema della mutazione e della rinascita attraverso il cambio della pelle; la tartaruga la longevità; gli uccelli l’ascesa spirituale. Anche il fiore di loto nell’ultima installazione richiama la rinascita dello spirito. Petali, semi e forme che ricordano pistilli emergono dalla struttura metallica evocando il Buddha in meditazione. Il loto rappresenta il superamento della dimensione materiale e il raggiungimento di uno stato superiore di coscienza.


Tempo, memoria e trasformazione
Il tempo è un altro elemento fondamentale dell’universo di Chan. Orologi, spirali, numeri zodiacali occidentali e segni dello zodiaco cinese convivono all’interno delle opere come in un sistema cosmico condiviso. Per l’artista le culture orientali e occidentali non sono opposte, ma interconnesse: i simboli si fondono in una sorta di DNA visivo a doppia elica.
Le sculture incorporano piccoli volti riflessi, miniature nascoste dentro sfere metalliche, figure di bambini che prendono il posto delle ore di un orologio. L’essere umano appare continuamente moltiplicato, riflesso, frammentato. Gli specchi presenti nelle opere invitano lo spettatore a riconoscersi al loro interno: l’opera non è distante, ma diventa un’estensione della propria interiorità.
I volti scolpiti da Chan non appartengono a identità precise né a generi definiti. Sono espressioni sospese, immagini di uno stato mentale pacificato, vicino all’idea buddhista del nirvana. Il movimento spiraliforme che attraversa le sue opere nasce invece da una riflessione sul pensiero: secondo l’artista, il pensiero possiede una forza dinamica, quasi fisica, che si manifesta come torsione continua, come tensione interiore.

Tra Bosch, ritualità cattolica e filosofia cinese
L’immaginario di Wallace Chan intreccia riferimenti estremamente diversi. Da una parte la fascinazione per la scultura funeraria occidentale, per i rituali cattolici e per gli oli sacri utilizzati nei sacramenti; dall’altra l’influenza della filosofia taoista e buddhista. Un riferimento dell’artista è Zhuangzi, il filosofo che alla morte della madre suonò il tamburo invece di piangere, vedendo nella morte non una fine ma un passaggio verso un altro mondo.
Accanto a questi riferimenti emerge anche l’influenza dell’immaginario con creature ibride di Hieronymus Bosch.
I “vasi” che formano il trittico nella cappella veneziana sono anche il nucleo della mostra di Shanghai, dove sono stati trasformati, da strutture di massimo due metri, in monumentali strutture alte 7, 8 e 10 metri. L’installazione dedicata alla crescita è concepita per essere attraversata dal pubblico: il pavimento ruota lentamente mentre superfici specchianti creano un effetto caleidoscopico e immersivo. Non è un caso: le sue porte sono sagomate come volti umani, passare attraverso significa varcare la soglia che connette la realtà terrestre, più carnale — legata al corpo, al piacere ma anche alla sofferenza — a quella celeste, distante dai sensi.
Venezia e Shanghai: un dialogo tra mondi
L’intero progetto vive sulla relazione tra Venezia e Shanghai, due città accomunate dall’acqua, dai canali e da una storia costruita sullo scambio. Nella cappella veneziana, un live footage proveniente dallo studio di Chan a Zhuhai ha anticipato la mostra cinese, creando un dialogo continuo tra presenza fisica e immagine mediata. A Shanghai ha infatti inaugurato il 18 luglio (visitabile fino al 25 ottobre 2026) il secondo capitolo della mostra Vessels of Other Worlds presso il Long Museum (West Bund).
Per l’artista, questa distanza geografica diventa anche una metafora interiore: il rapporto tra il nostro mondo interno, il mondo esterno e “altri mondi” ancora sconosciuti. Le sculture si trasformano così in portali simbolici, aperture verso dimensioni spirituali, culturali e immaginative.

Wallace Chan: Vessels of Other Worlds
Cappella della Pietà, Venezia | 8 maggio – 18 ottobre 2026
Long Museum (West Bund), Shanghai | 18 luglio – 25 ottobre 2026
Wallace Chan: Mythos
Scala Contarini del Bovolo, Venezia | 4 aprile – 18 ottobre 2026


