Alla GNAM di Roma, la poetica del riuso di Francesca Leone

In un dialogo di ricordi e memorie, l'installazione “Zzz…desert” ci ricorda l'urgenza di ripensare all'uomo e a un tempo a cui nulla è immune

Immersa in una composizione di suoni e rumori della natura, l’installazione che Francesca Leone presenta alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea allude a un deserto onirico e immaginifico tratto da sogni lontani e ricordi passati, che attraverso un percorso di riscoperta e rinascita rievoca gli aridi paesaggi protagonisti del film del padre, il regista Sergio Leone. L’inaugurazione, a cui presenzieranno la direttrice Renata Cristina Mazzantini e Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo – partner dell’iniziativa – è prevista il 25 marzo e precede la partenza dell’artista in Giappone dove esporrà nel Padiglione Italiano all’Expo 2025 di Osaka.

Accompagnate dalla musica del compositore romano Marco Turriziani che combina il ronzio delle api con il sussurro del vento e duri rimbombi, l’insieme di sculture metalliche che compone l’opera rappresentano rocce del deserto e rose dalle tonalità vitali: saranno poi due i fiori donati alla GNAM che entreranno a far parte della collezione permanente ed esposte nel Giardino Aldovrandi del museo.

Protagonista della sua ricerca – intimista e psicoanalitica – è una materia buia, marginalizzata, dimenticata, che l’artista scolpisce, plasma, ritrova e riporta in vita restituendole luce. Attraverso una poetica del riuso, tra frammenti di una figurazione annebbiata e di un’arte che silenziosamente adagia il suo racconto su brandelli materici, Francesca Leone cerca di superare l’azione di un tempo a cui nulla è immune: un tempo ossidato e arrugginito, intriso nelle lamiere cercate con insistenza tra cantieri dismessi e luoghi abbandonati, che scalfisce la superficie delle sculture e diventa coautore dell’installazione, ponendosi come strumento di conoscenza e riflessione estetica, antidoto e cura di una quotidianità troppo spesso assente e superficiale.

Un’arte che reinterpreta il passato attraverso un linguaggio contemporaneo e che animata dalla colta coscienza ecologica di cui Leone si fa portavoce, invita a un atto rivoluzionario, quello di concedersi – nell’era della frenesia – il privilegio di avere tempo, a volte maltrattato e ferito ma fondamentale per l’uomo e per il suo stare al mondo, nel mondo.

GNAM

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