Durante la Biennale di Venezia, la laguna torna a essere quello che ciclicamente promette di essere: un organismo saturo, iperattivo, a tratti ingestibile. Tra polemiche ricorrenti, defezioni eccellenti e dichiarazioni più o meno incendiarie, la liturgia dell’inaugurazione si consuma come sempre tra aspettative altissime e un certo scetticismo di fondo. Eppure lo sappiamo la città si espande anche al di là di Giardini e Arsenale in una costellazione parallela di mostre, interventi e progetti diffusi.
Fondazioni, palazzi storici e spazi indipendenti costruiscono un itinerario alternativo, meno istituzionale ma spesso più reattivo, dove l’arte contemporanea intercetta la città reale e si misura con i suoi ritmi e il suo pubblico più imprevedibile. Ecco una selezione completa degli appuntamenti da non perdere:
Jeremy Deller, The Constant Buzz of a Drone
DOVE: Ca’ Balà (Palazzo Querini)

Un banner visibile anche a distanza trasforma i tetti di Venezia in uno spazio politico. Il lavoro riflette sui conflitti contemporanei evocando il suono costante e invisibile dei droni, un rumore che non si vede ma che segna profondamente il paesaggio contemporaneo. Deller utilizza il linguaggio diretto della comunicazione pubblica per inserire una presa di posizione netta nello spazio urbano, intercettando anche chi attraversa la città senza cercare l’arte.
Lydia Ourahmane, 5 Works
DOVE: Nicoletta Fiorucci Foundation

Un progetto costruito sul territorio, tra collaborazioni locali e materia in continua trasformazione. Le opere nascono da relazioni reali con il contesto veneziano e si sviluppano come situazioni aperte, in cui presenza e assenza, luce e materia, costruiscono uno spazio sospeso. Più che una mostra, un sistema in cui ogni elemento è in costante negoziazione.
Etnia House of Arts
DOVE: Chiesa della Misericordia

Un nuovo spazio nato dalla riqualificazione dell’ex abbazia: più che una mostra, un ambiente attivo dove entrare in contatto con i processi artistici. Il progetto si inserisce in una tendenza crescente a Venezia, quella di restituire vita a luoghi storici attraverso pratiche contemporanee, mantenendo un equilibrio tra memoria e trasformazione.
Marina Abramović, Transforming Energy
DOVE: Gallerie dell’Accademia

La performance incontra il Rinascimento veneziano in un dialogo ambizioso. Abramović mette in relazione il proprio lavoro con la storia dell’arte, costruendo un ponte tra dimensione spirituale, corpo e tradizione pittorica. Il progetto assume anche una dimensione celebrativa, segnando gli 80 anni dell’artista.
Erwin Wurm, Dreamers
DOVE: Museo Fortuny

Una grande monografica che attraversa decenni di ricerca. Tra sculture deformate, corpi alterati e oggetti quotidiani trasformati, Wurm utilizza l’umorismo come strumento critico per riflettere sulle pressioni sociali e sui modelli imposti dalla contemporaneità.
CANICULA
DOVE: Fondazione In Between

Una riflessione sul presente come “clima intollerabile”. La mostra utilizza il caldo estremo come metafora di una condizione contemporanea segnata da saturazione, crisi e tensioni diffuse, attraversando dimensioni politiche, psicologiche e ambientali.
Arthur Jafa & Richard Prince, Helter Skelter
DOVE: Fondazione Prada

Due visioni dell’America a confronto. Attraverso immagini prese dalla cultura popolare, cinema, musica e media, i due artisti costruiscono una narrazione frammentaria e critica, mettendo in luce le contraddizioni profonde dell’immaginario statunitense.
Lee Ufan
DOVE: SMAC Venice (San Marco Art Centre)

Un percorso attraverso sette decenni di lavoro essenziale. Pittura e installazione dialogano con lo spazio architettonico in modo minimale, invitando a rallentare lo sguardo e a riflettere sul rapporto tra materia, vuoto e percezione.
Shirin Neshat, Do U Dare!
DOVE: Palazzo Marin

Una trilogia video che indaga identità e rappresentazione femminile tra culture diverse. Ispirata a una figura reale, la mostra mette in tensione dimensione intima e costruzione pubblica dell’immagine, interrogando il rapporto tra individuo, società e media.


