Alla Nicoletta Fiorucci Foundation, Lydia Ourahmane costruisce 5 Works

Un progetto costruito sul territorio: Ourahmane trasforma Venezia in uno spazio instabile, dove l’opera emerge da ciò che resta in bilico tra visibile e invisibile

Lydia Ourahmane, 5 Works
dal 05 maggio al 22 novembre 2026
Opening: 05 maggio 2026
Nicoletta Fiorucci Foundation – Dorsoduro 2829, Venezia

È come una materia in continua trattativa quella che attraversa 5 Works, la mostra personale di Lydia Ourahmane alla Nicoletta Fiorucci Foundation. Più che un insieme di opere autonome, il progetto si configura come una sequenza di situazioni che mettono in relazione oggetti, persone e istituzioni, interrogando le condizioni stesse della produzione artistica.

Artista concettuale attenta alle dinamiche di spostamento, appartenenza e controllo, Ourahmane lavora da anni su sistemi che eccedono lo spazio espositivo, coinvolgendo comunità e infrastrutture reali. In questo caso, la mostra nasce da una residenza iniziata a Venezia nel gennaio 2026 e si sviluppa attraverso una rete di collaborazioni con artigiani, tecnici e organizzazioni locali, restituendo un’immagine della città lontana dalle narrazioni stereotipate legate al turismo. Molte delle opere sono infatti prodotte in situ, a partire da relazioni concrete con il territorio. Tra i soggetti coinvolti figurano realtà come Poveglia per tutti, TOCIA! Cucina e Comunità e Banco Lotto No. 10: Il Cerchio, così come istituzioni religiose e servizi urbani. In questi contesti, il lavoro prende forma attraverso negoziazioni, scambi e processi documentati che diventano parte integrante dell’opera.

Uno degli elementi centrali del progetto riguarda l’isola di Poveglia, a lungo inaccessibile e oggi al centro di un processo di riappropriazione pubblica. Per la mostra, Ourahmane ha commissionato un pontile funzionante destinato proprio all’isola, pensato per facilitarne l’accesso via acqua: un intervento che supera il piano simbolico per incidere direttamente sulla realtà.

All’interno degli spazi della fondazione, 5 Works si articola come una sequenza di ambienti in cui presenza e assenza si alternano: luci che si accendono e spengono, odori che evocano attività domestiche, accumuli di materiali industriali accostati a elementi realizzati a mano. Stampi scultorei antichi, illuminazioni ecclesiastiche e tessuti dismessi convivono con gesti tipici della pratica concettuale, tra riattivazione di oggetti trovati e tracce di processi.

Il corpo dello spettatore è chiamato a muoversi dentro questi spazi come in una scena potenziale, in cui la scala e la disposizione costruiscono una dimensione quasi performativa. Un approccio che richiama tanto la tradizione della scultura minimale quanto quella dei monumenti e degli oggetti totemici, ma che qui viene continuamente riportato a una dimensione quotidiana e politica. Al centro resta una domanda implicita: in che modo l’arte si inserisce nella realtà? Nel lavoro di Ourahmane, la risposta non è mai definitiva. Ogni elemento — materiale, sociale o simbolico — è sottoposto a una continua ridefinizione, in un equilibrio instabile tra visibile e invisibile, valore e scarto, istituzione e vita.