Al Met di New York torna il più antico frammento dell’Odissea

Datato tra il 285 e il 250 a.C., il frammento conserva versi del XX libro e tre righe assenti dalla versione dell’opera arrivata fino a noi

Ha attraversato più di ventitré secoli e, in un certo senso, anche l’Odissea che racconta non è esattamente quella che conosciamo. Il Metropolitan Museum of Art di New York ha riportato nelle sue sale un antico frammento di papiro contenente alcuni versi del poema omerico, considerato la più antica testimonianza frammentaria dell’opera risalente al primo periodo tolemaico. Dopo essere rimasto a lungo nei depositi del museo, il reperto è nuovamente visibile nella Galleria 162, dedicata all’arte greca e romana. Il piccolo documento risale a un periodo compreso approssimativamente tra il 285 e il 250 a.C. e fu realizzato in Egitto. Il testo venne tracciato sul papiro con un inchiostro a base di carbone e acqua.

Dietro la sua apparente fragilità si nasconde però un documento eccezionale per comprendere come uno dei testi fondativi della cultura occidentale sia cambiato durante i secoli della sua trasmissione. Il particolare che rende il frammento ancora più interessante riguarda infatti il suo contenuto. Il papiro conserva una porzione del XX libro dell’Odissea, ma presenta anche tre versi che non compaiono nel testo standard del poema giunto fino a noi. Non si tratta quindi semplicemente di una copia molto antica: quelle righe testimoniano materialmente l’esistenza di versioni differenti dell’opera prima della sua progressiva standardizzazione.

Dall’Egitto a New York

Il papiro fu rinvenuto nel 1902 nella necropoli di Hibeh, in Egitto, durante gli scavi condotti dagli archeologi britannici Bernard Pyne Grenfell e Arthur Surridge Hunt. Secondo la documentazione degli scavi pubblicata pochi anni dopo, il frammento si trovava tra materiali di scarto e detriti all’esterno delle mura settentrionali dell’antico insediamento. Nel 1909, attraverso una donazione dell’Egypt Exploration Fund, entrò nelle collezioni del Metropolitan Museum of Art. Oggi, dopo un lungo periodo lontano dagli occhi del pubblico, il papiro è tornato in esposizione e il suo allestimento consente ai visitatori di osservarne entrambi i lati.

Il ritorno del reperto nelle sale del Met acquista inoltre una particolare risonanza in un momento di rinnovato interesse popolare per il poema omerico, alimentato anche dalla nuova trasposizione cinematografica di Christopher Nolan. Ma il piccolo papiro racconta qualcosa che nessun adattamento moderno può restituire completamente: per secoli, l’opera stessa è stata un’opera in viaggio. Ed è forse questo l’aspetto più affascinante del reperto. Siamo abituati a pensare ai classici come testi immobili, consegnati una volta per tutte alla storia. Il frammento del Met mostra invece l’esatto contrario. Prima di diventare il poema che oggi leggiamo nelle edizioni scolastiche e nelle traduzioni moderne, l’Odissea è passata attraverso voci, memorie, varianti e copie differenti. Come Ulisse, anche la sua storia ha viaggiato. E tre righe sopravvissute su un fragile pezzo di papiro ci ricordano che, oltre duemila anni fa, quel viaggio non era ancora finito.