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	<title>Biennale di venezia - INSIDEART</title>
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	<description>Magazine di arte contemporanea e cultura</description>
	<lastBuildDate>Thu, 14 May 2026 09:13:49 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Iran alla Biennale di Venezia: “Non ci siamo mai ritirati”</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/05/14/iran-alla-biennale-di-venezia-non-ci-siamo-mai-ritirati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rebecca Grossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 09:13:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache d'arte]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[Teheran smentisce il ritiro dalla Biennale mentre proseguono le trattative per la realizzazione del Padiglione]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nonostante la <strong>61esima edizione della Biennale di Venezia</strong> abbia già aperto le sue porte al pubblico, le tensioni &#8211; culturali, politiche e diplomatiche &#8211; continuano ad attraversare l&#8217;esposizione senza accennare a diminuire. Dalle polemiche sulla presenza della <strong>Russia</strong> e di <strong>Israele</strong>, che hanno alimentato le proteste da parte di <a href="https://insideart.eu/2026/05/07/biennale-di-venezia-continuano-le-proteste-di-anga-contro-il-padiglione-israele/" type="link" id="https://insideart.eu/2026/05/07/biennale-di-venezia-continuano-le-proteste-di-anga-contro-il-padiglione-israele/"><strong>ANGA</strong></a> e delle <a href="https://insideart.eu/2026/05/06/alla-biennale-di-venezia-esplode-la-contestazione-delle-pussy-riot/" type="link" id="https://insideart.eu/2026/05/06/alla-biennale-di-venezia-esplode-la-contestazione-delle-pussy-riot/"><strong>Pussy Riot</strong></a>, fino alle mobilitazioni dei lavoratori e alle <a href="https://insideart.eu/2026/04/30/dimissioni-in-blocco-per-la-giuria-della-biennale-tensioni-a-pochi-giorni-dallapertura/" type="link" id="https://insideart.eu/2026/04/30/dimissioni-in-blocco-per-la-giuria-della-biennale-tensioni-a-pochi-giorni-dallapertura/">dimissioni della giuria,</a> il clima attorno alla manifestazione resta tutt’altro che disteso. Ora, al centro del dibattito, torna anche la questione della<a href="https://insideart.eu/2026/05/04/iran-assente-alla-biennale-di-venezia-pesa-il-clima-internazionale/" type="link" id="https://insideart.eu/2026/05/04/iran-assente-alla-biennale-di-venezia-pesa-il-clima-internazionale/"> partecipazione dell&#8217;<strong>Iran</strong></a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il direttore generale delle arti visive presso il Ministero della Cultura e della Guida Islamica iraniano <strong>Aydin Mahdizadeh Tehrani</strong>, ha infatti smentito le notizie diffuse nei giorni scorsi secondo cui l’Iran avrebbe deciso di ritirarsi dalla Biennale. Secondo quanto riportato in un articolo pubblicato dalla stessa Biennale lunedì 4 maggio, il Paese sembrava ormai fuori dalla manifestazione. Ma da Teheran è arrivata una versione molto diversa. Tehrani ha dichiarato che l’Iran “non si è mai ritirato” ufficialmente dalla Biennale e che le trattative con gli organizzatori sarebbero ancora in corso. Il funzionario ha spiegato che il governo iraniano aveva già ottenuto un accordo preliminare per partecipare all’esposizione e che, nonostante le difficoltà, il progetto del padiglione non sarebbe mai stato abbandonato.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="620" height="340" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/9511312_04210240_biennale_iran_non_partecipazione_perche_pre_apertura.jpg" alt="" class="wp-image-332250" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/9511312_04210240_biennale_iran_non_partecipazione_perche_pre_apertura.jpg 620w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/9511312_04210240_biennale_iran_non_partecipazione_perche_pre_apertura-600x329.jpg 600w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Dietro l’incertezza che ha accompagnato la vicenda ci sarebbero però questioni ben più profonde. Tehrani ha parlato apertamente dei problemi economici e logistici legati alle sanzioni internazionali contro l’Iran, agli elevati costi richiesti per l’affitto di uno spazio espositivo a Venezia e alla mancanza di una struttura culturale iraniana permanente in Italia. A complicare ulteriormente il quadro si aggiungono le tensioni geopolitiche degli ultimi mesi, segnate dal conflitto con Israele e dai rapporti sempre più delicati con gli Stati Uniti. Nonostante ciò, il Ministero della Cultura avrebbe continuato a lavorare al progetto. Il 10 maggio, secondo Tehrani, sarebbe stata inviata una lettera ufficiale agli organizzatori della Biennale nella quale l’Iran ribadiva la volontà di aprire il proprio padiglione, anche nell’eventualità in cui non fosse più possibile concorrere ai Leoni d’Oro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="577" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/biennale-venezia-1-1024x577.jpg" alt="" class="wp-image-332254" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/biennale-venezia-1-1024x577.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/biennale-venezia-1-600x338.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/biennale-venezia-1-768x432.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/biennale-venezia-1-1536x865.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/biennale-venezia-1.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">L’idea sarebbe quella di presentare “un progetto completamente nuovo e differente”, costruito attorno a tecnologie contemporanee e nuovi approcci espositivi. I dettagli restano ancora riservati, ma Tehrani ha lasciato intendere che il progetto potrebbe proseguire il suo percorso anche oltre Venezia, trasformandosi successivamente in una mostra itinerante in altre città europee. Nel frattempo, accanto alle trattative ufficiali con la Biennale, ha iniziato a prendere forma anche un progetto indipendente. Nei giorni scorsi infatti, un collettivo che rappresenta artisti e curatori iraniani, ha annunciato la nascita del <strong>Padiglione Iperstizionale dell&#8217;Iran</strong>, che presenterà la mostra con la mostra <em>Hulul: On Incarnation and Incantation</em>.  </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="567" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-14-at-10.52.48-1024x567.jpg" alt="" class="wp-image-332255" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-14-at-10.52.48-1024x567.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-14-at-10.52.48-600x332.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-14-at-10.52.48-768x425.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-14-at-10.52.48.jpg 1192w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Curata da <strong>Pouya Jafari</strong> e <strong>Nazli Jan Parvar</strong>, l’esposizione riunisce opere di artisti iraniani come <strong>Real Iran</strong>, <strong>Dast Dastan</strong>, <strong>Zendan-e Eskandar</strong>, <strong>Mogh Kouh</strong> e <strong>Dorna</strong>. Il progetto, sostenuto dall’organizzazione finlandese Perpetuum Mobile, si propone come una riflessione aperta e frammentata sull’identità iraniana contemporanea, lontana dall’idea di una rappresentazione ufficiale dello Stato. Nel comunicato stampa, il padiglione viene presentato come uno spazio in continuo mutamento, capace di far convivere memorie storiche, immaginari e narrazioni disperse della cultura iraniana. Eppure, anche in questo caso, restano molte zone d’ombra: il progetto non compare infatti nel sito ufficiale della Biennale e non è chiaro quale sia il suo reale legame con le istituzioni di Teheran.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="577" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/biennale.jpg-1-1024x577.webp" alt="" class="wp-image-332257" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/biennale.jpg-1-1024x577.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/biennale.jpg-1-600x338.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/biennale.jpg-1-768x433.webp 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/biennale.jpg-1-1536x865.webp 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/biennale.jpg-1.webp 1800w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<item>
		<title>Anche i Padiglioni si uniscono alle proteste contro la Biennale</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/05/11/anche-i-padiglioni-si-uniscono-alle-proteste-contro-la-biennale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rebecca Grossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 11:32:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache d'arte]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
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		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
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		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[Tra chiusure e sospensioni, 18 padiglioni hanno trasformato la Biennale in un terreno di protesta contro la presenza di Russia e Israele]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La presenza della <strong>Russia</strong> e di <strong>Israele</strong> all’evento ha innescato una mobilitazione che non è rimasta confinata al dibattito pubblico, ma è entrata fisicamente nel corpo stesso della Biennale. Sono diciotto i Padiglioni che hanno scelto di aderire allo sciopero, scegliendo il silenzio assoluto della chiusura o la sospensione solo parziale delle attività. All’interno di questo scenario, ogni padiglione ha costruito una propria grammatica del dissenso. </p>



<p class="wp-block-paragraph">All’<strong>Arsenale</strong>, l’installazione multisensoriale di <strong>Hagar Ophir</strong> <em>Living: Gathering in Venice</em> è stata immersa nell’oscurità. Il <strong>Padiglione Giappone</strong> è rimasto aperto, privando l&#8217;installazione delle sue componenti partecipative e sonore, riducendo l’esperienza a una forma più silenziosa e statica. L’azione dell&#8217;artista olandese <strong>Dries Verhoeven</strong> ha assunto una forte valenza simbolica. Presentatosi davanti al proprio padiglione con una bandiera palestinese e materiali di protesta affissi alla porta chiusa, ha scelto di rendere il proprio gesto visibile nello spazio pubblico della Biennale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/2ba6c699216f7f7b4bc2744cce63a1ade3eb35f2-1600x1200.jpg-1024x768.avif" alt="" class="wp-image-331848" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/2ba6c699216f7f7b4bc2744cce63a1ade3eb35f2-1600x1200.jpg-1024x768.avif 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/2ba6c699216f7f7b4bc2744cce63a1ade3eb35f2-1600x1200.jpg-600x450.avif 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/2ba6c699216f7f7b4bc2744cce63a1ade3eb35f2-1600x1200.jpg-768x576.avif 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/2ba6c699216f7f7b4bc2744cce63a1ade3eb35f2-1600x1200.jpg.avif 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"> Le sue parole hanno insistito sulla critica alla presenza israeliana all’evento, definita come una forma di “artwashing”, e sulla necessità di non normalizzare tale partecipazione all’interno di un contesto culturale internazionale. Un’altra adesione allo sciopero arriva dalla <strong>Polonia</strong>, dove il padiglione rimarrà chiuso tra le 16:00 e le 19:00. La commissaria <strong>Agnieszka Pindera</strong>, in un&#8217;intervista a <em>The Art Newspaper</em>, racconta come i curatori e gli artisti siano stati “profondamente colpiti” dalla decisione di includere Israele e Russia tra i partecipanti. Pindera aggiunge anche una riflessione sul sistema della Biennale, definendolo un &#8220;sistema non sostenibile&#8221;, auspicando che lo sciopero possa influenzare le regole future dell’istituzione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Altri padiglioni hanno scelto invece il silenzio totale. Il <strong>Padiglione dell’Austria</strong> ha interrotto l’accesso ai visitatori, sottraendosi del tutto alla fruizione pubblica per tutta la durata dell’azione. Una linea simile è stata adottata anche da <strong>Nabil Nahas</strong>, artista che rappresenta il <strong>Libano</strong>, il quale ha chiuso il padiglione senza però svuotarlo del tutto. All’interno dello spazio restano infatti materiali legati alla protesta, tra cui poster e interventi testuali. Uno di questi recita: “Siamo con la Palestina perché ormai sappiamo che la distruzione della Palestina è la distruzione del mondo”, trasformando così il padiglione in un luogo di enunciazione più che di esposizione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="663" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/09pol2f01-artisti-padiglione-dellaustria-in-serrata-ai-giardini-ansa.jpg-1024x663.avif" alt="" class="wp-image-331849" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/09pol2f01-artisti-padiglione-dellaustria-in-serrata-ai-giardini-ansa.jpg-1024x663.avif 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/09pol2f01-artisti-padiglione-dellaustria-in-serrata-ai-giardini-ansa.jpg-600x389.avif 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/09pol2f01-artisti-padiglione-dellaustria-in-serrata-ai-giardini-ansa.jpg-768x498.avif 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/09pol2f01-artisti-padiglione-dellaustria-in-serrata-ai-giardini-ansa.jpg.avif 1170w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">In una direzione diversa ma altrettanto simbolica si colloca il gesto di <strong>Armen Agop</strong>, artista che rappresenta il <strong>Padiglione Egitto,</strong> che ha deciso di chiudere lo spazio solo per un’ora, trasformando la sospensione in un atto quasi rituale. Il suo approccio alla manifestazione è esplicitamente filosofico, coerente con il progetto espositivo <em>Silence Pavilion: Between the Tangible and the Intangible</em>, in cui riflette sulla necessità di spostare lo sguardo verso ciò che non è immediatamente visibile. Agop, che ha parlato con emozione anche dell’esperienza della sua famiglia legata al genocidio armeno, insiste sull’importanza di “ascoltare la voce interiore, l’istinto, l’esperienza umana” come strumenti per affrontare le domande più urgenti del presente. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/Armen-1140--1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-331850" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/Armen-1140--1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/Armen-1140--600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/Armen-1140--768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/Armen-1140-.jpg 1140w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Tutte le iniziative si inseriscono in un percorso già avviato nei mesi precedenti, che sembra quasi anticipare e dare fondamento a ciò che oggi accade nei padiglioni. Al centro di questa traiettoria si colloca la visione portata avanti da ANGA: l’idea che la Biennale non sia soltanto un evento espositivo, ma un organismo complesso, chiamato a interrogare le proprie responsabilità e a ripensarsi come possibile spazio etico. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In risposta, in una nota pubblicata dall&#8217;ufficio stampa dell&#8217;istituzione, la Biennale sottolinea che le proteste “non coinvolgono il personale o l’organizzazione” e ribadisce il rispetto delle norme vigenti, insieme all’impegno a garantire il regolare svolgimento dell’evento, nel rispetto della libertà di espressione e del pluralismo delle opinioni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="716" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/ANGA-DIRECT-ACTION-6-MAY-26-BANNER-2-1-1024x716.jpeg" alt="" class="wp-image-331851" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/ANGA-DIRECT-ACTION-6-MAY-26-BANNER-2-1-1024x716.jpeg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/ANGA-DIRECT-ACTION-6-MAY-26-BANNER-2-1-600x419.jpeg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/ANGA-DIRECT-ACTION-6-MAY-26-BANNER-2-1-768x537.jpeg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/ANGA-DIRECT-ACTION-6-MAY-26-BANNER-2-1.jpeg 1313w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<item>
		<title>Ecco quali sono i Padiglioni da non perdere alla Biennale di Venezia</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/05/06/ecco-quali-sono-i-padiglioni-da-non-perdere-alla-biennale-di-venezia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rebecca Grossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 14:45:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Focus on]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Biennale di venezia]]></category>
		<category><![CDATA[padiglioni]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalle performance alle installazioni video, dalle urla al silenzio contemplativo, ecco i Padiglioni più interessanti di questa edizione]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">&#8220;È arrivato il momento di ascoltare le tonalità minori&#8221;: così si chiude il testo scritto da <strong>Koyo Kouoh</strong>, curatrice della Biennale. Nonostante la sua scomparsa prematura, la sua visione resta il filo conduttore di questa edizione, che prende forma attorno a un’idea precisa: dare spazio a ciò che non si impone, ma insiste nel tempo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella musica le tonalità minori costruiscono profondità e complessità emotiva, restando spesso sullo sfondo mentre definiscono l’intera composizione. Allo stesso modo, la curatrice immaginava una Biennale fatta di armonie laterali, di voci che resistono alla confusione del presente e di forme di bellezza che nascono proprio dentro le fratture. In questa sinfonia diretta da Kouoh, alcuni Padiglioni emergono come note sensibili, che valgono la pena di essere ascoltate. </p>



<h2 class="wp-block-heading">IT NEVER SSST, Padiglione Belgio</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto, ideato da <strong>Miet Warlop</strong> e curato da <strong>Caroline Dumanlin</strong>, incarna perfettamente la tensione sottocutanea tra fragilità e resistenza. All&#8217;interno del Padiglione prenderà forma ogni giorno quella che viene descritta dall&#8217;artista stessa una &#8220;scultura vivente e sonora&#8221;, un&#8217;esperienza immersiva che coinvolgerà direttamente i visitatori. Al centro della performance si impone il ritmo frenetico della vita contemporanea, tradotto in azioni e coreografie affidate a tre cheerleader, i cui gesti oscillano tra precisione e sfinimento, trasformando lo spazio in una macchina scenica in continua tensione. I loro corpi diventano così strumenti del linguaggio, dando vita ad un rituale che simboleggia la resistenza all&#8217;immobilità e il bisogno di relazionarsi in una società sempre più isolata. Ad amplificare questa tensione interviene la colonna sonora realizzata dall&#8217;etichetta <strong>DEEWEE</strong>, che intreccia sonorità elettroniche e pulsazione fisica.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/miet-warlop-2C-studio-tryout-28cheerleader-29-c-reinout-hiel-1024x683.jpeg" alt="" class="wp-image-331357" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/miet-warlop-2C-studio-tryout-28cheerleader-29-c-reinout-hiel-1024x683.jpeg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/miet-warlop-2C-studio-tryout-28cheerleader-29-c-reinout-hiel-600x400.jpeg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/miet-warlop-2C-studio-tryout-28cheerleader-29-c-reinout-hiel-768x512.jpeg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/miet-warlop-2C-studio-tryout-28cheerleader-29-c-reinout-hiel-1536x1024.jpeg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/miet-warlop-2C-studio-tryout-28cheerleader-29-c-reinout-hiel.jpeg 1800w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Miet Warlop, Studio Tryout (Cheerleader) (© Reinout Hiel)</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Things to Come, Padiglione Danimarca</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Curato da <strong>Chus Martínez </strong>e ideato dell’artista <strong><strong>Maja Malou Lyse</strong></strong> prende il titolo dal film di fantascienza del 1936 ispirato a H. G. Wells, e lo riporta nel presente per indagare un punto di contatto sempre più stretto tra scienza, immaginario e pornografia, in un’epoca in cui le immagini non sono più soltanto rappresentazioni ma forze che agiscono sul corpo e sulla realtà. A partire da ricerche scientifiche recenti sugli effetti degli stimoli sessuali virtuali e sul declino globale della fertilità maschile, il padiglione riflette su un presente in cui tecnologia e media si comportano insieme come minaccia e possibilità, mentre desiderio, riproduzione e relazioni vengono profondamente ridefiniti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Realizzato con&nbsp;Common Accounts&nbsp;e il collettivo&nbsp;DIS, il progetto si presenta come una grande installazione video immersiva in cui immaginario erotico, linguaggio scientifico e narrazione speculativa si sovrappongono fino a dissolvere i confini tra naturale e artificiale. Il risultato è una visione sospesa e quasi elegiaca, in cui la pornografia e la riproduzione appaiono come residui di un sistema in trasformazione: non tanto uno sguardo sul futuro del sesso, quanto un suo attraversamento al limite, come se il padiglione abitasse l’istante in cui un mondo smette di essere pienamente riconoscibile e inizia a scomparire.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="650" height="459" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/Installation-Images-Danish-Pavilion-2026_ph-Ugo-Carmeni-30-1.jpg.webp" alt="" class="wp-image-331362" style="width:840px;height:auto" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/Installation-Images-Danish-Pavilion-2026_ph-Ugo-Carmeni-30-1.jpg.webp 650w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/Installation-Images-Danish-Pavilion-2026_ph-Ugo-Carmeni-30-1.jpg-600x424.webp 600w" sizes="auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px" /><figcaption class="wp-element-caption"> Photo: Ugo Carmeni</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Escape Room, Padiglione Grecia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con questo progetto, <strong>Andreas Angelidakis</strong> costruisce un ambiente che invita il visitatore a mettere in discussione il rapporto tra spazio, memoria e identità. L’architettura del padiglione si trasforma in un paesaggio instabile, fatto di elementi che richiamano l’antichità ma che si presentano in forma inattesa: grandi strutture morbide, quasi ludiche, che possono essere attraversate e riabitate. Le sue celebri “rovine soffici” smettono di essere oggetti da contemplare e diventano esperienze fisiche, suggerendo un’idea di passato che non è mai definitivo, ma continuamente rielaborato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attraverso un percorso fatto di frammenti e rimandi, emergono tracce della storia politica greca ed europea del Novecento, in cui costruzione nazionale e creazione del mito si intrecciano fino a confondersi. In questo spazio, la verità non si presenta come qualcosa di stabile, ma come una narrazione in continua trasformazione, prodotta e performata. In sintonia con <em>In Minor Keys</em>, il progetto lavora su una tonalità discreta ma persistente, mostrando come anche la storia, apparentemente solida, possa incrinarsi e aprire nuove possibilità di lettura.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/image-171.jpg" alt="" class="wp-image-331385" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/image-171.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/image-171-600x450.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/image-171-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Grass Babies, Moon Babies, Padiglione Giappone</h2>



<p class="wp-block-paragraph">A partire dalla propria esperienza di artista e genitore queer, <strong>Ei Arakawa-Nash</strong> &#8211; insieme alle curatrici <strong>Lisa Horikawa</strong> e <strong>Mizuki Takahashi</strong> &#8211; immagina un percorso che si configura come uno spazio condiviso, aperto a forme di interazione e di cura. Il padiglione invita i visitatori a prendere in braccio una delle numerose bambole disseminate nello spazio e a muoversi con esse all&#8217;interno dello spazio, accompagnati dalle voci dei figli gemelli dell’artista. Intorno, una costellazione di schermi alterna immagini d’archivio e produzioni contemporanee che mettono in discussione l’idea di un’identità giapponese compatta, restituendone invece una natura plurale e diasporica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo ambiente, ogni gesto assume un valore simbolico: le bambole che osservano gli schermi sembrano custodire una memoria in divenire, mentre il pubblico è chiamato a partecipare attivamente, fino a compiere un atto intimo e concreto come cambiare loro i pannolini. Da questo gesto prende forma un rituale che, attraverso un codice QR, restituisce a ciascun partecipante una poesia unica, legata a date che intrecciano la &#8220;data di nascita&#8221; di ogni bambola ad eventi storici del Novecento. Ne emerge una riflessione delicata ma incisiva su cosa significhi prendersi cura del futuro: non solo proteggere, ma anche assumersi la responsabilità delle fratture del presente, in un processo continuo di riparazione e trasformazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="732" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/06-VBAN05-2048x1463-1-1024x732.jpg" alt="" class="wp-image-331417" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/06-VBAN05-2048x1463-1-1024x732.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/06-VBAN05-2048x1463-1-600x429.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/06-VBAN05-2048x1463-1-768x549.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/06-VBAN05-2048x1463-1-1536x1098.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/06-VBAN05-2048x1463-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;orecchio è l&#8217;occhio dell&#8217;anima, Padiglione Santa Sede</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Immerso nel silenzio del <strong>Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi </strong>e negli spazi del <strong>Complesso di Santa Maria Ausiliatrice</strong>, luogo segnato da continui interventi di restauro, il padiglione sceglie di sottrarsi al ritmo frenetico della mostra per affidarsi a una dimensione più lenta, in cui l’ascolto diventa strumento di consapevolezza. I curatori <strong>Hans Ulrich Obrist</strong> e <strong>Ben Vickers</strong> costruiscono il progetto a partire dalla figura di Ildegarda di Bingen &#8211; monaca, compositrice e teologa &#8211; che concepiva il suono come una forma di conoscenza capace di mettere in relazione il corpo con il mondo, il micro con il macrocosmo. In questo contesto, il padiglione si configura come uno spazio di risonanza più che di esposizione, dove l’esperienza si costruisce attraverso vibrazioni, pause e attraversamenti sensibili, invitando il visitatore a una forma di attenzione più profonda e dilatata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel giardino, artisti, musicisti e poeti contemporanei &#8211; tra cui <strong>Brian Eno</strong>, <strong>Patti Smith</strong>, <strong>Meredith Monk</strong> e <strong>Caterina Barbieri</strong> &#8211; si confrontano con il suo immaginario attraverso opere sonore fruibili in modo intimo, tramite cuffie, mentre l’intervento di <strong>Soundwalk Collective</strong> registra e restituisce in tempo reale le vibrazioni dello spazio, rendendo ancora più sottile il confine tra ambiente e opera. All&#8217;interno del Complesso, Qui il padiglione assume la forma di uno <em>scriptorium</em> contemporaneo, ispirato agli antichi luoghi monastici dedicati alla copia e alla trasmissione dei testi: un ambiente pensato non tanto per contemplare, quanto per raccogliere e far circolare conoscenza.</p>



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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="750" height="422" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422.jpeg" alt="" class="wp-image-331425" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422.jpeg 750w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422-600x338.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 750px) 100vw, 750px" /></figure>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/Gli-olivi-dentro-il-giardino-mistico-ph.-Lavinia-Martini-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-331426" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/Gli-olivi-dentro-il-giardino-mistico-ph.-Lavinia-Martini-1024x576.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/Gli-olivi-dentro-il-giardino-mistico-ph.-Lavinia-Martini-600x338.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/Gli-olivi-dentro-il-giardino-mistico-ph.-Lavinia-Martini-768x432.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/Gli-olivi-dentro-il-giardino-mistico-ph.-Lavinia-Martini.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">The Fortress, Padiglione Paesi Bassi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;artista <strong>Dries Verhoeven</strong> e la curatrice <strong>Rieke Vos</strong> hanno scelto di mettere in scena il sentimento di autoconservazione, che riflette la grande incertezza geopolitica che sta attraversando il mondo. Verhoeven trasforma l&#8217;architettura del Padiglione, progettato da <strong>Gerrit Rietveld</strong> e simbolo di fiducia verso il futuro, in una fortezza isolata dal resto del mondo. In questo modo, artista e curatrice prendono le distanze dall&#8217;ordine percepito come passatista, proponendo una serie di performance in cui i corpi degli attori diventano veicolo diretto di tensione. Le loro grida gutturali e suoni disturbanti, danno così forma a un paesaggio sonoro che restituisce il senso di disordine che attraversa la società contemporanea e la tenacia con cui gli individui &#8211; e le istituzioni come la Biennale &#8211; si aggrappano ai valori del passato. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="700" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/the-fortress-2026-dries-verhoeven-dutch-pavilion-photo-by-willem-popelier-4.jpg-1024x700.webp" alt="" class="wp-image-331430" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/the-fortress-2026-dries-verhoeven-dutch-pavilion-photo-by-willem-popelier-4.jpg-1024x700.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/the-fortress-2026-dries-verhoeven-dutch-pavilion-photo-by-willem-popelier-4.jpg-600x410.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/the-fortress-2026-dries-verhoeven-dutch-pavilion-photo-by-willem-popelier-4.jpg-768x525.webp 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/the-fortress-2026-dries-verhoeven-dutch-pavilion-photo-by-willem-popelier-4.jpg.webp 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">The Fortress 2026 Dries Verhoeven Dutch Pavilion Photo by Willem Popelier</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Inter-Reality, Padiglione Cile</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ideato da Norton Maza e curata da <strong>Dermis León</strong> e<strong> Marisa Caichiolo</strong>, l&#8217;installazione si presenta come un’esperienza immersiva e multisensoriale che mette in relazione pubblici diversi e forme di conoscenza eterogenee, aprendo uno spazio di riflessione sulle nozioni di verità e convivenza. L’opera si accorda alla visione curatoriale di Koyo Kouoh, muovendosi in una tensione continua tra imponenza e dimensione poetica, tra ciò che appare stabile e ciò che invece si frantuma e si ricompone. Il reale viene attraversato come una materia instabile, moltiplicata in punti di vista diversi e filtrata attraverso dispositivi di illusione e simulazione che diventano strumenti percettivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’installazione si costruisce come uno scenario partecipato, in cui l’immagine prende forma attraverso letture plurali e azioni situate nello spazio. Gli elementi che la compongono &#8211; una struttura architettonica incagliata su una massa rocciosa, i diorami al suo interno, la figura umana, la scaletta d’imbarco, il casco da pilota, il falco e un sistema di trasmissione energetica &#8211; funzionano come soglie simboliche che attivano memoria, senso di responsabilità e interrogazione su potere, verità e libertà. In questo intreccio, il lavoro affronta temi globali &#8211; come migrazione, crisi ecologica, disinformazione e tensioni politiche &#8211; da una prospettiva radicata nel <strong>Sud America</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/pavilion-of-chile-biennale-arte-2026-courtesy-of-norton-maza1-1200x800-1.jpg-1024x683.webp" alt="" class="wp-image-331441" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/pavilion-of-chile-biennale-arte-2026-courtesy-of-norton-maza1-1200x800-1.jpg-1024x683.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/pavilion-of-chile-biennale-arte-2026-courtesy-of-norton-maza1-1200x800-1.jpg-600x400.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/pavilion-of-chile-biennale-arte-2026-courtesy-of-norton-maza1-1200x800-1.jpg-768x512.webp 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/05/pavilion-of-chile-biennale-arte-2026-courtesy-of-norton-maza1-1200x800-1.jpg.webp 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Pavilion of Chile, Biennale Arte 2026, courtesy of Norton Maza</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Iran assente alla Biennale di Venezia, pesa il clima internazionale</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/05/04/iran-assente-alla-biennale-di-venezia-pesa-il-clima-internazionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Irene Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 12:10:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache d'arte]]></category>
		<category><![CDATA[assenza]]></category>
		<category><![CDATA[Biennale di venezia]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://insideart.eu/?p=331062</guid>

					<description><![CDATA[Il ritiro dello stato sovrano diventa il segno di un equilibrio sempre più fragile che a pochi giorni dall'apertura ridisegna la geografia culturale della rassegna]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ufficiale la comunicazione da parte della <strong>Biennale di Venezia 2026 </strong>che ha confermato ciò che da molto tempo si vociferava, ovvero che l’<strong>Iran</strong> non parteciperà alla rassegna, segnando uno dei casi più emblematici del clima di tensione che accompagna l’apertura della manifestazione. La lista ufficiale di Paesi partecipanti comprende ad oggi <strong>100 partecipazioni nazionali</strong>, con la recente aggiunta circa un mese fa della Repubblica Unita della Tanzania e la Repubblica delle Seychelles. La partecipazione di <strong>Teheran </strong>era inizialmente prevista nell’elenco ufficiale, ma negli ultimi mesi si erano moltiplicati i segnali di incertezza, fino all&#8217;ultimissima definitiva decisione di non prendere più parte all’esposizione. Già nelle settimane precedenti, fonti vicine alle istituzioni culturali iraniane avevano lasciato intendere che la partecipazione fosse “non confermata alla luce degli eventi recenti”, <a href="https://insideart.eu/2026/04/29/chalisee-naamani-e-la-storia-da-indossare/" type="link" id="https://insideart.eu/2026/04/29/chalisee-naamani-e-la-storia-da-indossare/">in un contesto segnato da forti tensioni interne e internazionali</a>. La Biennale stessa, aggiornando le informazioni ufficiali, ha chiarito di non aver ricevuto comunicazioni definitive dal commissario iraniano, sancendo di fatto l’assenza del Paese. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La rinuncia si inserisce in un quadro già complesso. L’edizione 2026, intitolata <em>In Minor Keys</em> e in programma dal<strong> 9 maggio al 22 novembre</strong>, <a href="https://insideart.eu/2026/04/30/biennale-di-venezia-uno-scontro-tra-arte-politica-e-ragion-di-stato/" type="link" id="https://insideart.eu/2026/04/30/biennale-di-venezia-uno-scontro-tra-arte-politica-e-ragion-di-stato/">è attraversata da polemiche legate alla partecipazione di Paesi coinvolti in conflitti</a>, come <strong>Russia</strong>, <strong>Israele</strong> e lo stesso<strong> Iran</strong>. Controlli ministeriali, tensioni politiche e divisioni nel mondo dell’arte hanno contribuito a rendere la vigilia particolarmente turbolenta. In questo scenario, l’assenza iraniana non è un episodio isolato ma parte di una più ampia ridefinizione degli equilibri culturali internazionali. La Biennale, tradizionalmente luogo di dialogo e confronto, si trova oggi a riflettere le fratture geopolitiche globali, trasformandosi in uno specchio delle crisi contemporanee più che in uno spazio neutrale. Il risultato è un’edizione segnata da vuoti e presenze controverse, dove anche le scelte artistiche finiscono inevitabilmente per intrecciarsi con la politica internazionale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Biennale di Venezia 2026, una giuria tutta al femminile</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/04/23/biennale-di-venezia-2026-una-giuria-tutta-al-femminile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rebecca Grossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 09:02:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache d'arte]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Biennale di venezia]]></category>
		<category><![CDATA[Elvira Dyangani Ose]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanna Zapperi]]></category>
		<category><![CDATA[giuria biennale di venezia]]></category>
		<category><![CDATA[Marta Kuzma]]></category>
		<category><![CDATA[Solange Oliveira Farkas]]></category>
		<category><![CDATA[Zoe Butt]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://insideart.eu/?p=329979</guid>

					<description><![CDATA[Sono Solange Oliveira Farkas, Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi i membri della giuria nominata dal Cda della Biennale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ieri, mercoledì 22 aprile, sono stati annunciati i nomi della giuria della <strong>61esima edizione della Biennale di Venezia</strong>. La scelta, affidata al <strong>Consiglio dell&#8217;amministrazione della Fondazione</strong> sulla base di suggerimenti lasciati dalla curatrice <strong>Koyo Kouoh</strong>, <a href="https://insideart.eu/2025/05/10/addio-a-koyo-kouoh-muore-improvvisamente-la-curatrice-della-biennale/" type="link" id="https://insideart.eu/2025/05/10/addio-a-koyo-kouoh-muore-improvvisamente-la-curatrice-della-biennale/">scomparsa prematuramente l&#8217;anno scorso</a>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A loro spetterà il compito di individuare le voci più significative di <em>In Minor Keys</em>, assegnando i riconoscimenti ufficiali: i <strong>Leoni d’oro</strong> per la miglior Partecipazione Nazionale e per il miglior artista dell’Esposizione Internazionale, oltre al <strong>Leone d’argento</strong> destinato a una figura emergente. I vincitori saranno svelati durante la cerimonia di premiazione del 9 maggio, un momento che potrebbe riservare ulteriori segnalazioni speciali, sia per le Partecipazioni Nazionali sia per gli artisti in mostra. A guidare la nuova giuria sarà <strong>Solange Oliveira Farkas</strong>, figura curatoriale centrale nella scena artistica brasiliana e internazionale. Particolarmente sensibile ai linguaggi video e alla narrazione di prospettive orientali, ha fondato dell’<strong>Associação Cultural Videobrasil</strong>, dedicando maggior parte della sua carriera alla sua direzione riscrivendo in modo decisivo i circuiti dell&#8217;arte contemporanea. Ha inoltre diretto il <strong>Museu de Arte Moderna da Bahia</strong> e curato numerosi progetti espositivi in contesti internazionali.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="650" height="434" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/solangefarkas__aleruaro_jpg.jpg" alt="" class="wp-image-330001" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/solangefarkas__aleruaro_jpg.jpg 650w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/solangefarkas__aleruaro_jpg-600x401.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px" /><figcaption class="wp-element-caption">Solange Oliveira Farkas</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"> Accanto a lei, <strong>Zoe Butt</strong> porta un’esperienza che si muove tra ricerca, scrittura e curatela, con sguardo rivolto in particolare alle comunità artistiche del Sud-est asiatico. Dopo diverse esperienze tra Vietnam, Cina e Australia, nel 2022 ha fondato l&#8217;<strong>in-tangible institute</strong>, una piattaforma dedicata alla costruzione e al sostegno di infrastrutture culturali locali. Più recentemente è stata nominata direttrice artistica di <em>deCentral</em>, progetto che aprirà in <strong>Thailandia</strong> nel <strong>2027</strong>. <strong>Elvira Dyangani Ose</strong> rappresenta un’altra voce di grande peso nel panorama curatoriale contemporaneo: ha diretto il <strong>MACBA di Barcellona</strong> fino a quest&#8217;anno, dopo una carriera costellata di esperienze in istituzioni di primo piano a livello internazionale, tra cui la <strong>Tate Modern</strong> e <strong>Creative Time</strong>.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="640" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/Zoe_Butt_Thumb-1-1024x640.jpg" alt="" class="wp-image-330002" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/Zoe_Butt_Thumb-1-1024x640.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/Zoe_Butt_Thumb-1-600x375.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/Zoe_Butt_Thumb-1-768x480.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/Zoe_Butt_Thumb-1.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Zoe Butt</figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="750" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/IMG2021111214265830_1000.jpeg" alt="" class="wp-image-330003" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/IMG2021111214265830_1000.jpeg 1000w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/IMG2021111214265830_1000-600x450.jpeg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/IMG2021111214265830_1000-768x576.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption class="wp-element-caption">Elvira Dyangani Ose</figcaption></figure>
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</div>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Marta Kuzma</strong>, storica dell’arte e docente alla <strong>Yale School of Art</strong>, di cui è stata anche preside. Nel corso della sua carriera ha guidato importanti realtà artistiche in Europa, tra cui il <strong>Royal Institute of Art</strong> di <strong>Stoccolma</strong> e l’<strong>Office for Contemporary Art</strong> in <strong>Norvegia</strong>, ed è stata coinvolta in appuntamenti internazionali come <strong>Documenta 13</strong> e <strong>Manifesta 5</strong>. Parallelamente all’attività curatoriale e accademica, ha sviluppato una produzione di ricerca e progetti espositivi, tra cui il recente <em>Faktura 10</em>, dedicato al racconto della guerra in Ucraina. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="615" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/nwsbox-1024x615.jpeg" alt="" class="wp-image-330004" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/nwsbox-1024x615.jpeg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/nwsbox-600x360.jpeg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/nwsbox-768x461.jpeg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/nwsbox.jpeg 1333w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">A completare il gruppo è <strong>Giovanna Zapperi</strong>, storica dell&#8217;arte e docente all&#8217;<strong>Università di Ginevra</strong>. Il suo lavoro offre uno sguardo critico radicato negli studi femministi e nella riflessione sul rapporto tra corpo, genere e immagini. La donna ha così costruito una solida produzione teorica affiancata da importanti progetti espositivi, tra cui <em>Defiant Muses</em> al <strong>Museo Reina Sofía</strong>, contribuendo a ridefinire il discorso sull’arte contemporanea in chiave inclusiva e critica.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="940" height="703" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/giovanna-zapperi-940x703-1.jpg" alt="" class="wp-image-330007" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/giovanna-zapperi-940x703-1.jpg 940w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/giovanna-zapperi-940x703-1-600x449.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/giovanna-zapperi-940x703-1-768x574.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 940px) 100vw, 940px" /></figure>
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			</item>
		<item>
		<title>Russia alla Biennale, il governo finlandese è pronto a ritirarsi</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/04/20/russia-alla-biennale-il-governo-finlandese-e-pronto-a-ritirarsi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rebecca Grossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 09:41:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache d'arte]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[biennale 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Biennale di venezia]]></category>
		<category><![CDATA[finlandia]]></category>
		<category><![CDATA[Padiglione Russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[La decisione si inserisce in un contesto sempre più teso, segnato dalle divisioni in Europa sul ritorno della Russia in una delle principali manifestazioni artistiche internazionali]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Con l’avvicinarsi dell’inaugurazione, la <strong>Biennale di Venezia</strong> torna al centro di un acceso dibattito politico. <span style="font-size: revert; white-space: normal;">A riaccendere la discussione è la posizione assunta dalla <strong>Finlandia</strong>: la leadership politica del paese ha infatti annunciato che non prenderà parte all’evento se il <strong><a href="https://insideart.eu/2026/03/04/biennale-di-venezia-la-russia-riapre-il-padiglione-nazionale/" type="link" id="https://insideart.eu/2026/03/04/biennale-di-venezia-la-russia-riapre-il-padiglione-nazionale/">Padiglione della Russia</a></strong> verrà aperto al pubblico come previsto</span><span style="font-size: revert;">. Una decisione che si inserisce in un clima europeo sempre più critico verso il ritorno della Nazione nelle grandi esposizioni internazionali.</span></p>



<p class="wp-block-paragraph">La dichiarazione ufficiale rilasciata dal Ministero della Cultura e dell&#8217;Istruzione finlandese chiarisce la posizione del governo: la Russia non dovrebbe essere ammessa alla partecipazione finché prosegue il conflitto contro l’<strong>Ucraina</strong>. Nello stesso contesto, la ministra della Scienza e della Cultura, <strong>Mari-Leena Talvitie</strong>, ha precisato che una parte dei funzionari pubblici della Nazione sarà comunque presente alla Biennale, per mostrare supporto agli artisti e alla scena culturale finlandese. Più che un’assenza totale, si tratta quindi di un gesto dal forte valore simbolico, che si inserisce nella crescente pressione esercitata sull’istituzione veneziana, mentre la Russia si prepara a tornare per la prima volta dal <strong>2022</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="900" height="600" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/Pavilion_of_Finland_4_Photo_by_Ugo_Carmeni.jpg" alt="" class="wp-image-329683" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/Pavilion_of_Finland_4_Photo_by_Ugo_Carmeni.jpg 900w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/Pavilion_of_Finland_4_Photo_by_Ugo_Carmeni-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/Pavilion_of_Finland_4_Photo_by_Ugo_Carmeni-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><section class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto scroll-mt-(--header-height)" dir="auto" data-turn-id="74853a43-97a9-4300-9105-04a5ad796dab" data-testid="conversation-turn-19" data-scroll-anchor="false" data-turn="user" style="white-space: normal;"><div class="text-base my-auto mx-auto pt-12 [--thread-content-margin:var(--thread-content-margin-xs,calc(var(--spacing)*4))] @w-sm/main:[--thread-content-margin:var(--thread-content-margin-sm,calc(var(--spacing)*6))] @w-lg/main:[--thread-content-margin:var(--thread-content-margin-lg,calc(var(--spacing)*16))] px-(--thread-content-margin)"><div class="[--thread-content-max-width:40rem] @w-lg/main:[--thread-content-max-width:48rem] mx-auto max-w-(--thread-content-max-width) flex-1 group/turn-messages focus-visible:outline-hidden relative flex w-full min-w-0 flex-col"><div class="flex max-w-full flex-col gap-4 grow"><div data-message-author-role="user" data-message-id="74853a43-97a9-4300-9105-04a5ad796dab" dir="auto" class="min-h-8 text-message relative flex w-full flex-col items-end gap-2 text-start break-words whitespace-normal outline-none keyboard-focused:focus-ring [.text-message+&amp;]:mt-1"><div class="flex w-full flex-col gap-1 empty:hidden items-end rtl:items-start"><div class="user-message-bubble-color corner-superellipse/0.98 relative min-w-0 rounded-[22px] px-4 py-2.5 leading-6 max-w-(--user-chat-width,70%)"><div class="[overflow-wrap:anywhere] whitespace-pre-wrap"></div></div></div></div></div><div class="z-0 flex justify-end"></div></div></div></section></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il malcontento europeo si era già manifestato lo scorso marzo, quando <a href="https://insideart.eu/2026/03/11/il-caso-russia-alla-biennale-di-venezia-divide-leuropa/" type="link" id="https://insideart.eu/2026/03/11/il-caso-russia-alla-biennale-di-venezia-divide-leuropa/">ventidue ministri europei hanno firmato una lettera</a> in cui la presenza della Nazione veniva definita come &#8220;profondamente inquietante&#8221;, poiché si temeva che il Padiglione &#8211; celato sotto l&#8217;apparenza di un semplice progetto artistico &#8211; venisse in realtà utilizzato come un veicolo di comunicazione politica. Alla lettera si è poi aggiunta un&#8217;ulteriore <a href="https://insideart.eu/2026/04/13/la-commissione-europea-sempre-piu-verso-lo-stop-ai-fondi-per-la-biennale/" type="link" id="https://insideart.eu/2026/04/13/la-commissione-europea-sempre-piu-verso-lo-stop-ai-fondi-per-la-biennale/">pressione da parte della <strong>Commissione Europea</strong></a>, che ha minacciato di riconsiderare il sostegno finanziario alla manifestazione &#8211; pari a due milioni di euro &#8211; nel caso in cui non vengano chiariti i dubbi legati alla possibile violazione delle sanzioni dell&#8217;UE nei confronti della Russia.  </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="750" height="500" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/news-save-the-datex750.jpeg" alt="" class="wp-image-329682" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/news-save-the-datex750.jpeg 750w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/news-save-the-datex750-600x400.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 750px) 100vw, 750px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">In risposta, gli organizzatori della Biennale hanno difeso la propria posizione in una dichiarazione ufficiale, definendo l&#8217;istituzione come neutrale, aperta alle candidature provenienti da qualsiasi paese riconosciuto in Italia e di rifiutare qualsiasi forma di esclusione o censura nei confronti dell’arte. Una presa di posizione che riapre una questione centrale nel mondo dell’arte: se sia davvero possibile, e soprattutto legittimo, mantenere una neutralità assoluta nel contesto delle grandi esposizioni internazionali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sullo sfondo delle tensioni che attraversano paesi come <strong>Russia</strong>, <strong>Israele</strong>, <strong>Iran</strong> e <strong>Stati Uniti</strong>, la 61esima edizione della Biennale si allontana sempre più dall’idea di una semplice rassegna artistica, trasformandosi in uno spazio in cui le fratture geopolitiche emergono con forza, ridefinendo il significato stesso dell&#8217;esposizione. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="683" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/russia-1.webp" alt="" class="wp-image-329684" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/russia-1.webp 1000w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/russia-1-600x410.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/russia-1-768x525.webp 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>
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		<item>
		<title>Ali Cherri sporge denuncia in Francia per crimini di guerra a Beirut</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/04/03/ali-cherri-sporge-denuncia-in-francia-per-crimini-di-guerra-a-beirut/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rebecca Grossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 11:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache d'arte]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Ali Cherri]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Beirut]]></category>
		<category><![CDATA[Biennale di venezia]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
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					<description><![CDATA[La denuncia riguarda il bombardamento della capitale libanese del 2024, che ha causato la morte di 7 civili, tra cui i genitori dell'artista]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;artista franco-libanese, insieme alla <strong>Federazione Internazionale per i Diritti Umani</strong> (FDIH), ha presentato alla giustizia francese una denuncia per crimini di guerra, collegata al bombardamento di un palazzo residenziale a <strong>Beirut</strong> avvenuto il <strong>26 novembre 2024</strong>. L&#8217;attacco &#8211; avvenuto poche ore prima dell&#8217;entrata in vigore del cessate il fuoco tra <strong>Israele</strong> e <strong>Hezbollah</strong> &#8211; ha causato la morte di sette civili, tra cui i genitori di <strong>Cherri</strong>, <strong>Mahmoud Naim Cherri</strong> e <strong>Nadira Hayek</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La denuncia, presentata il 2 aprile 2026 presso l’unità francese per i crimini di guerra, è rivolta contro ignoti e si basa sull&#8217;ipotesi che l’attacco fosse deliberatamente diretto contro un obiettivo civile. L&#8217;edificio colpito infatti, situato nel quartiere di Noueiri, ospitava esclusivamente appartamenti, tra cui quello dell’artista, andato completamente distrutto. La documentazione raccolta per la denuncia, che comprende il lavoro dell&#8217;agenzia di ricerca <strong>Forensic Architecture</strong> &#8211; nominata al <strong>Turner Prize nel 2018</strong> &#8211; e i rapporti di <strong>Amnesty International</strong>, costruisce un quadro che dimostra come il bombardamento fosse privo di giustificazione militare immediata. Ogni documento indica quindi una probabile violazione del principio di distinzione tra obiettivi militari e civili, uno dei cardini del diritto dei conflitti armati.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="681" height="383" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/MixCollage-02-Apr-2026-02-46-PM-4401.jpg.webp" alt="" class="wp-image-328652" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/MixCollage-02-Apr-2026-02-46-PM-4401.jpg.webp 681w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/MixCollage-02-Apr-2026-02-46-PM-4401.jpg-600x337.webp 600w" sizes="auto, (max-width: 681px) 100vw, 681px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La giurisdizione francese permette di aprire un’inchiesta grazie alla doppia cittadinanza di Cherri, sebbene non consenta di perseguire direttamente l’omicidio delle vittime, che non erano cittadine francesi. La scelta di presentare una denuncia con costituzione di parte civile consente di rivolgersi a un giudice istruttore, il quale potrà valutare l’avvio di un’indagine e l’eventuale attribuzione di responsabilità. «Come figlio, cittadino e testimone diretto, sento la responsabilità di far emergere la verità su questo crimine», ha dichiarato Cherri, sottolineando come la procedura legale rappresenti uno strumento per contrastare l’impunità e restituire dignità alle vittime civili.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="542" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/ali-cherri-1-e1775202149418-1024x542.jpg" alt="" class="wp-image-328654" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/ali-cherri-1-e1775202149418-1024x542.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/ali-cherri-1-e1775202149418-600x317.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/ali-cherri-1-e1775202149418-768x406.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/ali-cherri-1-e1775202149418.jpg 1134w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La presa di posizione di Cherri assume un significato particolare se considerata alla luce del suo percorso artistico, da sempre concentrato sulle geografie della violenza e sui modi in cui i conflitti segnano i corpi, i territori e le narrazioni storiche. Nato a <strong>Beirut</strong> nel <strong>1976</strong>, Ali Cherri lavora tra <strong>Parigi</strong> e il <strong>Medio Oriente</strong> e sviluppa una pratica che attraversa cinema, scultura e installazioni. Le sue opere sono presenti in istituzioni internazionali come il <strong>MoMA </strong>di New York, il <strong>British Museum di Londra </strong>e il <strong>Centre Pompidou</strong> di Parigi. Nel <strong>2022</strong> ha ricevuto il <strong>Leone d’Argento alla Biennale di Venezia</strong> e nel 2023 la <strong>GAMEC</strong> di <strong>Bergamo</strong> gli ha dedicato una mostra monografica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’iniziativa legale di Cherri si colloca quindi non solo come atto personale di giustizia, ma come estensione del suo lavoro artistico: un modo per interrogare la violenza sui territori, sugli individui e sulle memorie collettive, portando il conflitto dentro il dibattito pubblico e legale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="538" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/ALI-CHERRI-PORTRAIT_00000000-046c-7fc4-0000-0000000221b3-1024x538.jpeg" alt="" class="wp-image-328651" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/ALI-CHERRI-PORTRAIT_00000000-046c-7fc4-0000-0000000221b3-1024x538.jpeg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/ALI-CHERRI-PORTRAIT_00000000-046c-7fc4-0000-0000000221b3-600x315.jpeg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/ALI-CHERRI-PORTRAIT_00000000-046c-7fc4-0000-0000000221b3-768x403.jpeg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/04/ALI-CHERRI-PORTRAIT_00000000-046c-7fc4-0000-0000000221b3.jpeg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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			</item>
		<item>
		<title>Caso Sudafrica alla Biennale: il padiglione rimarrà vuoto, ma Goliath esporrà comunque</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/03/26/caso-sudafrica-alla-biennale-il-padiglione-rimarra-vuoto-ma-goliath-esporra-comunque/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rebecca Grossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 10:21:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache d'arte]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Biennale di venezia]]></category>
		<category><![CDATA[elegy]]></category>
		<category><![CDATA[Gabrielle Goliath]]></category>
		<category><![CDATA[Padiglione Sudafrica]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo la cancellazione del progetto, Goliath ha scelto di presentare l'installazione nella Chiesa di Sant'Antonin]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nonostante l&#8217;esclusione dal <strong>Padiglione del Sudafrica</strong> per la <strong>61esima edizione</strong> della <strong>Biennale di Venezia</strong>, l&#8217;installazione video <em>Elegy</em>, sarà comunque esposta in città. Dal <strong>4 maggio</strong>, in concomitanza con l&#8217;inaugurazione della manifestazione, l&#8217;opera sarà presentata nella <strong>Chiesa di Sant&#8217;Antonin</strong> dove rimarrà esposta per tre mesi al di fuori del circuito ufficiale della Biennale. Il Padiglione sudafricano invece, a causa della <a href="https://insideart.eu/2026/01/22/lartista-sudafricana-gabrielle-goliath-fa-ricorso-allalta-corte-per-lesclusione-dalla-biennale-di-venezia/" type="link" id="https://insideart.eu/2026/01/22/lartista-sudafricana-gabrielle-goliath-fa-ricorso-allalta-corte-per-lesclusione-dalla-biennale-di-venezia/">cancellazione del progetto di Goliath</a> dettata dal Ministro della Cultura <strong>Gayton McKenzie</strong> e in assenza dell&#8217;annuncio di un nuovo artista, resterà vuoto per tutta la durata della rassegna. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A far scoppiare il caso è proprio stato <em>Elegy</em>, opera performativa iniziata da <strong>Gabrielle Goliath</strong> nel <strong>2015</strong>, concepita come un rito di lutto per le vittime di violenza sessuale e razziale. L&#8217;installazione prende forma come una performance silenziosa, priva di parole: sette interpreti femminili emergono da uno sfondo nero e sostengono una singola nota, prolungandola fino al limite del respiro. Il gesto si ripete più volte, trasformandosi in una sequenza che richiama resistenza, memoria e commemorazione. Alla dimensione sonora si intrecciano storie di violenza, tra cui quelle delle <strong>donne Nama</strong> uccise durante il colonialismo tedesco in <strong>Namibia</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="794" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/086fd78cb558bf43159f59224d259715b9685a59-6117x4740-1-1024x794.jpg" alt="" class="wp-image-327846" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/086fd78cb558bf43159f59224d259715b9685a59-6117x4740-1-1024x794.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/086fd78cb558bf43159f59224d259715b9685a59-6117x4740-1-600x465.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/086fd78cb558bf43159f59224d259715b9685a59-6117x4740-1-768x595.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/086fd78cb558bf43159f59224d259715b9685a59-6117x4740-1-1536x1190.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/086fd78cb558bf43159f59224d259715b9685a59-6117x4740-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Nella versione presentata alla Biennale, l&#8217;artista aveva scelto di includere anche un omaggio alla poetessa palestinese <strong>Hiba Abu Nada</strong>, uccisa nel 2023 durante un attacco a Gaza. È stato proprio questo elemento a far scatenare la vicenda, portando il ministro McKenzie a definire il progetto &#8220;altamente divisivo&#8221; a causa del legame con il conflitto tra <strong>Israele</strong> e <strong>Palestina</strong>. In tutta risposta, Goliath ha respinto questa dichiarazione, sostenendo che l&#8217;installazione non menzioni la guerra in corso &#8211; che in altre dichiarazioni ha definito come un &#8220;genocidio&#8221; -, ma riguardi soltanto il lutto delle vittime palestinesi. Nelle settimane successive, l&#8217;artista aveva provato a ribaltare la situazione presentando il <a href="https://insideart.eu/2026/02/19/caso-chiuso-per-goliath-lalta-corte-ha-respinto-il-ricorso/" type="link" id="https://insideart.eu/2026/02/19/caso-chiuso-per-goliath-lalta-corte-ha-respinto-il-ricorso/">caso all&#8217;Alta Corte sudafricana</a>, che però ha respinto il ricorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto della Chiesa di Sant&#8217;Antonin &#8211; realizzato in collaborazione con il centro londinese <strong>Ibraaz</strong> -, rappresenta per Goliath una risposta ad una decisione pericolosa, un &#8220;precedente&#8221; capace di ridefinire i confini dell&#8217;intervento politico nella produzione artistica. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1440" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/Gabrielle-Goliath_photo-by-Anthea-Pokroy_2-landscape.jpg" alt="" class="wp-image-327842" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/Gabrielle-Goliath_photo-by-Anthea-Pokroy_2-landscape.jpg 1920w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/Gabrielle-Goliath_photo-by-Anthea-Pokroy_2-landscape-600x450.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/Gabrielle-Goliath_photo-by-Anthea-Pokroy_2-landscape-1024x768.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/Gabrielle-Goliath_photo-by-Anthea-Pokroy_2-landscape-768x576.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/Gabrielle-Goliath_photo-by-Anthea-Pokroy_2-landscape-1536x1152.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>
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		<title>Ucraina, attacco russo danneggia il patrimonio Unesco a Lviv</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/03/26/ucraina-attacco-russo-danneggia-il-patrimonio-unesco-a-lviv/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rebecca Grossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache d'arte]]></category>
		<category><![CDATA[Andrii Sybiha]]></category>
		<category><![CDATA[biennale]]></category>
		<category><![CDATA[Biennale di venezia]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Istituto Ucraino per la Memoria Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[unesco]]></category>
		<category><![CDATA[Volodymyr Zelens'kyj]]></category>
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					<description><![CDATA[In risposta all'episodio, l'Unesco ha lanciato un appello chiaro: la cultura e la storia non devono essere usate come armi di guerra]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il 24 marzo, un attacco da parte dei droni russi ha colpito il centro storico di <strong>Lviv</strong> in <strong>Ucraina</strong>, ferendo 27 persone e danneggiando diversi edifici, tra cui un monastero del <strong>Diciassettesimo secolo</strong> tutelato dall&#8217;Unesco. L&#8217;organizzazione ha rilasciato un comunicato sul social <strong>X</strong> mercoledì 25 marzo, esprimendo una profonda preoccupazione per la città e i suoi abitanti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">I social sono stati subito invasi da immagini impressionanti di droni che sorvolano il cielo di Lviv e di fiamme che avvolgono la <strong>chiesa di Sant&#8217;Andrea</strong>, situata nel cuore del monastero. Costruito all&#8217;inizio del XVII secolo su commissione dell&#8217;<strong>Ordine Bernardino</strong> e progettato da architetti italiani, il complesso oggi fa parte della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina, ma resta una delle testimonianze più importanti della storia culturale della città. Grazie alla sua forte identità culturale, il centro storico della città è entrato a far parte dei <strong>Patrimoni Mondiali dell&#8217;Unesco</strong> nel <strong>1998</strong>. Nel <strong>2023</strong> è stato iscritto alla lista dei <strong>Patrimoni in pericolo</strong>, un segno della crescente vulnerabilità di questo straordinario patrimonio, che nel corso dei secoli ha visto Lviv sotto il dominio di diverse potenze, dalla <strong>Polonia</strong> all’<strong>Impero Austro-Ungarico</strong>. Nonostante tutto, la città ha sempre mantenuto intatta la sua funzione simbolica e culturale, continuando a essere una testimonianza vivente della storia ucraina.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="675" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/cq5dam.thumbnail.cropped.1500.844-1024x675.jpeg" alt="" class="wp-image-327834" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/cq5dam.thumbnail.cropped.1500.844-1024x675.jpeg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/cq5dam.thumbnail.cropped.1500.844-600x396.jpeg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/cq5dam.thumbnail.cropped.1500.844-768x506.jpeg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/cq5dam.thumbnail.cropped.1500.844.jpeg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il presidente ucraino <strong>Volodymyr Zelens&#8217;kyj</strong>, non ha esitato a condannare la Russia: in un post su X ha raccontato la brutalità dell&#8217;attacco, menzionando come il Paese stia portando avanti una guerra senza scrupoli. Il Ministro degli Affari Esteri <strong>Andrii Sybiha</strong> ha deciso di intervenire, rivolgendo un appello alla <strong>Biennale di Venezia</strong>. In una dichiarazione pubblicata su X, il ministro ha chiesto agli organizzatori di riconsiderare la decisione di permettere alla Russia di partecipare all&#8217;evento, denunciando l’ipocrisia di &#8220;normalizzare&#8221; la partecipazione di una nazione che sta attivamente distruggendo il patrimonio culturale di altri Paesi.  In risposta agli attacchi, l’<strong>Istituto Ucraino per la Memoria Nazionale</strong> ha chiesto in una lettera aperta l&#8217;esclusione della Russia dall&#8217;Unesco, esortando la comunità internazionale a prendere posizione contro la guerra e contro la sistematica distruzione dei beni culturali in Ucraina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante l&#8217;Unesco non abbia nominato direttamente la Russia come responsabile dell&#8217;attacco, ha sottolineato la responsabilità di tutte le parti in conflitto di proteggere il patrimonio e astenersi da atti che ne minaccino l&#8217;integrità. L&#8217;appello dell&#8217;organizzazione è stato chiaro: la cultura e la storia non devono essere usate come armi di guerra. Ogni attacco infatti, non è solo un colpo alla città, ma un tentativo di cancellare un&#8217;intera memoria collettiva.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/1536x864_cmsv2_b2f2e7cd-f14a-54e3-86bc-a14d33f46a62-9697067.jpg-1-1024x576.webp" alt="" class="wp-image-327835" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/1536x864_cmsv2_b2f2e7cd-f14a-54e3-86bc-a14d33f46a62-9697067.jpg-1-1024x576.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/1536x864_cmsv2_b2f2e7cd-f14a-54e3-86bc-a14d33f46a62-9697067.jpg-1-600x338.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/1536x864_cmsv2_b2f2e7cd-f14a-54e3-86bc-a14d33f46a62-9697067.jpg-1-768x432.webp 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/1536x864_cmsv2_b2f2e7cd-f14a-54e3-86bc-a14d33f46a62-9697067.jpg-1.webp 1536w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>Venezia, la Biennale riapre il Padiglione Centrale dopo la riqualificazione</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/03/20/venezia-la-biennale-riapre-il-padiglione-centrale-dopo-la-riqualificazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Irene Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 09:40:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache d'arte]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[arsenale]]></category>
		<category><![CDATA[Biennale di venezia]]></category>
		<category><![CDATA[giardini]]></category>
		<category><![CDATA[padiglione centrale]]></category>
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					<description><![CDATA[Concluso il rinnovo da 31 milioni di euro, lo storico edificio torna protagonista Biennale tra flessibilità, restauro e visione contemporanea]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Biennale di Venezia </strong>presenta il rinnovato <strong>Padiglione Centrale ai Giardini</strong>, restituito alla città e al sistema dell’arte internazionale dopo un complesso intervento di riqualificazione durato circa 16 mesi. Un progetto strategico, finanziato anche attraverso fondi legati al <strong>PNRR</strong>, che riporta al centro della manifestazione uno degli spazi simbolo della storia espositiva veneziana. Il progetto di riqualificazione, firmato dallo studio<strong> Labics </strong>insieme a<strong> Buromilan</strong> e a un team multidisciplinare, ha lavorato su una profonda riorganizzazione degli spazi, puntando su sobrietà, flessibilità e adeguamento funzionale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Più che un semplice restauro, l’intervento si configura come una vera e propria riscrittura architettonica, capace di rispondere alle esigenze contemporanee della produzione e fruizione artistica. Con un investimento complessivo di circa 31 milioni di euro, l’operazione rientra in un più ampio programma di potenziamento infrastrutturale della Biennale, che coinvolge diverse aree tra Giardini, Arsenale e altri poli della città, con l’obiettivo di consolidare Venezia come piattaforma permanente per le arti contemporanee.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La riapertura arriva in vista della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte del 2026, dopo la chiusura del Padiglione durante la Biennale Architettura 2025, quando l’edificio era stato temporaneamente sottratto al pubblico proprio per consentire i lavori. Oggi il Padiglione Centrale torna così a svolgere il suo ruolo originario: accogliere e organizzare la mostra principale, fungendo da cerniera tra le diverse anime della Biennale e tra i padiglioni nazionali che popolano i Giardini. Uno spazio rinnovato che, nel rispetto della sua stratificazione storica, si proietta verso il futuro dell’esposizione globale.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="327255" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/Biennale-Venezia-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-327255" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/Biennale-Venezia-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/Biennale-Venezia-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/Biennale-Venezia-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/Biennale-Venezia-1536x1024.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/Biennale-Venezia.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Il Padiglione Centrale e la lunga storia dei Giardini della Biennale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">I Giardini della Biennale, collocati nel sestiere di Castello nella parte orientale di Venezia, costituiscono il nucleo originario della manifestazione fin dalla sua prima edizione del 1895. Nati all’inizio dell’Ottocento all’interno del programma di riorganizzazione urbana promosso in età napoleonica e progettati da Gian Antonio Selva, si sono progressivamente configurati come un sistema complesso di padiglioni nazionali. Oggi se ne contano ventinove, e nel loro insieme offrono una sorta di atlante dell’architettura del Novecento, con interventi firmati da protagonisti come <strong>Alvar Aalto</strong>, <strong>Josef Hoffmann</strong>, <strong>Gerrit Rietveld</strong>, <strong>Sverre Fehn</strong> e <strong>Carlo Scarpa</strong>. Al centro di questo assetto si trova il <strong>Padiglione Centrale</strong>, realizzato tra il 1894 e il 1895 con il nome di <strong>Palazzo Pro Arte</strong> e successivamente oggetto di numerose trasformazioni. Nel corso del tempo ha assunto la denominazione di Padiglione Italia, mantenendo una funzione rappresentativa ma continuando al contempo a ospitare la mostra internazionale, fino a consolidarsi come fulcro dell’intero sistema espositivo.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="327257" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/8.-Sala-grandeMarco-Cappelletti-Studio-Courtesy-La-Biennale-di-Venezia-MiC-1068x712-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-327257" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/8.-Sala-grandeMarco-Cappelletti-Studio-Courtesy-La-Biennale-di-Venezia-MiC-1068x712-1-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/8.-Sala-grandeMarco-Cappelletti-Studio-Courtesy-La-Biennale-di-Venezia-MiC-1068x712-1-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/8.-Sala-grandeMarco-Cappelletti-Studio-Courtesy-La-Biennale-di-Venezia-MiC-1068x712-1-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/8.-Sala-grandeMarco-Cappelletti-Studio-Courtesy-La-Biennale-di-Venezia-MiC-1068x712-1.jpg 1068w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Sala grande, ph. Marco Cappelletti Studio, Courtesy La Biennale di Venezia-MiC</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="327258" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/17.-Vista-giardino_.-Marco-Cappelletti-Studio-Courtesy-La-Biennale-di-Venezia-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-327258" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/17.-Vista-giardino_.-Marco-Cappelletti-Studio-Courtesy-La-Biennale-di-Venezia-1-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/17.-Vista-giardino_.-Marco-Cappelletti-Studio-Courtesy-La-Biennale-di-Venezia-1-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/17.-Vista-giardino_.-Marco-Cappelletti-Studio-Courtesy-La-Biennale-di-Venezia-1-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/17.-Vista-giardino_.-Marco-Cappelletti-Studio-Courtesy-La-Biennale-di-Venezia-1-1536x1024.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/17.-Vista-giardino_.-Marco-Cappelletti-Studio-Courtesy-La-Biennale-di-Venezia-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Vista giardino, Marco Cappelletti Studio, Courtesy La Biennale di Venezia</figcaption></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">Un passaggio cruciale avviene nel <strong>1999</strong> con <strong>Harald Szeemann</strong>, quando la mostra principale viene per la prima volta concepita come un progetto curatoriale unitario e autonomo rispetto ai padiglioni nazionali. Da quel momento l’edificio assume in modo definitivo il ruolo di sede della mostra internazionale, funzione sancita anche dal cambio di nome in <strong>Padiglione Centrale </strong>nei primi anni Duemila. L’area complessiva dei Giardini raggiunge oggi circa 51.000 metri quadrati, mentre il Padiglione ne occupa oltre 5.400. Il recente intervento di riqualificazione si è confrontato con un edificio segnato da stratificazioni e modifiche che nel tempo ne avevano reso meno leggibile l’impianto originario. Il progetto ha quindi puntato a una ridefinizione complessiva degli spazi, con l’obiettivo di restituire chiarezza e funzionalità. La <strong>Sala Chini</strong> torna a essere il principale nodo distributivo, mentre lungo il percorso espositivo si articolano nuovi servizi – dal bookshop alla caffetteria, fino alle aree dedicate alla didattica – integrati in un sistema di ambienti pensati per essere neutri, continui e adattabili alle diverse esigenze curatoriali contemporanee.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-id="327259" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/10.-Sala-Brenno_-Marco-Cappelletti-Studio-Courtesy-La-Biennale-di-Venezi-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-327259" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/10.-Sala-Brenno_-Marco-Cappelletti-Studio-Courtesy-La-Biennale-di-Venezi-768x1024.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/10.-Sala-Brenno_-Marco-Cappelletti-Studio-Courtesy-La-Biennale-di-Venezi-450x600.jpg 450w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/10.-Sala-Brenno_-Marco-Cappelletti-Studio-Courtesy-La-Biennale-di-Venezi-1152x1536.jpg 1152w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/10.-Sala-Brenno_-Marco-Cappelletti-Studio-Courtesy-La-Biennale-di-Venezi.jpg 1440w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">Sala Brenno, ph. Marco Cappelletti Studio Courtesy La Biennale di Venezia</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-id="327260" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/22.-Loggia-Foto-Giuseppe-Miotto-Marco-Cappelletti-Studio-Courtesy-La-Biennale-di-Venezia-MiC-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-327260" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/22.-Loggia-Foto-Giuseppe-Miotto-Marco-Cappelletti-Studio-Courtesy-La-Biennale-di-Venezia-MiC-768x1024.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/22.-Loggia-Foto-Giuseppe-Miotto-Marco-Cappelletti-Studio-Courtesy-La-Biennale-di-Venezia-MiC-450x600.jpg 450w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/22.-Loggia-Foto-Giuseppe-Miotto-Marco-Cappelletti-Studio-Courtesy-La-Biennale-di-Venezia-MiC-1152x1536.jpg 1152w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/22.-Loggia-Foto-Giuseppe-Miotto-Marco-Cappelletti-Studio-Courtesy-La-Biennale-di-Venezia-MiC.jpg 1440w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">Loggia, Foto Giuseppe Miotto – Marco Cappelletti Studio, Courtesy La Biennale di Venezia-MiC</figcaption></figure>
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<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-4 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="327266" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/1.-Bookshop_Padiglione-centrale-Marco-Cappelletti-Studio-Courtesy-La-Biennale-di-Venezia-MiC-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-327266" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/1.-Bookshop_Padiglione-centrale-Marco-Cappelletti-Studio-Courtesy-La-Biennale-di-Venezia-MiC-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/1.-Bookshop_Padiglione-centrale-Marco-Cappelletti-Studio-Courtesy-La-Biennale-di-Venezia-MiC-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/1.-Bookshop_Padiglione-centrale-Marco-Cappelletti-Studio-Courtesy-La-Biennale-di-Venezia-MiC-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/1.-Bookshop_Padiglione-centrale-Marco-Cappelletti-Studio-Courtesy-La-Biennale-di-Venezia-MiC-1536x1024.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/03/1.-Bookshop_Padiglione-centrale-Marco-Cappelletti-Studio-Courtesy-La-Biennale-di-Venezia-MiC.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Bookshop Padiglione centrale, ph. Marco Cappelletti Studio, Courtesy La Biennale di Venezia-MiC</figcaption></figure>
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