Biennale di Venezia, la Russia riapre il Padiglione nazionale

L’ex ministro russo Shvydkoy conferma la partecipazione della nazione, sottolineando che il paese non ha mai veramente lasciato la Biennale.

Dopo essere rimasto chiuso durante le ultime due edizioni della Biennale di Venezia, a causa del conflitto con l’Ucraina, la Russia riaprirà quest’anno il proprio padiglione nazionale. Nel febbraio del 2022, gli artisti Kirill Savchenkov e Alexandra Sukhareva, insieme al curatore lituano Raimundas Malašauskas, avevano rinunciato alla propria presenza, ritirando il progetto e giustificando la decisione definendo la guerra “insopportabile dal punto di vista emotivo e politico”. Due anni più tardi, durante l’edizione del 2024 , la Russia aveva consegnato le chiavi del proprio spazio nei Giardini allo Stato Plurinazionale della Bolivia, che lo aveva utilizzato per allestire un padiglione nazionale in occasione della sessantesima edizione della manifestazione.

Quest’anno invece, a confermare la partecipazione della nazione è stato Mikhail Shvydkoy, ex ministro della Cultura e attuale rappresentante russo per gli scambi culturali, che in un’email, ha precisato che la Russia non ha mai realmente abbandonato la Biennale. A suo avviso, la sola presenza del Padiglione – indipendentemente dal tipo di attività ospitate – rappresenta la continuità del paese nello spazio culturale della città. Per questo motivo Shvydkoy non considera l’apertura di quest’anno come un ritorno, ma piuttosto come la ricerca di nuove forme di creatività.

Il progetto previsto per il padiglione coinvolgerà più di cinquanta giovani artisti e intellettuali, tra musicisti, filosofi e poeti provenienti da vari paesi. L’ex ministro ha presentato l’iniziativa come una dimostrazione di come la cultura russa continui ad influenzare il resto del mondo, e che tutti i tentativi di escluderla dal panorama artistico occidentale non andranno mai a buon fine. Proprio per questa ragione, il progetto è stato concepito come uno spazio in cui far emergere una polifonia di culture considerate marginali solo in occidente. L’iniziativa intende mettere in luce il potenziale creativo delle comunità che nascono lontano dai grandi centri culturali, valorizzando tradizioni, linguaggi musicali e approcci sperimentali. Attraverso l’incontro tra queste comunità, l’esposizione apre uno spazio di dialogo in cui le radici locali possono intrecciarsi in una visione globale, generando nuove prospettive artistiche.

L’esposizione, intitolata The Tree is Rooted in the Sky, avrà come uno dei temi centrali l’idea che la politica operi dentro dimensioni temporanee, mentre le culture comunicano in eterno. In questa prospettiva, il progetto pone la dimensione culturale sopra le contingenze politiche in una visione che, secondo Shvydkoy, non tutti sono in grado di comprendere. L’ufficio stampa della Biennale – in un’email inviata ad ARTNews – ha precisato che la partecipazione all’evento è decisa dai singoli paesi e che la lista ufficiale di tutti i partecipanti sarà resa pubblica in questi giorni.

Mikhail Shvydkoy ha riconosciuto la possibilità di proteste contro la riapertura del Padiglione, ma ha espresso fiducia nel buon senso dei visitatori e ha dichiarato che nonostante tutte le restrizioni che impediscono alle istituzioni internazionali di collaborare con la Russia, nessuno può privare il paese del diritto all’espressione artistica.