La protesta dei galleristi spagnoli contro l’IVA sulle opere d’arte riporta al centro della discussione europea la fiscalità applicata al mercato artistico. A sollevare il caso è stato il Consorcio de Galerías de Arte Contemporáneo, che durante la visita del re nei padiglioni della fiera internazionale ArcoMadrid 2026 ha organizzato una sonora protesta contro il governo di Pedro Sánchez per denunciare quella che considera una situazione di profondo svantaggio competitivo per il settore. Nel mirino c’è l’aliquota del 21% applicata alla vendita delle opere d’arte in Spagna, ritenuta troppo elevata rispetto a quella in vigore in altri Paesi europei.

A intervenire sulla questione è stato anche Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera, che in un’intervista all’Adnkronos ha richiamato il modello adottato dall’Italia con l’introduzione dell’IVA ridotta al 5% sulle opere d’arte. Secondo Mollicone, la mobilitazione dei galleristi spagnoli rappresenta un segnale significativo di quanto la fiscalità incida sulla competitività del settore. «Pur nel pieno rispetto della sovranità e degli affari interni della Spagna, osserviamo con estremo interesse la mobilitazione del settore artistico locale», ha dichiarato. «Riteniamo che i galleristi spagnoli abbiano piena ragione nel chiedere l’abbattimento dell’Iva al 5%. Come abbiamo dimostrato in Italia, questa è l’unica via per permettere al sistema di ripartire e competere globalmente».


IVA sull’arte, il nodo politico che agita Madrid
Il tema dell’IVA sull’arte non riguarda solo gli operatori del mercato, ma si è trasformato anche in un nodo politico. Nelle scorse settimane la Commissione Cultura del Senato spagnolo ha approvato una mozione che invita il governo a ridurre l’imposta sulle opere d’arte, con il sostegno di diverse forze parlamentari. Il provvedimento ha però messo in difficoltà l’esecutivo guidato da Pedro Sánchez, evidenziando divisioni all’interno della maggioranza. Per il presidente della Commissione Cultura della Camera, il caso spagnolo dimostra come la leva fiscale possa influenzare profondamente l’economia dell’arte. Mollicone ha infatti sottolineato che il differenziale di aliquota non è soltanto una questione contabile: un’IVA più bassa può contribuire ad aumentare il volume delle transazioni, rafforzando l’attrattività del mercato per collezionisti e investitori internazionali.

In Italia la riduzione dell’IVA al 5%, introdotta nel 2025, è stata presentata proprio con questo obiettivo: rendere il sistema più competitivo rispetto ad altri Paesi europei e sostenere una filiera che coinvolge gallerie, artisti, case d’asta e professionisti del settore. Le proteste in Spagna dimostrano come il tema resti aperto in tutta Europa. In un mercato sempre più globale, dove collezionisti e operatori si muovono tra diversi Paesi, anche pochi punti percentuali di differenza nell’aliquota possono incidere sulle scelte di vendita e di investimento. E proprio su questo terreno, secondo Mollicone, l’esperienza del nostro paese potrebbe rappresentare un possibile punto di riferimento per altri sistemi culturali europei.


