L’IVA sull’arte scende dal 22% al 5%: «Svolta storica» per il settore

Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge che riduce l’aliquota IVA su acquisto e vendita di opere d’arte. «La notizia che aspettavamo da anni», commenta il ministro della Cultura Alessandro Giuli

Il mercato dell’arte italiano può tornare competitivo: la ragione è la svolta che da tempo l’intero comparto attendeva. Il Consiglio dei ministri ha approvato infatti un decreto legge proposto dal ministero dell’Economia che abbassa l’aliquota IVA su acquisti e cessioni di opere d’arte dal 22% al 5%. A darne l’annuncio è stato il ministro della Cultura Alessandro Giuli: «La notizia è quella che aspettavamo da anni, e la incorniciamo come una missione compiuta», ha dichiarato. Giuli ha aggiunto anche che per il mercato dell’arte «ci sarà dell’altro», sottolineando quanto questo intervento fosse urgente. Secondo il ministro, infatti, senza questo provvedimento — citando le stime di Nomisma — «il settore avrebbe perso fino al 28% del fatturato complessivo. Per le piccole gallerie le perdite sarebbero state del 50%. Sarebbe andato in pezzi non solo un settore, ma un elemento della creatività».

Con la nuova aliquota, ha aggiunto Giuli, «in un triennio il fatturato crescerà fino a raggiungere 1,5 miliardi di euro, con un effetto positivo sull’economia italiana stimato fino a 4,2 miliardi». E ha proseguito: «C’è della lungimiranza anche dal punto di vista dei calcoli costi-benefici. Faremo altro per il mondo dell’arte e saremo in grado di farlo perché oggi stiamo dando linfa a un settore che produce ricchezza e lavoro, dal corniciaio al grande gallerista. Laddove i rivali si aspettavano una cronica lentezza abbiamo dato una risposta corale e di sistema».

Anche Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura, ha commentato il provvedimento definendolo «storico»: «Siamo tornati la prima nazione dove fare, vendere e comprare arte è il posto più conveniente in Europa», ha affermato, ricordando come la nuova aliquota sia ancora più vantaggiosa di quella francese (5,5%) e di quella tedesca (7%). Mollicone ha aggiunto che «l’Italia crede nella bellezza, ma anche nel mercato dell’arte», annunciando poi l’arrivo a luglio di un ulteriore provvedimento in Parlamento per semplificare le regole per l’esportazione, agendo sulla soglia di valore dei beni per cui servono le autorizzazioni delle soprintendenze.

Soddisfatta anche Federculture, che in una nota ha sottolineato come la misura rappresenti «un passo determinante verso l’obiettivo comune: l’applicazione di una medesima aliquota IVA a tutti i prodotti culturali oggi soggetti a regimi diversi».

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