Quarant’anni chiuso dentro una scatola, al riparo dalla luce e dal tempo. È questa la storia straordinaria che accompagna la copia di Super Mario Bros. del 1985 attualmente battuta all’asta da Heritage Auctions, e che spiega, almeno in parte, perché qualcuno sia disposto a spendere quasi un milione di dollari per aggiudicarsela. L’offerta più alta registrata finora sfiora i 612.500 dollari, con il closing fissato al 12 giugno.
Il gioco era rimasto incastrato all’interno di una console NES Control Deck mai aperta, acquistata al lancio sul mercato di Los Angeles. Nessuno l’aveva mai toccata. Quella negligenza involontaria si è rivelata una forma di conservazione perfetta: la scatola nera ha mantenuto colori nitidi e intatti, una qualità cromatica che gli anni normalmente erodono senza pietà. Il risultato è un punteggio PSA di 9.6 A++, il più alto mai attribuito a un esemplare di questo titolo — su tre copie conosciute al mondo con queste caratteristiche, soltanto questa ha raggiunto quel livello.
Quando il videogioco diventa patrimonio
A rendere il pezzo ancora più raro è la sua collocazione storica nella catena produttiva Nintendo. Siamo nella seconda tiratura del gioco, quella immediatamente successiva al test market newyorkese: un momento brevissimo in cui l’azienda sigillava le confezioni con un adesivo lucido, prima di adottare il cellophane termoretraibile divenuto poi standard. Delle copie sigillate della primissima produzione non è rimasta traccia — il che fa di questo esemplare il più antico in circolazione.
Heritage Auctions è ormai sinonimo di questi traguardi. La casa d’aste ha saputo intercettare una domanda culturale profonda: quella di chi non cerca semplicemente un oggetto, ma un frammento di memoria collettiva elevato a simbolo. Cartucce, maglie, locandine — tutto ciò che ha contribuito a costruire l’immaginario popolare degli ultimi cinquant’anni trova qui acquirenti disposti a cifre un tempo impensabili. Il videogioco, in questo senso, ha completato una parabola singolare: nato come prodotto di consumo di massa, si ritrova oggi a occupare lo stesso piedistallo riservato alle opere d’arte. Non per decreto critico, ma per il peso che certi oggetti hanno accumulato nell’esperienza di intere generazioni.
Un fenomeno senza confini
Una cartuccia da un milione di dollari da un lato, un miliardo al botteghino dall’altro: Nintendo sembra aver trovato la formula per trasformare ogni suo prodotto in un evento culturale. La primavera 2026 ne è stata la conferma più recente, con Super Mario Galaxy – Il Film, prodotto insieme a Illumination e Universal Pictures, che ha replicato il trionfo del primo capitolo con un esordio globale da 350 milioni di dollari, di cui 175 solo tra Stati Uniti e Canada durante il weekend pasquale.
Il confronto con il predecessore del 2023 era inevitabile, e il nuovo capitolo lo ha retto senza difficoltà. Le prevendite avevano già segnalato un entusiasmo superiore a quello di tre anni prima, e la macchina si è confermata inarrestabile: IMAX, PLF, e un’uscita scaglionata tra Europa, Giappone — arrivato il 24 aprile durante la Golden Week — e i mercati di Corea, Polonia e Medio Oriente hanno contribuito a consolidare un risultato che punta a sfidare il record di 1,36 miliardi del primo film. Mario, insomma, non è più solo un personaggio — è un’industria.


