Capitali della cultura o cultura delle capitali?

Di fronte a un meccanismo che procede con finanziamenti una tantum, facciamo un po' di chiarezza sulle città pronte a diventare le prossime Capitali della Cultura in Italia e in Europa

In un sistema in preda alla febbre delle Capitali della Cultura sono Agrigento e Gorizia con Nova Gorica le città dell’anno in Italia e in Europa. Ma anche per gli anni a venire il calendario è già chiaro e nomi certi si accompagnano a quelli in corsa per il titolo (e per il finanziamento che ne consegue). E oltre alle più storiche – italiana ed europea – nel 2026 è in arrivo un’altra capitale culturale in Italia: è solo del 2024 l’annuncio della Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea, e alla designata spetterà un contributo ministeriale di un milione di euro. Ma nel 2026 arriverà in Italia anche un’altra iniziativa dal respiro più internazionale, quella delle Capitali Mediterranee della Cultura e del Dialogo, mentre prosegue il percorso della Capitale Italiana del Libro.

Con questo affollarsi di nomine e candidature sorge però spontanea una domanda: queste città non staranno diventando un po’ troppe? Proviamo allora a fare il punto sullo scenario delle protagoniste non solo di quest’anno, ma anche dei prossimi, in un panorama che rischia di far perdere il senso stesso della “capitale”.

Capitale Italiana: L’Aquila dopo il flop di Agrigento

Se il 2024 è stato l’anno di Pesaro Capitale Italiana della Cultura, il 2025 ha come protagonista la siciliana Agrigento, il cui inizio complicato ha aperto dibattiti sull’impiego locale del finanziamento che il Ministero della Cultura destina ogni anno alla città titolare. Nel 2026 sarà invece la volta de L’Aquila, che è stata selezionata nel marzo 2024 con il progetto L’Aquila città multiverso. «L’Aquila si avvia a celebrare i 15 anni del terremoto – dichiarava il sindaco Pierluigi Biondi al tempo della proclamazione – un evento che ci ha colpito non solo come istituzioni, ma come cittadini. Essere Capitale italiana della Cultura non è un risarcimento ma rappresenta un elemento attorno a cui ricostruire il tessuto sociale della nostra comunità».

Pure se con molto anticipo, è già nota la città italiana che sarà la Capitale della Cultura 2027: Pordenone. La città friulana si è aggiudicata il titolo con il progetto Pordenone 2027. Città che sorprende, perché, come affermava alla proclamazione il sindaco reggente Alberto Parigi, «non ci sono solo i capannoni industriali dei quali siamo orgogliosi ma c’è un territorio che combina cultura e impresa, che unisce cultura e lavoro». Ed è iniziata anche la corsa per il 2028, a cui hanno preso parte 25 comuni italiani di grandi, medie e piccole dimensioni: tra questi Catania, Ancona, Benevento, Forlì, Massa, Fiesole, Colle di Val d’Elsa, Vieste, Galatina o Sessa Aurunca.

Le Capitali internazionali

Oulu (Finlandia) e Trenčín (Slovacchia) saranno le città che nel 2026 condivideranno il titolo di Capitale Europea della Cultura. Ma il prossimo anno c’è di nuovo un’italiana sullo scenario internazionale: è Matera, che per il 2026 è stata scelta come Capitale Mediterranee della Cultura e del Dialogo, una nuova iniziativa lanciata in occasione della conferenza dei Ministri della Cultura della Regione euro-mediterranea nel 2022 a Napoli. Ogni anno due città, una della sponda Nord e una della Sponda Sud del Mediterraneo, otterranno questo titolo: insieme al comune lucano l’altra capitale sarà infatti Tetouan (Marocco).

Quanto al 2027, è già noto che le Capitali europee della cultura saranno Liepāja (Lettonia) ed Évora (Portogallo), mentre nel 2028 saranno Bourges (Francia) e České Budějovice (Repubblica Ceca). Per il 2029 c’è solo un nome, ovvero la città polacca di Lublino, mentre il secondo centro sarà svedese, ma ancora è da definire.

Le “nuove” capitali culturali in Italia

Nello scenario culturale italiano la grande novità del 2026 sarà la prima Capitale dell’Arte Contemporanea. A cominciare la nuova tradizione sarà Gibellina, selezionata a ottobre 2024 da una giuria presieduta da Patrizia Sandretto Re Rebaudengo con il progetto Portami il futuro. Il nuovo riconoscimento è stato istituito per incoraggiare e sostenere la capacità progettuale e attuativa delle città italiane nel campo della promozione e valorizzazione dell’arte contemporanea. Il bando finanzia infatti progetti culturali che prevedono attività come mostre, festival e rassegne, oltre alla realizzazione e alla riqualificazione di spazi e aree dedicate alla fruizione dell’arte contemporanea.

Sono già in corso le selezioni per la città che otterrà il titolo nel 2027, che sarà scelta tra Alba (Cuneo) con Le fabbriche del ventoChioggia (Venezia) con Chioggia Porto delle Arti ContemporaneeFoligno e Spoleto (Perugia) con Foligno-Spoleto in ContemporaneaPietrasanta (Lucca) con Essere arte. O dell’umanità dell’arteTermoli (Campobasso) con Traiettorie contemporanee, e Varese-Gallarate (Varese) con Oltre il giardino. Traiettorie armoniche fra arte, industria e paesaggio. Sarà invece alla sua settima tornata la Capitale Italiana del Libro, un riconoscimento – nel 2025 conferito a Subiaco – che intende sostenere la lettura e il miglioramento dell’offerta culturale della comunità di riferimento, dall’incentivazione alla frequentazione di biblioteche e librerie alla diffusione della conoscenza del patrimonio librario italiano, con un finanziamento di 500 mila euro.

Il piano, insomma, è sul lungo termine, e la rosa delle città scelte è ampia. Pur tenendo conto della bontà dei riconoscimenti, in grado di catalizzare fondi, progetti e persone in luoghi anche lontani dai circuiti più tradizionali, resta da chiedersi se un sistema che assegna finanziamenti una tantum risponda più alla necessità di decentralizzare la cultura o all’assenza di un’impalcatura in grado di sostenere le attività culturali in maniera sistematica.