A Roma, nel cuore stratificato di Piazza Venezia, il cantiere della futura stazione della Metro C torna a cambiare pelle. Dal 12 maggio, i dieci silos che delimitano uno dei cantieri infrastrutturali più complessi d’Europa ospitano Futuro a Vista, il nuovo intervento artistico firmato da Pierpaolo Ferrari per Murales, il progetto di arte pubblica promosso dal consorzio guidato da Webuild.
L’opera si apre come uno squarcio visivo di 640 metri quadrati affacciato sulla città: due bambini osservano Roma dall’alto con occhi spalancati, immersi in una dimensione di meraviglia e attesa. Un’immagine essenziale, immediata, ma costruita su una fitta rete di riferimenti iconografici e culturali che trasformano il cantiere in un dispositivo narrativo capace di ridefinire il rapporto tra spazio urbano, trasformazione e immaginazione collettiva.

Dopo gli interventi di Pietro Ruffo, Marinella Senatore ed Elisabetta Benassi, anche Ferrari viene chiamato a confrontarsi con la natura simbolica di Piazza Venezia, luogo in cui il passato monumentale della capitale incontra le tensioni del presente. Con Futuro a Vista, però, il cantiere smette di essere percepito come una semplice cesura urbana e assume il carattere di una soglia: non più barriera temporanea, ma apertura verso ciò che sta prendendo forma sotto la superficie della città.
Il riferimento agli angioletti della Madonna Sistina di Raffaello emerge con evidenza, ma viene traslato in una grammatica visiva pienamente contemporanea. Ferrari rilegge la tradizione iconografica italiana attraverso il linguaggio pop e surreale che ha definito il suo percorso artistico e fotografico. Nato a Milano e attivo tra moda, editoria e ricerca visiva, l’artista ha costruito negli anni un immaginario riconoscibile, sospeso tra ironia, artificio pubblicitario e tensione simbolica. Un’estetica che, attraverso il progetto editoriale TOILETPAPER, fondato insieme a Maurizio Cattelan, ha segnato profondamente la cultura visiva internazionale degli ultimi quindici anni.
In Futuro a Vista questa dimensione stratificata si manifesta con particolare chiarezza. L’immagine colpisce a distanza per la sua forza scenica e cinematografica, ma rivela da vicino una costruzione complessa dello sguardo. Affiora infatti un dialogo implicito con il Barocco romano e, in particolare, con la teatralità berniniana dell’Estasi di Santa Teresa. Come nella Cappella Cornaro, anche qui lo spettatore viene coinvolto dentro la rappresentazione. Solo che, al posto dei nobili osservatori scolpiti da Bernini, Ferrari sceglie due bambini: figure che guardano la città senza cinismo, attraversando il caos urbano con uno stupore ancora integro.
Il richiamo sembra estendersi anche al cinema di Vittorio De Sica e al titolo emblematico I bambini ci guardano. In questa prospettiva, il traffico di Piazza Venezia, il flusso continuo di turisti, taxi, autobus e monopattini diventano materia osservata da uno sguardo innocente che non giudica, ma registra il cambiamento come possibilità.
Il progetto Murales, avviato nel dicembre 2024, prosegue così il proprio racconto della trasformazione urbana attraverso opere site-specific affidate ad artisti italiani di rilievo internazionale. La selezione è curata da un comitato scientifico composto da rappresentanti della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, del MAXXI, della Galleria Borghese e dell’Azienda Speciale Palaexpo, mentre la curatela del programma è affidata a Spazio Taverna.



