Fresco di stampa Inside Art 136 segna l’uscita del numero dedicato al Talent Prize 2025, un’edizione che traccia traiettorie in evoluzione e una scena in continuo movimento. Dalla cover, che apre il magazine con un gesto visivo potente, fino al secondo sfoglio che attraversa Roma e le sue comunità creative. L’ultimo numero della rivista guarda al presente dell’arte italiana con attenzione critica e uno sguardo ravvicinato sui suoi protagonisti, tra conferme, debutti e prospettive che iniziano a prendere forma.
La cover
La cover del numero #136 accoglie Titano Mio di Guglielmo Maggini con una scelta grafica che, ancora una volta, forza volutamente i limiti della cornice: l’immagine non si adagia sulla pagina, ma la oltrepassa, si espande, quasi collassa su se stessa, restituendo visivamente la natura stratificata e pulsante del lavoro.

La scultura – un insieme di calchi in ceramica e smalti provenienti da stampi dismessi della famiglia Fumani – porta con sé tracce materiche, fratture e genealogie artigianali che dialogano con la freschezza dell’impostazione visiva del magazine. L’esplosione fuori margine non è un semplice gesto decorativo, piuttosto diventa un modo per accogliere l’opera nella sua vitalità, come se la pagina non fosse abbastanza vasta per contenerne le temporalità sovrapposte. Il contrasto tra il blu e il bianco dello smalto, gli slittamenti di scala e le forme ereditate da un passato ceramico scomparso entrano così in risonanza con la cornice editoriale.
Il primo sfoglio
Il primo sfoglio del magazine è interamente dedicato alla diciottesima edizione del Talent Prize e agli artisti vincitori e finalisti che saranno protagonisti della mostra alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, a partire dal 19 dicembre 2025 e fino al 18 gennaio 2026. Un’edizione che conferma la vitalità del premio e restituisce una fotografia nitida – plurale, inquieta, profondamente contemporanea – delle ricerche che oggi attraversano le nuove generazioni di artisti.

Al primo posto Guglielmo Maggini vince il TTP di quest’anno con l’opera Titano Mio. L’intervista che gli dedichiamo, nelle primissime pagine del magazine, scende nelle profondità della sua pratica, attraversando un laboratorio interiore dove la grammatica barocca si mescola alla sincerità del disegno e a una fiducia assoluta nella materia. Ne emerge un dialogo serrato tra memoria e forme, tra genealogie artigianali e tensioni intime, che rivela un artista capace di trasformare l’incertezza in struttura e l’instabilità in metodo.


Nelle pagine a seguire, gli approfondimenti dedicati ai finalisti che completano il podio: Silvia Bigi, seconda classificata, con una ricerca che sovverte logiche dominanti attraverso archivi, voci rimosse e nuove tecnologie; e Federico Montaresi, terzo posto, che con un atlante visivo di esplosioni e cortocircuiti percettivi interroga la spettacolarizzazione della violenza nell’epoca delle immagini totali. Le loro interviste offrono due prospettive divergenti ma sorprendentemente complementari: la disobbedienza silenziosa e la deflagrazione come linguaggio critico.
Lo sfoglio prosegue con gli altri finalisti: Anouk Chambaz, Federica Mariani, Andrea Mauti, Meletios Meletiou, Jimmy Milani, Matteo Pizzolante e Federica Rugnone, ognuno dei quali contribuisce a delineare un orizzonte articolato fatto di materiali, sensibilità e narrazioni che guardano al presente senza timore di spingerlo oltre i suoi confini.
E ancora le interviste ai premi speciali: Leonardo Petrucci (menzione della Giuria), Ginevra Petrozzi (Premio Speciale GNAMC), Giovanni Longo (Premio Speciale Inside Art), Marco Rossetti (Premio Speciale AMPA). Quattro declinazioni diverse di una stessa urgenza creativa, che testimoniano come il Talent Prize continui a essere non soltanto un concorso, ma una piattaforma capace di generare nuove relazioni e riconoscere ricerche che interrogano incessantemente il futuro.




Il secondo sfoglio
Nel secondo sfoglio la rivista si apre come una mappa viva, attraversata da movimenti, incontri e traiettorie che compongono una possibile idea di comunità culturale. Un mosaico romano, certo, ma non esclusivamente urbano: piuttosto un insieme di sguardi che si toccano, si sovrappongono, si contraddicono e, proprio così, si definiscono.
Si comincia con The Art Film Fest, alla sua seconda edizione negli spazi della GNAMC, dove il documentario d’autore torna a farsi terreno di ricerca più che semplice dispositivo narrativo. Il festival mette in gioco visioni che sospendono il confine tra arte e cinema, rivelando una selezione di sguardi radicali e nuove modalità di pensare la narrazione per immagini.

Segue un dialogo con Rossella Farinotti attorno a PORTOFRANCO, progetto espositivo che riflette sui confini – fisici, simbolici, emotivi – della mobilità contemporanea, trasformando l’idea di soglia in spazio attivo di attraversamento. L’intervista diventa occasione per riflettere su come un’esposizione possa agire da cerniera tra mondi diversi, aprendo un discorso su mobilità, identità e nuove modalità di abitare il presente.

A seguire, una ricognizione nella scena romana che mette insieme realtà diverse per missione e storia: la Biblioteca Hertziana, il MACRO e BAAB. Tre poli cruciali della ricerca visiva accomunati dalla stessa tensione verso la produzione e la condivisione del sapere. Un percorso che restituisce una città in continuo movimento, fatta di istituzioni consolidate e spazi indipendenti che lavorano fianco a fianco nella costruzione di un linguaggio comune.

L’approfondimento dedicato all’art’otel Rome Piazza Sallustio racconta poi una nuova forma di ospitalità culturale, in cui architettura, arte contemporanea e vita quotidiana si fondono in un’unica esperienza: un innesto nella città che suggerisce un modo diverso di concepire la presenza dell’arte nel tessuto urbano. Chiude il percorso una doppia intervista a Bruna Roccasalva e Sara Enrico in occasione del Premio Furla, un confronto a due voci sulla produzione artistica contemporanea, sulle sue responsabilità istituzionali e sul ruolo degli artisti nel dare forma, e talvolta smalto, a un’idea condivisa di futuro.
Ne emerge un corpo compatto di storie, luoghi e pensieri che non compongono un tema unico, ma un clima comune: quello di una comunità culturale che, pur nelle sue differenze, continua a riconoscersi in una stessa urgenza di incontro, riflessione e apertura. Un numero ricco di spunti, presentato in anteprima alla fiera Roma Arte in Nuvola, e nel bookshop della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, a partire dal 20 novembre 2025, nei nostri punti vendita o scrivendo ad [email protected]


