L’attesa è finita: i nomi del vincitore, dei finalisti e dei premi speciali di The Talent Prize 2025 sono finalmente annunciati. La diciottesima edizione del concorso promosso da Inside Art conferma ancora una volta la sua vocazione di laboratorio di talenti e osservatorio privilegiato sulle tendenze emergenti dell’arte contemporanea in Italia.
Il vincitore di quest’anno è quindi Guglielmo Maggini che si aggiudica un riconoscimento dal valore di 10 mila euro (5mila in denaro e 5mila in promozione). Al secondo e terzo posto Silvia Bigi e Federico Montaresi. Finalisti: Jimmy Milani, Federica Rugnone, Meletios Meletiou, Andrea Mauti, Federica Mariani, Anouk Laure Chambaz e Matteo Pizzolante. Assegnati, come ogni anno anche i premi speciali: Ginevra Petrozzi (Premio Speciale GNAMC), Giovanni Longo (Premio Speciale Inside Art) e Marco Rossetti (Premio Speciale AMPA). La giuria ha inoltre assegnato una menzione speciale a Leonardo Petrucci.
La selezione è stata affidata a una giuria composta da direttori di museo, curatori e critici di primo piano, figure che ogni anno contribuiscono a tracciare una mappa aggiornata del panorama artistico nazionale, riconoscendo la pluralità di linguaggi, ricerche e sensibilità che animano le nuove generazioni di artisti: Maria Emanuela Bruni (Presidente Fondazione MAXXI, Roma), Costantino d’Orazio (Direttore Musei Nazionali dell’Umbria), Teresa Emanuele (art project manager e fotografa), Gianluca Marziani (curatore e critico), Anna Mattirolo (storica dell’arte e curatrice), Renata Cristina Mazzantini (Direttrice GNAMC, Roma), Peter Benson Miller (storico dell’arte e curatore), Chiara Parisi (Direttrice Centre Pompidou, Metz), Federica Pirani (Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali), Ludovico Pratesi (curatore e fondatore di Spazio Taverna), Marcello Smarrelli (Direttore Artistico Pesaro Musei), Guido Talarico (editore e direttore di Inside Art), Roberta Tenconi (curatrice Pirelli Hangar Bicocca, Milano) e Adriana Polveroni (Direttrice artistica di Roma Arte in Nuvola).
Vincitore, finalisti e premi speciali parteciperanno come di consueto alla collettiva del Talent Prize che anche quest’anno inaugurerà a dicembre alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea.
Primo posto a Guglielmo Maggini
Il primo premio è stato assegnato a Guglielmo Maggini per Titano Mio, una scultura che fonde con rara coerenza il sapere artigianale della ceramica e la ricerca plastica contemporanea. Come sottolineano le motivazioni ufficiali: «La giuria ha premiato Guglielmo Maggini per la sua capacità di fondere la competenza tecnica con il sapere artigianale della ceramica nella realizzazione di Titano Mio, una scultura realizzata attraverso l’utilizzo di stampi provenienti dall’archivio della famiglia Fumanti. L’opera dimostra come la tradizione possa essere reinterpretata in chiave attuale, attivando un dialogo profondo con il genius loci e offrendo una lettura originale e contemporanea di un materiale tanto antico quanto vivo».
L’opera si presenta come un conglomerato scultoreo in ceramica e resina che, nella sua forma complessiva, richiama al tempo stesso un albero, un totem di giocattoli e un’esplosione di frammenti vitali. Realizzato nel contesto della residenza presso il laboratorio artigiano Fumanti di Gubbio, nell’ambito della XXVII Biennale d’arte contemporanea della città a cura di Spazio Taverna, il lavoro nasce da un’indagine sugli stampi d’archivio appartenuti al fondatore dell’azienda, Aldo Fumanti. Questi stampi, un tempo strumenti di produzione e poi dismessi dalle generazioni successive, diventano per Maggini un alfabeto espressivo da riportare al presente, una grammatica della memoria che si traduce in nuove forme.


Il gruppo scultoreo attiva così un dialogo serrato tra pieni e vuoti, tra padri e mestieri, tra una tradizione imprigionata nei gessi e la sua rinascita in una nuova materia. La ceramica, matrice organica e storica, si intreccia con la resina, medium figlio dell’epoca contemporanea, che in questo contesto agisce come collante simbolico e fisico. Ne nasce un incessante gioco di metamorfosi, in cui motivi ornamentali e naturalistici si inseguono dando vita a una riflessione poetica sul rapporto tra uomo e natura, tra memoria storica e visione personale.
I nove finalisti
Il secondo posto è andato a Silvia Bigi con Are you nobody, too?, opera che a partire dall’unico ritratto della prozia Irma, esclusa dalla memoria familiare per la sua condizione mentale, costruisce una riflessione sulla fragilità e sullo stigma del disagio psichico. Grazie a un deepfake, la figura dimenticata prende voce attraverso le parole di poetesse e scrittrici segnate da disturbi mentali, trasformandosi in un corpo collettivo e resistente che sfida ogni forma di normalizzazione.
Al terzo posto si è classificato Federico Montaresi con il video …but I’ll be BACK before you are DONE (2025), un montaggio di oltre cinquecento esplosioni provenienti da cartoni animati, videogiochi, film e archivi reali. La ripetizione ossessiva della detonazione dissolve i confini tra realtà e simulazione, offrendo un’esperienza percettiva estrema che interroga la spettacolarizzazione della violenza e la sua manipolazione mediatica.


Con Scarabocchio (aspettative rosee-fifa blue) (2023), Jimmy Milani trasforma un gesto infantile in monumento percettivo. Ciò che sembra un disegno improvvisato su un foglio a quadretti è in realtà una pittura minuziosa, custodita in una busta in PVC di proporzioni monumentali. L’opera gioca con la tensione tra spontaneità e controllo, tra illusione bidimensionale e presenza scultorea, generando uno spaesamento che rivela la sottile manipolazione della percezione. Meletios Meletiou con The Companion n.4 reinterpreta l’iconografia del peluche, presentandolo a grandezza umana come corpo trasparente e sospeso. L’opera sovverte l’immaginario infantile, trasformando l’oggetto affettivo in superficie inquieta, membrana fragile che riflette i meccanismi della visibilità e dell’assenza. Vuoto e trasparenza diventano potenzialità narrativa: un simulacro che oscilla tra intimità e distanza, memoria e fantasma.


Federica Rugnone con Fai la brava affronta invece il linguaggio come dispositivo di oppressione. Dieci cesoie incise con frasi in persiano e in italiano – espressioni che rimandano a stereotipi e imposizioni patriarcali – si fanno strumenti simbolici di resistenza. L’opera, nata dal dialogo con l’attivista Pegah Moshir Pour, trasforma l’atto del taglio in gesto di emancipazione, evocando il sacrificio e la ribellione inscritti nel corpo femminile e nella sua storia. Con Horizon, Andrea Mauti realizza un’installazione site-specific che si configura come rovina organica e post-capitalista. Composta da materiali di scarto e strutture industriali, l’opera evoca una fontana tossica e tentacolare, capace di trasformare la materia residua in organismo vivo. Tra eco di monumenti e gesto anti-monumentale, l’artista riflette sulle dinamiche di potere della città contemporanea e sulla possibilità che la tossicità diventi catalizzatore di nuove forme di coabitazione. Federica Mariani, con It’s not always easy to be a cop, propone invece un loop audio-video in cui la sagoma animata di un poliziotto esegue, senza soggetto, i gesti codificati della perquisizione. Ispirata a testimonianze della sezione femminile dell’ex carcere di Sant’Agostino a Savona, l’opera trasforma la violenza procedurale in sequenza ironica e disturbante, un rituale svuotato che riflette sulla disumanità delle istituzioni e sulla fragilità dei corpi sottoposti al controllo.



Anouk Laure Chambaz intreccia infanzia, memoria e geografia in un viaggio notturno nei boschi di confine tra Italia e Slovenia. Girato in 16mm, il film Di Notte trasforma la ninna nanna in strumento di evocazione collettiva: voce di presenze spettrali e ferite storiche che riaffiorano nei paesaggi. La struttura in loop rompe la linearità del racconto, rispecchiando la natura frammentaria della memoria traumatica e aprendo lo spazio espositivo a un’esperienza di ascolto immersivo. Con Ritratto e ritiro, Matteo Pizzolante affronta il tema degli Hikikomori attraverso la ricostruzione 3D della stanza di Maria, giovane che vive in isolamento. Oggetti e arredi diventano tracce di identità sospesa, tradotte in stampe su PVC e cianotipie. In contrappunto, la figura iper-esposta del campione NBA Victor Wembanyama mette in scena il divario tra visibilità estrema e invisibilità radicale, aprendo una riflessione poetica sul corpo come spazio di possibilità e limite.


Menzione della Giuria a Leonardo Petrucci
La giuria ha conferito una menzione speciale a Leonardo Petrucci per Ho ancora tante cose da dirti, replica in ottone del cellulare usato fino alla scomparsa della madre, nell’agosto 2021. Oggetto quotidiano trasformato in reliquia silenziosa, brilla senza valore economico, ma con il peso insostenibile dell’assenza. Adagiato su una tela nera deformata, diventa simbolo universale del lutto: un gesto intimo che si apre a una memoria condivisa. «La giuria ha deciso di attribuire a Leonardo Petrucci una menzione speciale per l’opera Ho ancora tante cose da dirti, capace di trasformare un oggetto quotidiano in un simbolo universale di perdita e memoria. La forza evocativa del lavoro risiede nella semplicità del dispositivo narrativo, che rende tangibile il peso dell’assenza e al tempo stesso lo restituisce in forma condivisa. Un gesto intimo che diventa esperienza collettiva, in cui ciascuno può riconoscere la propria storia».

Premio Speciale GNAMC a Ginevra Petrozzi
Con Congregation of Mysteries, opera nella collezione della C+N Gallery CANEPANERI, Ginevra Petrozzi reinterpreta la tradizione degli ex-voto traslandola nell’universo delle infrastrutture digitali. Piccole icone metalliche, incorniciate con la solennità del culto, raffigurano cavi sottomarini, droni, microchip, sistemi di sorveglianza, alternati a “miracoli” invocati come la liberazione di Julian Assange o la crescita di un albero da un data center. Attraverso questa liturgia laica, l’artista mette in scena il paradosso di una spiritualità rivolta alle tecnologie che regolano il nostro presente, trasformando l’oggetto votivo in strumento di critica e immaginazione politica.
La motivazione del museo: «L’opera Congregation of Mysteries di Ginevra Petrozzi reinterpreta in chiave contemporanea la tradizione degli ex-voto, sostituendo alla divinità religiosa quella dell’epoca digitale. Oggetti e simboli tecnologici legati al mondo dell’intelligenza artificiale si presentano come invocazioni di miracoli. Con un linguaggio figurativo essenziale, l’opera diviene metafora del rischio crescente di idolatrare l’intelligenza artificiale e, parallelamente, della naturalizzazione dell’artificio e persino dell’umanizzazione della macchina. Esito di una ricerca artistica concettuale e interdisciplinare, l’opera invita a riflettere sulle dinamiche evolutive del postumanesimo».

Premio Speciale Inside Art a Giovanni Longo
La ricerca di Giovanni Longo intreccia questioni esistenziali e processi locali, trovando nelle fiumare calabresi il suo campo d’azione privilegiato. Da oltre vent’anni l’artista raccoglie i legni modellati dalle correnti, trasformandoli in strutture anatomiche o archivi di forme che superano i luoghi d’origine per aprirsi allo spazio espositivo. Il progetto Like a Dam (form archive) custodisce questo materiale secondo criteri visivi e morfologici, configurandosi come archivio vivente e dispositivo poetico. In bilico tra recupero e interferenza, la pratica di Longo rivela una silenziosa resistenza alla contemporaneità artificiale, trasformando il minimo frammento naturale in testimonianza di cura e di metamorfosi.

Premio Speciale AMPA a Marco Rossetti
Con un’installazione cinetica dedicata alla memoria frammentaria, Marco Rossetti mette in scena un’immagine divisa: la metà superiore di una fotografia resta fissa a parete, mentre la parte inferiore, montata su un carrello motorizzato, percorre un binario che attraversa lo spazio. Solo in un punto le due parti si ricompongono, per poi tornare a separarsi in un ciclo senza fine. Ispirata al “complesso-R”, la regione più antica del cervello, l’opera evoca istinti e ricordi primitivi, offrendo un’esperienza percettiva straniante che riflette sul rapporto tra immagine, memoria e assenza.

Le opere vincitrici, insieme a quelle dei finalisti e dei premi speciali, saranno esposte nel mese di dicembre presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. La mostra offrirà l’occasione di attraversare dal vivo le diverse ricerche presentate, confermando The Talent Prize come un osservatorio privilegiato sulle urgenze e le visioni dell’arte contemporanea italiana.



