La mostra del Talent Prize 2025 si configura come un dispositivo aperto, più che come una semplice esposizione collettiva. Il percorso, volutamente non gerarchico, invita lo spettatore a muoversi tra linguaggi differenti, mettendo in relazione la forte presenza delle opere video con installazioni e sculture che interrogano la materia, il corpo e l’idea stessa di permanenza. Ne emerge un racconto corale del presente, inteso non come tempo lineare, ma come campo di rovine, stratificazioni e ritorni.
Inaugurata il 19 dicembre 2024 alla presenza degli artisti, del curatore Ludovico Pratesi, del direttore di Inside Art Guido Talarico e della direttrice della GNAMC Renata Cristina Mazzantini, la mostra riunisce i lavori dei finalisti e dei vincitori della XVIII edizione: Guglielmo Maggini, Silvia Bigi, Federico Montaresi, Federica Mariani, Anouk Laure Chambaz, Andrea Mauti, Federica Rugnone, Meletios Meletiou, Giovanni Longo, Marco Rossetti, Ginevra Petrozzi, Matteo Pizzolante e Jimmy Milani. Un insieme eterogeneo che restituisce la complessità di una scena giovane, consapevole e attraversata da urgenze condivise.

L’immagine in movimento costituisce uno degli assi portanti dell’esposizione. Il lavoro di Federico Montaresi, …but i’ll be BACK before you’re DONE, costruisce un archivio iperstimolante di esplosioni tratte da cartoni animati, videogiochi, cinema e archivi reali, in cui reale e simulato collassano fino a perdere ogni distinzione. La ripetizione ossessiva della detonazione dissolve l’immagine, trasformandola in un dispositivo critico che interroga la spettacolarizzazione della violenza e la sua anestetizzazione mediatica.
Su un registro opposto si colloca la ricerca di Silvia Bigi, che in Are you nobody, too? parte da una fotografia familiare rimossa per costruire un lavoro di restituzione simbolica. Attraverso l’intelligenza artificiale, il volto indefinito della prozia Irma si anima delle parole di poetesse e scrittrici del passato, diventando una bandiera fragile ma tenace contro le cancellazioni della storia e della memoria collettiva.


Il video di Anouk Laure Chambaz, Di Notte, girato in 16mm in un territorio di confine tra Italia e Slovenia, immerge lo spettatore in un viaggio notturno senza meta. La strada, la foresta e la figura che canta una ninna nanna costruiscono una temporalità ciclica, scandita da loop visivi e sonori che rimandano al funzionamento della memoria traumatica: ritorni continui, mai identici, sospesi tra angoscia e tenerezza. Più secca e ironica è l’animazione di Federica Mariani, It’s not always easy to be a cop, un loop audio-visivo in cui i gesti di un agente di polizia durante una perquisizione si trasformano in una sorta di danza meccanica. Il potere, svuotato della sua autorità simbolica, emerge come automatismo fragile, equilibrio instabile tra dominio e perdita di senso.


Accanto all’immaterialità delle immagini in movimento, le installazioni lavorano sulla materia come traccia del presente. Horizon di Andrea Mauti si impone come una rovina contemporanea: scarti industriali, strutture metalliche deformate e sostanze bituminose evocano scenari apocalittici e processi di decomposizione. Non resti del passato, ma frammenti di un futuro già collassato, in cui la rovina diventa condizione attuale.
L’installazione di Meletios Meletiou, The Companion n.4, introduce una dimensione più fragile e onirica. Un peluche a grandezza umana, sospeso e trasparente, privato della sua funzione protettiva, invita a guardare dentro un vuoto che non è assenza ma possibilità narrativa. Illuminato da una luce rosa, l’oggetto si moltiplica e si riflette, oscillando tra memoria, gioco e sogno, come un compagno immaginario reso improvvisamente inquieto.


Le cesoie incise di Federica Rugnone, in Fai la brava, trasformano un oggetto quotidiano in un dispositivo politico. Le frasi raccolte in persiano e in italiano, nate dal dialogo con l’attivista Pegah Moshir Pour, rendono visibile la persistenza delle strutture patriarcali anche nei contesti occidentali, affidando al gesto del taglio una valenza ambigua: ferita, separazione, ma anche presa di parola. A queste ricerche si affianca il lavoro di Leonardo Petrucci, Ho ancora tante cose da dirti, che ha ricevuto la menzione della giuria. La replica in ottone del telefono cellulare utilizzato dall’artista fino al giorno della scomparsa della madre trasforma un oggetto intimo e quotidiano in un simbolo universale di perdita. Nella sua essenzialità formale, l’opera rende tangibile il peso dell’assenza, restituendolo allo spazio condiviso della mostra come esperienza collettiva del lutto.


Al centro del percorso si colloca infine Titano mio di Guglielmo Maggini, opera vincitrice della XVIII edizione. Il gruppo scultoreo, realizzato in ceramica smaltata e resina a partire da stampi storici della manifattura eugubina Fumanti, intreccia tempi e saperi diversi: il tempo industriale della resina e quello arcaico della ceramica. Ombrelliere, mascheroni e bugnati riemergono come forme fantasmatiche, restituendo alla scultura una funzione di riattivazione della memoria materiale e artigianale.



Completano il percorso le ricerche di Jimmy Milani, che con Scarabocchio monumentalizza un gesto infantile trasformandolo in simulazione pittorica controllata, e di Matteo Pizzolante, che in Ritratto e ritiro mette in relazione corpi iper-esposti e ritirati per riflettere sui limiti della presenza. I premi speciali assegnati a Ginevra Petrozzi, Giovanni Longo e Marco Rossetti ampliano ulteriormente l’orizzonte della mostra, introducendo temi legati alla trascendenza, all’archivio naturale e alla memoria frammentaria dell’immagine.




Nel suo insieme, il Talent Prize 2025 si presenta come un atlante critico del presente, in cui la forte presenza del video, affiancata da installazioni e sculture, restituisce la complessità di un tempo instabile, che l’arte sceglie di abitare senza semplificarlo. Ma il riconoscimento punta soprattutto i riflettori su una questione centrale, che nel corso dell’inaugurazione ha nominato il curatore Ludovico Pratesi, ovvero che «promuovere un giovane talento è quello che un Paese deve fare».
La mostra del Talent Prize 2025 nelle Sale Aldrovandi della GNAMC sarà aperta al pubblico fino al 18 gennaio 2026.


