Jeff Koons vince la disputa legale intentata dallo scultore e scenografo Michael Hayden che nel 2021 aveva accusato l’artista di aver utilizzato una sua scultura in diverse opere della serie Made in Heaven (1989-1990) senza il dovuto riconoscimento dei diritti d’autore. A stabilirlo un tribunale statunitense che, il 26 febbraio 2025, ha respinto la causa stabilendo era scaduto il tempo per avviare un’azione legale.
L’iconica serie di Koons
Il contenzioso si concentra su una scultura di Michael Hayden del 1988 creata per la performer Ilona Staller meglio conosciuta con lo pseudonimo di Cicciolina. Hayden aveva realizzato una scenografia composta da un serpente che si avvolgeva attorno ad una roccia sulla quale Staller si esibiva. Sarebbe proprio questo elemento a creare la disputa in quanto lo scenografo sostiene che Koons lo abbia utilizzato senza la dovuta autorizzazione.
Difatti l’artista, allora compagno di Staller, ha reso questo elemento parte di alcune opere chiave della serie Made in Heaven. Anche importanti rassegne ed eventi internazionali hanno esposto la serie, come la Biennale di Venezia del 1990.

La causa respinta per decorrenza dei termini
Sebbene fosse evidente l’utilizzo della scenografia di Hayden da parte di Koons e ci fossero tutti gli estremi per una causa, il tribunale ha riscontrato problematiche legate alle tempistiche. Lo scenografo ha infatti dichiarato di essere venuto a conoscenza di questo uso non autorizzato solo nel 2019: un suo conoscente ha segnalato a Hayden un articolo che trattava di una controversia legata alla serie Made in Heaven tra Staller e la casa d’aste Sotheby’s. Solo a questo punto lo scenografo ha deciso di registrare il copyright della sua scultura, per poi intentare una causa contro Jeff Koons per i mancati diritti a lui riconosciuti.
Da qui deriva la sentenza del giudice distrettuale Timothy Reif che ha rigettato la causa: poiché le opere di Koons erano già state ampiamente diffuse sui media a partire dal 1990, secondo la corte Hayden avrebbe avuto la possibilità e l’obbligo di individuare la presunta violazione in un periodo precedente. Per questo motivo, il tribunale ha ritenuto la denuncia fuori termine e quindi non più invalida.
Hayden ha dichiarato l’intenzione di ricorrere in appello nonostante l’esito negativo. Al di là del risultato finale e delle valutazioni estetiche, l’esperienza di Koons ha sicuramente avuto un impatto significativo sull’evoluzione della giurisprudenza.

Le accuse di plagio di Jeff Koons
Questo caso si inserisce in una lunga serie di controversie legali che hanno riguardato Koons nel corso della sua carriera, frequentemente accusato di appropriarsi in modo eccessivamente audace di opere preesistenti. L’artista, infatti, è stato coinvolto in diversi casi legali per presunta violazione dei diritti d’autore.
Un esempio celebre è “String of Puppies” (1992), in cui Art Rogers accusò Koons di aver copiato la sua fotografia “Puppies” per creare una scultura. La corte ha stabilito che l’opera di Koons era una riproduzione non autorizzata dell’immagine di Rogers, portando a una condanna per violazione dei diritti d’autore e del fair use.
Nel 2018, un tribunale francese ha ritenuto che l’opera “Fait d’Hiver“ di Koons costituisse plagio della fotografia pubblicitaria creata nel 1985 da Franck Davidovici per il marchio Naf Naf. La corte ha ordinato a Koons e al Centre Pompidou (che aveva esposto l’opera) di pagare un risarcimento a Davidovici.



