Milano Cortina 2026, che fine fanno gli oggetti delle Olimpiadi?

Frigoriferi, materassi, divise e perfino strumenti musicali vengono venduti o destinati al Terzo settore, dando una seconda vita agli oggetti delle Olimpiadi

Dalle piste innevate e dalle arene gremite ai magazzini. Dopo lo spettacolo dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, per una parte degli oggetti che hanno accompagnato la manifestazione è arrivato il momento di una seconda vita. Arredi, elettrodomestici, materiali tecnici e attrezzature utilizzati durante l’evento vengono infatti progressivamente dismessi, venduti o donati, con l’obiettivo dichiarato di prolungarne l’utilizzo anziché trasformarli in rifiuti. È il capitolo meno spettacolare, ma forse uno dei più curiosi, della cosiddetta legacy olimpica. La Fondazione Milano Cortina 2026 ha pubblicato tra la fine di luglio e l’inizio di agosto diverse manifestazioni di interesse rivolte in particolare a enti pubblici e organizzazioni non profit. L’obiettivo, spiega la Fondazione, è promuovere i principi dell’economia circolare attraverso il riuso e contribuire all’eredità lasciata dai Giochi.

L’elenco dei materiali restituisce indirettamente la dimensione logistica di una manifestazione come le Olimpiadi. Nei lotti compaiono materassi, piumini, pettorine, cordini per pass, frigoriferi e numerosi altri oggetti impiegati per allestire villaggi, strutture e spazi di servizio. Alcuni possono essere acquistati a prezzi contenuti: VITA segnala, per esempio, frigoriferi nuovi e ancora imballati proposti a partire da 100 euro. Ma tra le dotazioni più ordinarie emergono anche oggetti decisamente inattesi. Una delle manifestazioni di interesse comprende una scatola con un clarinetto, quattro violini, quattro flauti traversi e una tromba; in un’altra compaiono quattro violini, due trombe, uno spartito, un trombone e persino una bacchetta da direttore d’orchestra. Materiali che, una volta terminata la funzione per la quale erano stati acquistati, potrebbero trovare posto in associazioni, scuole o progetti sociali. Il passaggio dal grande evento al riuso racconta anche un aspetto spesso meno visibile delle Olimpiadi: dietro le competizioni esiste un’enorme infrastruttura temporanea composta da migliaia di oggetti, allestimenti e servizi. Una volta spenti i riflettori, stabilire cosa farne diventa parte integrante della gestione dell’evento. In questo caso, gli enti interessati possono presentare la propria candidatura per l’acquisto o la donazione entro le ore 12 del 4 settembre 2026; i beni assegnati dovranno poi essere ritirati nel deposito di Filago, in provincia di Bergamo.

La circolazione degli oggetti olimpici, del resto, era cominciata ben prima della chiusura dei Giochi. Durante Milano Cortina 2026, gadget e memorabilia avevano alimentato una vera e propria febbre da collezionismo: spille dedicate ai quartieri milanesi, mascotte, poster, accessori e persino le uniformi dei volontari erano diventati oggetti ricercati, con lunghe code nei temporary store e una successiva circolazione sulle piattaforme di seconda mano. Domus aveva raccontato come alcune spille fossero distribuite in appena 250 esemplari al giorno, mentre divise ufficiali e altri oggetti legati all’evento comparivano già su eBay e Vinted. A questa economia spontanea del souvenir si affianca quella, più istituzionale, dei veri cimeli olimpici. Nel giugno 2026, per esempio, una coppia composta dalle torce ufficiali olimpica e paralimpica “Essential” è stata aggiudicata in un’asta benefica per 6.600 euro. Progettate da Carlo Ratti Associati, le torce sono state concepite con un involucro minimale e aperto che lascia visibili i componenti tecnologici interni. Non tutti gli oggetti, naturalmente, finiscono sul mercato. Alcuni entrano direttamente nella memoria istituzionale dello sport. Le tute utilizzate durante i Giochi da Francesca Lollobrigida, Arianna Fontana e Chiara Betti, per esempio, sono state donate all’Olympic Museum di Losanna, entrando nella sua collezione permanente.