Con oltre 80.000 visitatori conquistati dalla sua inaugurazione lo scorso dicembre, la mostra Il Tempo del Futurismo alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea – sostenuta dal Ministero della Cultura e curata da Gabriele Simongini – è stata prorogata di due mesi e terminerà il 27 aprile, confermando il successo ottenuto.


Oltre 350 opere fra quadri, sculture, progetti, strumenti scientifici d’epoca, disegni, oggetti d’arredo, film, libri e manifesti, con un’attenzione alla matrice letteraria del movimento marinettiano che non ha precedenti, la mostra è multidisciplinare e multimediale e si concentra in particolare sul rapporto tra arte e scienza/tecnologia, puntando all’inclusività e rivolgendosi in primis alle nuove generazioni, anche per i numerosi eventi che la Galleria continua ad offrire e che mirano a vivacizzarne l’attività culturale.

Con la proroga, Il Tempo del Futurismo si rinnova, presentando alcuni nuovi capolavori di fondamentale importanza che si aggiungono eccezionalmente alla ricchissima selezione di opere esposte: lo studio de La città che sale di Umberto Boccioni del 1910, Ritmi di oggetti di Carlo Carrà del 1911 e Profumo di Luigi Russolo del 1910, provenienti dalla Pinacoteca di Brera e dal Mart di Rovereto. Diverse le collaborazioni che continuano a contribuire all’offerta culturale messa in campo: tra queste, quella con il MAXXI, che con l’apertura al pubblico di Casa Balla contribuisce ad ampliare discorso narrativo; con la Fondazione Magna Carta, promotrice di un programma di attività culturali con finalità pedagogiche; con il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci, per il prestito di numerosi oggetti che hanno arricchito la mostra anche con un taglio scientifico.

Infatti, a differenza delle passate esposizioni sul Futurismo, ciò che alla GNAM viene posto in risalto, è l’indagine sul rapporto tra arte e scienza, illustrando quel «completo rinnovamento della sensibilità umana avvenuto per effetto delle grandi scoperte scientifiche», posto alla base della corrente culturale. Una riflessione oggi più che mai attuale, in un mondo in cui sembra non esserci più tempo per la lentezza.



