Frankenstein a fumetti, il classico della letteratura britannica nell’adattamento di Georges Bess

Tributo a un classico della letteratura inglese, il Frankenstein di Bess racconta la dannazione del personaggio con bianco e nero

Non traggano in inganno le suggestioni classiche, inevitabili quando si affronta il racconto per immagini di un romanzo gotico, horror e fantascientifico che ha fatto la storia (composto fra il 1816 e il 1817, a oltre due secoli di distanza è ancora attualissimo). Il Frankenstein a fumetti del poliedrico Georges Bess, tra i più celebrati maestri della nona arte, conserva infatti dei fortissimi rimandi ai canoni tradizionali ma non è esule (tutt’altro) dal posizionarsi all’interno di un flusso narrativo moderno e accattivante. Proprio come era accaduto con il graphic novel Bram Stoker: Dracula, pubblicato in Italia da Magic Press, mentre in Francia entrambi i volumi sono editi da Glénat (l’adattamento del romanzo gotico di Mary Shelley è stato selezionato al festival internazionale del fumetto di Angoulême nel 2020). Magic Press presenta ora Mary Shelley: Frankenstein, con l’immagine di copertina realizzata a quattro mani dal maestro francese e dalla moglie Pia Bess.

Un graphic novel (cartonato, 208 pagine, 22 euro) che esalta la cifra stilistica di Georges Bess – autore classe 1947 –, conosciuto inizialmente in Scandinavia e negli Stati Uniti, si è definito nel tempo “mercenario” poiché abile a disegnare (su richiesta) in qualunque stile. Niente a che vedere con il delirio narcisistico del dottor Victor Frankenstein (“la mia passione si manifestò in gioventù: l’esplorazione dei segreti fisici e metafisici del mondo. Non la politica o la linguistica, ma i misteri della vita, del cielo e della terra”), da cui nasce un essere colossale e spaventoso (“quell’essere che avevo messo al mondo era un abominio. Un gigante orrido, ripugnate”) condannato alla solitudine, alla sofferenza, all’incomprensione e al rifiuto. 

Una figura segnata dal marchio della dannazione (“ovunque andassi recavo con me il mio inferno personale”), della quale Bess esalta le fattezze attraverso il suo tratto solido, il bianco e nero tanto profondo quanto elegante. Nel suo Frankenstein a fumetti le tavole sono intrise di momenti di tensione, avvolgendo il lettore in quello che è un (notevole) tributo al classico della letteratura britannica. Un romanzo che tratteggia la follia di uno scienziato visionario, privo di scrupoli, letteralmente ossessionato dall’idea di dare la vita in laboratorio (“il compito che mi attendeva era improbo, ma non potevo rinunciare a una tale opportunità. Disponevo finalmente di un corpo perfetto. Se fossi riuscito a ricostituirlo, avrei rivelato al mondo il mio genio”). Progetto, il suo, poi culminato nel “resuscitare” una creatura abominevole e indomita, quasi sacrilega, capace di affrontare – e sconfiggere – orde di umani e animali senza scrupoli (“non sapevo nulla, non capivo nulla. Ero il nulla. Solo un corpo dolorante, martoriato da cani e da bruti ubriachi”). 

Ma parlare di Frankenstein come di un semplice “mostro” non rende alcun merito. Piuttosto, è un “outsider” che – suo malgrado – testimonia l’intrinseca volontà di amare ed essere amati, il bisogno di “connettersi” con gli altri. Ma non ci riuscirà, in quanto sarà condannato non solo alla sofferenza, ma anche alla solitudine (“la foresta, da quel giorno, divenne il mio rifugio”). Nessun inganno: pur essendo un precursore del genere fantascientifico, il romanzo “Frankenstein; or, The Modern Prometheus” – questo il titolo originale dell’opera pubblicata nel 1818 e modificata da Mary Shelley per una seconda edizione del 1831 – non abbraccia l’universo del romanticismo. Piuttosto, rientra a pieno titolo (e con infinito merito) nella letteratura dell’orrore, incarnando una serie di suggestioni oggi sempre più centrali. Tutte suggestioni che Bess (noto in particolare per le sue collaborazioni con Alejandro Jodorowsky, attualmente risiede a Parigi) fa sue, per poi restituirle copiose al lettore.

Info: www.magicpressedizioni.it