Sculture nelle piazze di Roma, RUFA risponde alle polemiche: “L’immagine è un monumento alla verità di ogni giorno”

Roma

Doveva essere un momento di celebrazione della giovane creatività artistica, invece è diventato un terreno di scontro tra fazioni. L’installazione delle otto sculture in alcune piazze del centro storico di Roma, realizzate dagli studenti dell’accademia di Belle Arti RUFA ha fatto scandalo. Sono state definite agghiaccianti, brutte e, in un caso, quello della scultura Dal panino si va in piazza, raffigurante una porchetta di travertino, addirittura offensive. L’opera, in particolare, ha fatto sollevare gli animalisti, che ne hanno chiesto la rimozione.
L’iniziativa è nata dalla collaborazione tra l’accademia e il primo municipio, per abbellire alcuni angoli molto suggestivi del centro della Capitale.

Le opere non saranno certo di fascino indiscutibile, ma sono state realizzate da studenti in formazione, non da artisti professionisti. Ed è anzi incoraggiante il fatto che un’istituzione pubblica inneschi un dialogo con le giovani generazioni di creativi, facendoli cimentare per la prima volta con una committenza pubblica. I ragazzi si faranno le ossa, anche grazie a queste polemiche.

Ad ogni modo se uno degli obiettivi di un’opera è quello di innescare il dibattito, queste certamente ci sono riuscite. Al punto che alle critiche dei detrattori, RUFA ha replicato con una nota: “Crea più scandalo il travertino romano della realtà stessa. In un’epoca in cui nei musei e nelle grandissime collezioni abbiamo cavalli impagliati e squali immersi nella formaldeide, certo non ci aspettavamo che a fare rumore fosse una scultura classica, resa alla maniera della grande tradizione scultorea di animali romana”. E spiegano: “La scultura celebra la vita e la tradizione, non fa che immortalare a monumento quello che quotidianamente accade, un piatto che ci nutre in tantissime caratteristiche fraschette romane, legalmente e normalmente, ogni giorno. Piatto che celebra la compagnia tra persone, con un bicchiere di vino e un panino”.

A Roma questo dibattito sul gradimento delle opere pubbliche è avvenuto spesso. Uno dei casi più eclatanti fu la statua di Oliviero Rainaldi dedicata a Santo Giovanni Paolo II, uno dei Papi più influenti e iconici della storia contemporanea. Quella volta addirittura l’artista fu costretto a “correggere” la sua creazione. L’arte è così, può piacere o non piacere. Può permettersi anche di essere di cattivo gusto. Ma il suo scopo non deve essere puramente decorativo. Al decoro non devono certo pensarci gli artisti.

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Foto di Claudia Rolando.

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