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	<title>Contrappunto - INSIDEART</title>
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	<description>Magazine di arte contemporanea e cultura</description>
	<lastBuildDate>Fri, 18 Sep 2026 12:29:30 +0000</lastBuildDate>
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		<title>L’arte della cosa in sé. Intorno all’ultimo progetto di Pietro Fortuna</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/09/18/larte-della-cosa-in-se-intorno-allultimo-progetto-di-pietro-fortuna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ginevra De Pascalis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 12:29:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contrappunto]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[Pietro Fortuna affida a cinque severe forme d’acciaio il compito di correggere il nostro sguardo e restituire all’opera la sua autonomia.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Sono severe, piegate in maniera impeccabile, fissate da bulloni, costruite e pensate e pensate e costruite in maniera quasi ossessiva. Ma non per raggiungere una perfezione formale. Sono cinque, sorgono su una piccola collina attualmente arsa dal sole, ma che nell’inverno si colorerà di quel verde siciliano, anche lui impeccabile. E sorgono tra la Chiesa Madre di Quaroni, che anni fa, nel 1994, con il suo crollo pur parziale, sembrò performare il crollo di Gibellina nobilissima città dell’arte, e il Teatro, gigantesco scheletro svuotato di sogni voluto da Consagra che, a Gibellina, ha lasciato molti segni in quella sfrenata utopia che mosse l’allora sindaco e gran visionario Ludovico Corrao a immaginare un’altra città, un oltre il terremoto, un Grande Cretto sudario che ricopriva le macerie del piccolo paese della Valle del Belice distrutto dal terremoto del 14 gennaio 1968: Gibellina, appunto.&nbsp;</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="814" data-id="345838" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/20260904_141049-1024x814.jpg" alt="" class="wp-image-345838" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/20260904_141049-1024x814.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/20260904_141049-600x477.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/20260904_141049-768x611.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/20260904_141049.jpg 1397w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>“Folds”</strong></em>, così si chiamano le cinque <em>cose</em> in acciaio (io preferirei chiamarle creature, ma mi attengo al dettato dell’artista) che <strong>Pietro Fortuna</strong> ha fatto germogliare su quella collinetta, tagliando quell’incerto filo dell’orizzonte che unisce, come detto, la Chiesa di Quaroni al Teatro di Consagra. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Pietro Fortuna non è un artista facile (so che non prenderà bene l’attribuzione di questo aggettivo), ma cerco di esplicitarlo. Non è un artista facile, nel senso che ha un pensiero complesso che incrocia virtuosamente l’arte con la filosofia, trovando il nesso comune nella domanda che caratterizza entrambe: l’interrogazione sul come, piuttosto che sul perché.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma senz’altro Pietro Fortuna ha un’idea molto precisa dell’arte, di ciò che questa è e di ciò che questa rischia di diventare, se non già divenuta: l’essere per se stessa, emancipata da qualsiasi funzione rappresentativa – una cosa in sé, forse – e, di contro, l’essere oggi profondamente inquinata dall’informazione che sembra sempre precederla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I suoi “Folds”, sostantivo che in inglese ha una doppia valenza semantica: significa sia piega che contenitore, e in entrambe le parole risuona una sorta di asciuttezza formale, sono delle&nbsp;<em>cose</em>&nbsp;che non intendono rappresentare alcunché, ma semmai&nbsp;<em>piegarsi</em>&nbsp;a un’altra funzione: correggere il nostro sguardo, restituendolo non tanto alla priorità del paesaggio, sui cui tuttavia insistono, ma al riconoscimento che proprio quel nostro sguardo è imperfetto, perché viziato da una presunta centralità dell’umano quando invece è in gioco la possibilità di farsi pura essenza, aderendo a ciò che vede: “Quando guardo la croce il mio occhio diviene legno”, afferma Meister Eckhart. E&nbsp;da questo abbandono del primato umano, si può risalire all’origine del confronto – sempre aperto e mai risolto – tra natura e arte.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" data-id="345842" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/GCIAC-Installation-view-Pietro-Fortuna-1004-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-345842" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/GCIAC-Installation-view-Pietro-Fortuna-1004-1024x576.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/GCIAC-Installation-view-Pietro-Fortuna-1004-600x338.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/GCIAC-Installation-view-Pietro-Fortuna-1004-768x432.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/GCIAC-Installation-view-Pietro-Fortuna-1004-1536x864.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/GCIAC-Installation-view-Pietro-Fortuna-1004.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">La natura si dà la sua forma, non c’è intervento umano che possa eccedere, imporsi su questa legge naturale. Anche per questo l’artista non deve attribuire all’arte, che “è una specie di rincorsa tra il fare e il pensare”, sostiene Fortuna, funzioni non proprie o trasformarla in immagine. Se si lascia la&nbsp;<em>cosa</em>&nbsp;al suo destino di “simulacro, cioè presenza svuotata di senso, l’osservatore può riconsiderare tanto il suo apparire,&nbsp;<em>che cosa c’è?,</em>&nbsp;quanto il nostro percepire,&nbsp;<em>cosa vedo</em>? Può, quindi, liberarsi da quella&nbsp;“brama di afferrare e catalogare con cui frammentiamo la realtà, ponendoci come soggetti separati dai nostri oggetti”, conclude Fortuna. Per questo&nbsp;<em>Folds</em>&nbsp;non hanno bisogno di concedere più di tanto allo sguardo, rimanendo invece severe ma pur sempre vuote. Non hanno bisogno di porsi davanti a noi in modalità narrativa o seduttiva. Se hanno una funzione è quella di svuotare ciò che si attribuisce solitamente all’arte: funzioni, capacità di riscatto, di bonifica o altro, restituendola al suo puro essere.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E questo, con quell’ambizione che spesso caratterizza l’arte, è quanto queste cinque&nbsp;<em>cose</em>&nbsp;realizzate da Fortuna– a cura di Andrea Cusumano, accolte a Gibellina nel suo anno di capitale dell’arte contemporanea dove vi rimarranno permanentemente, si propongono di fare.&nbsp;&nbsp;</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="819" height="1024" data-id="345840" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/G-CIAC-Pietro-Fortuna-installation-view-1010-819x1024.jpg" alt="" class="wp-image-345840" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/G-CIAC-Pietro-Fortuna-installation-view-1010-819x1024.jpg 819w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/G-CIAC-Pietro-Fortuna-installation-view-1010-480x600.jpg 480w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/G-CIAC-Pietro-Fortuna-installation-view-1010-768x960.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/G-CIAC-Pietro-Fortuna-installation-view-1010-1229x1536.jpg 1229w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/G-CIAC-Pietro-Fortuna-installation-view-1010.jpg 1536w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /></figure>
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		<title>Viva la musica da esplorare e fantasticare</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/09/11/viva-la-musica-da-esplorare-e-fantasticare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ginevra De Pascalis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 08:42:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contrappunto]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[ref2026]]></category>
		<category><![CDATA[romaeuropafestival]]></category>
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					<description><![CDATA[Marclay e Barbieri aprono RomaEuropa Festival con due esperienze sonore che sfuggono alle forme convenzionali della musica. Un invito ad ascoltare il suono come materia viva]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Che cosa hanno in comune<strong> </strong>Christian Marclay e Caterina Barbieri? Uno americano, ormai oltre i 70 anni, grande inventore di storie attraverso collage di immagini, di frammenti di immagini, come un dilatato gioco visivo di cadavre esquis, che l&#8217;ha portato al superbo collage di sequenze cinematografiche <em>The clock</em>, celebrato alla Biennale di Venezia del 2011 con il Leone d&#8217;Oro. L&#8217;altra, <strong>Caterina Barbieri</strong>, giovane e talentuosissima musicista, compositrice, dotata di una voce distopicamente flautata. Apprezzata e conosciuta a livello internazionale anche per via della <strong>direzione della Biennale Musica di Venezia</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In comune i due, che la sera del 9 settembre si sono esibiti all&#8217;<strong>Auditorium Conciliazione di Roma</strong> per la seconda serata inaugurale di <strong>RomaEuropa Festival</strong>, hanno l&#8217;uso non tradizionale degli strumenti e l&#8217;idea, ancora meno tradizionale, del suono. Sì, anche Marclay è musicista e compositore.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="344995" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/3-Onceim_garagebis_@LiviaSaavedra-1024x683.jpeg" alt="" class="wp-image-344995" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/3-Onceim_garagebis_@LiviaSaavedra-1024x683.jpeg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/3-Onceim_garagebis_@LiviaSaavedra-600x400.jpeg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/3-Onceim_garagebis_@LiviaSaavedra-768x512.jpeg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/3-Onceim_garagebis_@LiviaSaavedra-1536x1024.jpeg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/3-Onceim_garagebis_@LiviaSaavedra.jpeg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">photo Livia Saavedra</figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Ma certo non sono gli unici, né i primi, a coltivare la decostruzione della musica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma se si entra nel loro suono, sembra di entrare in un corpo vivo da esplorare, e che riserva sorprese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel primo concerto di Marclay il mare sembra protagonista – o almeno così io l’ho vissuto – con l&#8217;andirivieni delle sue onde, i flussi, gli sciabordii. Tutto espresso attraverso un uso anomalo degli strumenti che raccontano momenti di speranza e picchi di infelicità, suoni e rumori, che accompagnano le migrazioni via mare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il secondo concerto di Barbieri e ONCEIM si presenta in una configurazione già anomala, con l&#8217;orchestra divisa in gruppi: da una parte gli archi, poi i fiati, e poi altri archi (i violini), e poi la batteria. E il suono che va in verticale. Sale, sale fino a raggiungere una vetta. Crescendo in potenza. E poi dilatandosi, come un enorme sudario elettronico, o come una lava che fuoriesce dalla bocca di un vulcano. Sommergendo tutto. E poi ritirandosi, anche qui mimando il movimento del mare.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="344991" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/26-04-09_CATERINA_BARBIERI_REWIRE_by_NAT_URAZMETOVA_117-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-344991" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/26-04-09_CATERINA_BARBIERI_REWIRE_by_NAT_URAZMETOVA_117-1-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/26-04-09_CATERINA_BARBIERI_REWIRE_by_NAT_URAZMETOVA_117-1-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/26-04-09_CATERINA_BARBIERI_REWIRE_by_NAT_URAZMETOVA_117-1-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/26-04-09_CATERINA_BARBIERI_REWIRE_by_NAT_URAZMETOVA_117-1-1536x1024.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/26-04-09_CATERINA_BARBIERI_REWIRE_by_NAT_URAZMETOVA_117-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Caterina Baribieri, Onceim, photo Nat Urazmetova</figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è drammaticità in quel suono, tanto che a volte sembra simulare un bombardamento, evocazione quasi obbligata nell’attuale momento storico. C&#8217;è potenza e c&#8217;è mistero. E poi irrompono delle voci, anche loro con un movimento espansivo e cariche di emotività. Cerchi concentrici che si aggrovigliano a suoni. E poi una voce, un canto quasi religioso, quello di Caterina Barbieri. La quale è protagonista dell’ultimo concerto. Più scenografico, a partire da come si presenta lei, un po’ Bjiork e un po’ sofisticata rockstar, e più misterioso per via del fumo che avvolge il palco. E il suono prende il ritmo di un lento zigzagare. Va avanti e indietro e poi viene squarciato dalla melodiosissima voce di Barbieri, sorta di canto gregoriano allucinato, complici anche le luci stroboscopiche e i flash che fendono il buio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’esperienza forte. Che segna brillantemente l&#8217;inizio della 41esima edizione di RomaEuropa&nbsp;festival.&nbsp;</p>
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		<title>Una Quadriennale fuori fuoco</title>
		<link>https://insideart.eu/2025/11/11/una-quadriennale-fuori-fuoco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ginevra De Pascalis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Nov 2025 12:51:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contrappunto]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Quadriennale]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
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					<description><![CDATA[Un’edizione che divide e fa discutere: la Quadriennale 2025 appare sospesa tra ricostruzione storica e presente incerto. Nel gioco di specchi tra curatori e artisti, chi racconta davvero il nostro tempo?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">«La mostra al piano di sopra non sembra essere la Quadriennale del 1935. La mostra al piano terra non sembra essere la Quadriennale del 2025». Questa è la battuta che circolava il giorno dell&#8217;inaugurazione della 18esima Quadriennale di Roma, e che ha continuato a circolare anche dopo. Perché? L’esposizione che ricostruisce la Quadriennale del &#8217;35 è piuttosto &#8220;defascistizzata&#8221;: dov&#8217;è la celebrazione di Mussolini e del ventennio che ormai era abbondantemente a metà?</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" data-id="316162" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/11/7_18aQuadriennale_2025_Fantastica_fotografia_Agostino_Osio_Alto-Piano_AGO1249-1370x1028-1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-316162" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/11/7_18aQuadriennale_2025_Fantastica_fotografia_Agostino_Osio_Alto-Piano_AGO1249-1370x1028-1-1024x768.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/11/7_18aQuadriennale_2025_Fantastica_fotografia_Agostino_Osio_Alto-Piano_AGO1249-1370x1028-1-600x450.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/11/7_18aQuadriennale_2025_Fantastica_fotografia_Agostino_Osio_Alto-Piano_AGO1249-1370x1028-1-768x576.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/11/7_18aQuadriennale_2025_Fantastica_fotografia_Agostino_Osio_Alto-Piano_AGO1249-1370x1028-1.jpg 1370w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" data-id="316164" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/11/16_18aQuadriennale_2025_Q1935_fotografia_Agostino_Osio_Alto-Piano_AGO1126-1370x1028-1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-316164" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/11/16_18aQuadriennale_2025_Q1935_fotografia_Agostino_Osio_Alto-Piano_AGO1126-1370x1028-1-1024x768.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/11/16_18aQuadriennale_2025_Q1935_fotografia_Agostino_Osio_Alto-Piano_AGO1126-1370x1028-1-600x450.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/11/16_18aQuadriennale_2025_Q1935_fotografia_Agostino_Osio_Alto-Piano_AGO1126-1370x1028-1-768x576.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/11/16_18aQuadriennale_2025_Q1935_fotografia_Agostino_Osio_Alto-Piano_AGO1126-1370x1028-1.jpg 1370w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" data-id="316165" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/11/20_18aQuadriennale_2025_Q1935_fotografia_Agostino_Osio_Alto-Piano_AGO1143-1370x1028-1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-316165" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/11/20_18aQuadriennale_2025_Q1935_fotografia_Agostino_Osio_Alto-Piano_AGO1143-1370x1028-1-1024x768.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/11/20_18aQuadriennale_2025_Q1935_fotografia_Agostino_Osio_Alto-Piano_AGO1143-1370x1028-1-600x450.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/11/20_18aQuadriennale_2025_Q1935_fotografia_Agostino_Osio_Alto-Piano_AGO1143-1370x1028-1-768x576.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/11/20_18aQuadriennale_2025_Q1935_fotografia_Agostino_Osio_Alto-Piano_AGO1143-1370x1028-1.jpg 1370w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">La Quadriennale di oggi, del 2025, sembra invece galleggiare un po&#8217; nel vuoto, leggermente fuori fuoco, per dirla con linguaggio fotografico, come se, nonostante guerre, emergenze di vario tipo, da quella climatica a quella politica, avesse un senso baloccarsi tra pitture, più o meno riuscite, mega installazioni non propriamente riuscite e candide dichiarazioni di preferenze di artisti, slegati fra di loro ma tenuti insieme solo dalla scelta squisitamente soggettiva del curatore. Discorso un po&#8217; diverso per la sezione (ops! Stavo per scrivere lo stand, lapsus significativo che cercherò di spiegare tra poco) di Alessandra Troncone, la più giovane dei cinque curatori incaricati dal compianto Luca Beatrice per fare il punto sull&#8217;arte italiana.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma è questa la fotografia di gruppo, attesa quattro anni, dell&#8217;arte italiana? Perché, è bene ricordarlo, la Quadriennale è la sola manifestazione esclusivamente dedicata alla nostra arte, tra altre nate in Italia – l&#8217;esempio più eclatante è la Biennale di Venezia, format di successo che tutto il mondo ci ha copiato – dove però gli artisti italiani sono sempre meno, fino a ridursi quasi ad ombre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Già, gli artisti. Ecco un primo punto dolente di questa Quadriennale. Gli artisti appaiono in secondo piano rispetto alla visibilità mediatica, acquisita da anni e rilanciata anche in questa occasione, dei curatori. Qui, insomma, non sembra essere in questione il loro lavoro, la loro ricerca. Per dirla in modo ancora più spiccio, specie gli addetti ai lavori (colpa loro? Certo, anche nostra) non vanno alla Quadriennale per vedere i lavori esposti. Ci vanno, piuttosto, per vedere le scelte fatte dai curatori per dare corpo ai loro concept.&nbsp;</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" data-id="316170" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/11/1118aquadriennale2025fantasticafotografiaagostinoosioalto-pianoago1265-scaled-1-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-316170" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/11/1118aquadriennale2025fantasticafotografiaagostinoosioalto-pianoago1265-scaled-1-1024x768.jpeg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/11/1118aquadriennale2025fantasticafotografiaagostinoosioalto-pianoago1265-scaled-1-600x450.jpeg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/11/1118aquadriennale2025fantasticafotografiaagostinoosioalto-pianoago1265-scaled-1-768x576.jpeg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/11/1118aquadriennale2025fantasticafotografiaagostinoosioalto-pianoago1265-scaled-1-1536x1152.jpeg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/11/1118aquadriennale2025fantasticafotografiaagostinoosioalto-pianoago1265-scaled-1.jpeg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Questo vizio, che va avanti da diversi anni, è particolarmente evidente, e penalizzante, in questa Quadriennale. Con il risultato che la qualità, la pregnanza del lavoro svolto dagli artisti risulta quasi ininfluente. E qui, per me, si apre un capitolo ancora più mesto, perché la responsabilità non è solo dei curatori o di chi fa il tifo per loro. Personalmente penso che se è vero che l&#8217;arte contemporanea stia attraversando un momento critico, ciò si deve, purtroppo, alla non sempre attiva capacità degli artisti di leggere, interpretare criticamente le conflittualità del presente. Se, in breve, la voce critica non si leva anzitutto dagli artisti, tutto il sistema ne risente come per un effetto domino, essendo loro la centralità dello stesso sistema. E la crescente prevalenza dei curatori non è che un segnale di questa realtà. È un discorso lungo e piuttosto doloroso che merita ben altro spazio di queste poche righe, tagliate anche un po&#8217; con l&#8217;accetta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma torniamo al Palazzo delle Esposizioni. Come hanno lavorato i curatori in uno spazio non facile, quasi perfetto per un altro tipo di evento, quale è il Palazzo di via Nazionale? È sembrato – non solo a me – che gli spazi dati a ciascun curatore fossero più simili a quelli di una fiera piuttosto che sezioni curate. Certo, l&#8217;architettura aulica e la pianta a stella del Palazzo delle Esposizioni non aiuta e tantomeno facilita il compito l&#8217;allestimento proposto dallo studio BRH+, apparso spesso confuso. Per orientarsi nelle cinque sezioni affidate da Beatrice a Luca Massimo Barbero, Francesco Bonami, Emanuela Mazzonis di Pralafera, Francesco Stocchi e Alessandra Troncone bisogna avere molta determinazione perché è facile perdersi tra i vari stop &amp; go degli spazi (difetto particolarmente evidente nella sezione di Bonami), tornare indietro, riprendere il filo curatoriale e così via vagando.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" data-id="316161" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/11/118aquadriennale2025fantasticafotografiaagostinoosioalto-pianoago1188-1024x768-1.jpg" alt="" class="wp-image-316161" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/11/118aquadriennale2025fantasticafotografiaagostinoosioalto-pianoago1188-1024x768-1.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/11/118aquadriennale2025fantasticafotografiaagostinoosioalto-pianoago1188-1024x768-1-600x450.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/11/118aquadriennale2025fantasticafotografiaagostinoosioalto-pianoago1188-1024x768-1-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Ma anch&#8217;io, non smentendo la tendenza generale, non sto parlando degli artisti. Dico subito le mie preferenze. Ho apprezzato i due lavori di Sassolino e anche il tentativo di Stocchi di far dialogare tra loro, in un allestimento più condiviso, gli artisti scelti da lui, sebbene abbia trovato abbastanza sacrificata Adelaide Cioni. Continuano a convincermi Vedovamazzei, ma ci sono diversi lavori dagli anni &#8217;90 in poi, e allora&#8230; allora non aggiungo altro. Ho apprezzato il tentativo di Alessandra Troncone di stare incollata al presente, proponendo tematiche attuali e artisti più giovani, come Federica di Pietrantonio, che si occupa lucidamente di intelligenza artificiale, e Antonio della Guardia, che ha tentato di problematizzare il dispositivo performance, ma nel cui spazio si trovano anche soluzioni molto scenografiche, come quella di Agnes Questionmark, che sono piaciute molto ai miei studenti, ma di cui mi convince meno proprio la spettacolarizzazione, sebbene stemperata da una certa ironia pop. </p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-11 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" data-id="316168" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/11/3_18aQuadriennale_2025_Fantastica_fotografia_Agostino_Osio_Alto-Piano_AGO1216-1370x1028-1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-316168" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/11/3_18aQuadriennale_2025_Fantastica_fotografia_Agostino_Osio_Alto-Piano_AGO1216-1370x1028-1-1024x768.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/11/3_18aQuadriennale_2025_Fantastica_fotografia_Agostino_Osio_Alto-Piano_AGO1216-1370x1028-1-600x450.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/11/3_18aQuadriennale_2025_Fantastica_fotografia_Agostino_Osio_Alto-Piano_AGO1216-1370x1028-1-768x576.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/11/3_18aQuadriennale_2025_Fantastica_fotografia_Agostino_Osio_Alto-Piano_AGO1216-1370x1028-1.jpg 1370w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Non mi ha convinto la pittura proposta da Barbero, non tanto perché, singolarmente gli artisti non siano più o meno bravi, ma perché insistere oggi sulla pittura, così spinta da mercato e richiesta dai collezionisti per mettersi al riparo da eventuali crisi, non penso sia un tema su cui riflettere in una grande mostra istituzionale, nonostante apprezzi l&#8217;onestà di Barbero quando afferma di proporre ciò che conosce meglio. Ho trovato Giulia Cenci molto penalizzata, ma, direi di più, snaturata in quello spazio d&#8217;apertura esagerato e molto simile a uno stand fieristico. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Potrei andare avanti, ma penso di aver detto fin troppo. E, ripensando alle tante e accese discussioni cui ho partecipato, alle tante critiche che ho ascoltato e a quelle che ho ritrovato edulcorate, direi che questa Quadriennale un obiettivo l&#8217;ha raggiunto: ci fa discutere. Non è poco.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Una Biennale dedicata agli studenti? È possibile. È di qualità. E anche lungimirante</title>
		<link>https://insideart.eu/2025/06/14/una-biennale-dedicata-agli-studenti-e-possibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ginevra De Pascalis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Jun 2025 10:42:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contrappunto]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[biennale]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>
		<category><![CDATA[palmadimaiorca]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://insideart.eu/?p=303872</guid>

					<description><![CDATA[Oltre studenti universitari provenienti da tutta Europa per la Biennale delle Università al suo esordio a Palma di Maiorca]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Mettete 300 studenti universitari e di belle arti provenienti da tutta Europa, anzi dalle migliori Università e Accademie europee, più un paio di istituzioni che arrivano da Oltreoceano: la Princeton University e il Columbia College di Chicago.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mettete poi un nutrito manipolo di docenti di queste realtà che affiancano i loro studenti. Collocate tutto in una bella isola delle Baleari, Palma di Maiorca, normalmente luogo di turismo al limite della colonizzazione da frotte di tedeschi e inglesi, amanti di birra più che di spiagge assolate, ma stavolta in tutt’altra versione. E immaginate a capo di questa storia un imprenditore illuminato, generoso e visionario, dove, una volta tanto, quest’aggettivo non suona retorico.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto questo è la Biennale delle Università (University Biennial) al suo esordio a Palma di Maiorca.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="693" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/06/wapp_3-1024x693.jpg" alt="" class="wp-image-303898" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/06/wapp_3-1024x693.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/06/wapp_3-600x406.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/06/wapp_3-768x519.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/06/wapp_3.jpg 1134w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Una bella storia, fatta non solo di bei progetti, caspita che qualità hanno questi giovani di cui spesso si parla male: fragili, incollati al cellulare e perennemente stanchi. E invece svegli, creativi, coinvolti! Una Biennale fatta anche di una bella atmosfera, di voglia di fare e di collaborare. Provo a raccontarla dall’interno, essendo stata parte della giuria internazionale che ha premiato i lavori migliori. </p>



<p class="wp-block-paragraph">«Il mio primo pensiero è stato creare relazioni internazionali per trasferire e condividere conoscenze. E poi far emergere Maiorca come centro universitario», comincia a raccontare Diego Gonzalez, che opera nella scienza della salute ma con una famiglia d’origine e frequentazioni molto creative, tra arti visive e teatro. A lui si deve l’idea di questa biennale che non ha, finora, uguali nel mondo. E come è maturato questo progetto? «Mi imbarazzo quasi a dirlo, perché tutto nasce dall’ammirazione per la Biennale di Venezia, un progetto così grandioso e ovviamente irripetibile. Mi sono chiesto cosa rimaneva fuori da questo evento eccezionale. L’arte emergente – mi sono detto – gli studenti in particolare. E allora perché non creare qualcosa che avesse a che fare con questo mondo? Era giusto un anno fa, giugno 2024, quando ho cominciato a parlarne con alcune persone che conosco: Ian Monroe, artista e curatore che insegna al Chelsea College of Arts di Londra, Roberto Sala, che insegna a Brera, a Venezia ne avevo parlato con l’Università di Princeton, che aveva accettato l’invito. E poi uno ha tirato l’altro, l’Accademia polacca ha chiamato quella Ucraina. E così via, si è creata la rete», conclude Gonzalez. </p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="605" height="404" data-id="303908" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/06/csm_fk1_impress-ha_mh_2014__3__5d3cdbb524.jpg" alt="" class="wp-image-303908" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/06/csm_fk1_impress-ha_mh_2014__3__5d3cdbb524.jpg 605w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/06/csm_fk1_impress-ha_mh_2014__3__5d3cdbb524-600x401.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 605px) 100vw, 605px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" data-id="303907" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/06/image_79951-1280x853-1-1024x682.jpeg" alt="" class="wp-image-303907" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/06/image_79951-1280x853-1-1024x682.jpeg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/06/image_79951-1280x853-1-600x400.jpeg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/06/image_79951-1280x853-1-768x512.jpeg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/06/image_79951-1280x853-1.jpeg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Così sono arrivati a Palma di Maiorca 300 studenti, ogni Accademia poteva selezionarne 10, accompagnati da un docente. Hanno vissuto e lavorato lì. La scuola universitaria ADEMA, sede delle attività scientifiche di Gonzalez e in parte della locale Accademia di Belle Arti, si è trasformata in un immenso atelier con una via vai costante di giovani. I quali si sono seriamente impegnati affrontando alcuni dei temi più all’ordine del giorno: l’impatto sociale del cambiamento climatico&nbsp; (l’Academy of Fine Arts di Gdańsk in Polonia), la guerra e l’esercizio di resilienza (Lviv Polytechnic National University, Ucraina), l’arte come terapia e le pratiche partecipative (Accademia di Brera), il corpo e i suoi conflitti (Università di Art e Design di Cluj-Napoca, Romania), l’Intelligenza Artificiale (Chelsea College of Arts), l’overtourism (Università Iuav di Venezia), il confine tra real e unreal, la transizione di genere e altri temi ancora. E qualcuno ha tirato fuori veramente dei bei lavori, grazie anche alla direzione affidata a una brava artista di Maiorca con curriculum internazionale: Amparo Sard, già Head of Studies del Fine Arts Degree della ADEMA University School.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="640" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/06/summa-mallorca-arte-contemporaneo-art-fair.jpg-1024x640.webp" alt="" class="wp-image-303897" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/06/summa-mallorca-arte-contemporaneo-art-fair.jpg-1024x640.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/06/summa-mallorca-arte-contemporaneo-art-fair.jpg-600x375.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/06/summa-mallorca-arte-contemporaneo-art-fair.jpg-768x480.webp 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/06/summa-mallorca-arte-contemporaneo-art-fair.jpg.webp 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Vedere così tanti giovani lavorare insieme, almeno apparentemente senza rivalità ma, anzi, con un forte spirito di coesione, vedere accanto a loro i prof., valorizzare il ruolo di quest’ultimi, finalmente e operativamente “ex cathedra”, respirare la curiosità, l’interesse che un’iniziativa del genere suscita tanto da avviare già in questa prima occasione una <strong>Mallora Art Week</strong> (dal 2 al 6 giugno), coagulando attorno a sé tante istituzioni straniere, musei e gallerie che hanno inaugurato negli stessi giorni, come si conviene alle migliori Art Week, sponsor (che non guastano mai), è un mix molto promettente che, dalla “ridente” Maiorca insegna qualcosa anche a noi in materia di “fare rete”.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il futuro? Continuare, l’appuntamento è tra due anni, «con le stesse accademie e università che hanno partecipato, se vorranno tornare, e altre nuove. Siamo aperti al confronto», aggiunge Diego Velasquez. Un invito anche a chi ancora non si è fatto avanti.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il senso della cultura per Papa Francesco</title>
		<link>https://insideart.eu/2025/04/23/il-senso-della-cultura-per-papa-francesco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Apr 2025 10:02:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contrappunto]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[papa francesco]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://insideart.eu/?p=299596</guid>

					<description><![CDATA[Bergoglio è stato l’unico pontefice seriamente interessato alle arti. E forse una ragione c’è, tra l’attenzione alle minoranze e alla donna]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>“L&#8217;ultimo rivoluzionario”</strong> ha titolato il quotidiano <strong>&#8220;Domani&#8221;</strong><em><strong> </strong></em>il pezzo sulla<strong> scomparsa</strong> di <strong>Papa Francesco</strong>. Che di commossi e attoniti necrologi, di appellativi non sempre congrui con l&#8217;essere Papa, di lacrime e di paure per come sarà il mondo senza quella voce che, unica, si levava contro la guerra, in due giorni ne ha collezionati moltissimi, pur tra ipocrisie e tentativi truffaldini di appropriarsi di questo papa già icona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto vero. Purtroppo, mi verrebbe da dire. Nel senso che Papa Francesco è stato tutto il bene che oggi si dice di lui, pur trattandosi di un “bene virtuale”, in quanto profondamente inascoltato, ma tutto questo “bene” rischia di scomparire con lui, venendo a mancare “l&#8217;ultimo rivoluzionario” che poi, come un uomo qualunque, confessava di non saper più che fare contro l&#8217;orrore di oggi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/04/b39d3d3a-00dd-40f4-9f42-ecdc20cf96d5-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-299611" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/04/b39d3d3a-00dd-40f4-9f42-ecdc20cf96d5-1024x576.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/04/b39d3d3a-00dd-40f4-9f42-ecdc20cf96d5-600x338.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/04/b39d3d3a-00dd-40f4-9f42-ecdc20cf96d5-768x432.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/04/b39d3d3a-00dd-40f4-9f42-ecdc20cf96d5-1536x864.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/04/b39d3d3a-00dd-40f4-9f42-ecdc20cf96d5.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Ma Papa Bergoglio è stato anche altro. È stato il pontefice seriamente interessato alla <strong>cultura</strong>. Solo Papa Francesco poteva immaginare, per la <strong>Biennale di Venezia</strong> di un anno fa, un <strong>Padiglione del Vaticano</strong> dentro un carcere, per giunta femminile. Obbligando quell’istituzione, divenuta il simbolo di tutte le carceri del mondo, ad aprire le proprie porte e a permettere l’ingresso di estranei, di visitatori più o meno interessati all’arte. Chiedendo, inoltre, che a fare da guida fossero le stesse carcerate, che così si erano ritrovate a interpretare e ad entrare nell’immaginario degli artisti. C’erano file e liste di attesa per varcare il carcere femminile della Giudecca. Ed è stata un’esperienza che ha restituito all’arte la sua voce forte, autorevole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non basta. Che io mi ricordi Papa Francesco è stato l’unico a voler incontrare artisti, registi, architetti, scrittori e poeti, convinto che “l&#8217;artista è&nbsp;colui o colei che ha il compito di aiutare l&#8217;umanità a non perdere la direzione, a non smarrire l&#8217;orizzonte della speranza”. Perché gli&nbsp;artisti&nbsp;“sanno pensare e … sono i custodi della bellezza che sa chinarsi sulle ferite del mondo”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ben altro dagli artisti “che ci fanno tanto divertire”, come disse goffamente Giuseppi quando gli concesse qualche ristoro ai tempi del Covid.&nbsp; A differenza di Conte, Bergoglio sapeva – testuale &#8211; che “la vera arte non&nbsp;è&nbsp;mai comoda”.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" data-id="299613" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/04/384a5780_19172632-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-299613" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/04/384a5780_19172632-1024x682.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/04/384a5780_19172632-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/04/384a5780_19172632-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/04/384a5780_19172632.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



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<div class="wp-block-image">
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<p class="wp-block-paragraph">L’incontro con gli artisti è avvenuto il 23 giugno 2023 e l’occasione erano i cinquanta anni della collezione d’Arte Moderna e Contemporanea dei musei Vaticani. Non so come il Papa e, immagino, il cardinale Ravasi<strong>,</strong> presidente emerito del Pontificio consiglio della cultura<strong>, </strong>abbiano scelto chi incontrare, ma ricordo molte immagini su Instagram e commenti felicemente sorpresi di tanti amici artisti che erano stati invitati. Poi, a febbraio 2025, c’è stato il Giubileo dedicato a loro, conclusosi con le <strong>mostra <em>Global Visual Poetry: traiettorie transnazionali nella Poesia Visiva</em></strong>, a cura di Raffaella Perna, e l’apertura di <strong>Conciliazione 5</strong>, con il ciclo di mostre, curate da Cristiana Perrella, che vogliono essere “una finestra d’arte su strada”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E non c’è solo la cultura. Papa Francesco è stato attento e sensibile su temi cruciali del nostro tempo, come il cambiamento climatico e l’Intelligenza Artificiale, denotando un’apertura mentale al di là di questioni religiose ed evangeliche. E senza intervenire direttamente nella dottrina, non modificando cioè sostanzialmente la posizione della Chiesa sulla sessualità e i temi legati al genere, ha però dichiarato di non poter giudicare i gay e ha condannato le <strong>leggi che criminalizzano le persone LGBTQI+,</strong> definendole “ingiuste”, in quanto “Dio ama tutti i suoi figli così come sono”.   </p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="601" data-id="299614" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/04/incontro-papa-francesco-200-artisti-capella-sistina-1024x601-1.jpg" alt="" class="wp-image-299614" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/04/incontro-papa-francesco-200-artisti-capella-sistina-1024x601-1.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/04/incontro-papa-francesco-200-artisti-capella-sistina-1024x601-1-600x352.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/04/incontro-papa-francesco-200-artisti-capella-sistina-1024x601-1-768x451.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



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<p class="wp-block-paragraph">Ci si poteva aspettare di più da un papa? Non penso. È già parecchio affermare che gay e transgender possono essere battezzati, è qualcosa verso il quale nessun pontefice si era mai spinto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stessa posizione, a mio parere, sull’aborto. Che Papa Francesco non poteva ammettere (avrebbe potuto continuare ad essere papa se lo avesse fatto o si sarebbe dovuto dimettere, e per ben altre ragioni da quelle di Ratzinger?). Eppure, anche se l’aborto resta un peccato per lui e per chi ha la fede, Bergoglio ha mostrato una sensibilità fuori dal comune verso la donna: dall’urgenza di intervenire contro la violenza di genere, ricordata anche nell’ultima preghiera il giorno di Pasqua, alla scelta di essere sepolto sotto la protezione di un’immagine femminile, la <em>Salus populi romani</em>, la Madonna che aveva pregato in tante occasioni nella basilica di Santa Maria Maggiore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi c’è un altro femminile, o almeno quello che si considera tale. L’invito a non aver paura di piangere, di mostrarsi deboli, fragili. Anzi, la rivendicazione del pianto come momento di verità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse solo da questa costellazione di sensibilità, da questa apertura al mondo, e a quello vero, si capisce, e si radica nel suo caso, il forte interesse verso la cultura. Intesa non come un territorio, o una pratica, estranea alla vita, alla sensibilità, all’amore, ma come parte integrante di questi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="534" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/04/edgenesis3_20250422091806568_ed37da6c23c414d02cfff1ddb2390e7d-1024x534.jpg" alt="" class="wp-image-299617" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/04/edgenesis3_20250422091806568_ed37da6c23c414d02cfff1ddb2390e7d-1024x534.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/04/edgenesis3_20250422091806568_ed37da6c23c414d02cfff1ddb2390e7d-600x313.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/04/edgenesis3_20250422091806568_ed37da6c23c414d02cfff1ddb2390e7d-768x400.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/04/edgenesis3_20250422091806568_ed37da6c23c414d02cfff1ddb2390e7d.jpg 1061w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<item>
		<title>Continuiamo a farci del male: &#8220;Thinking Italian&#8221; va a Parigi. Chissà perché</title>
		<link>https://insideart.eu/2025/03/21/continuiamo-a-farci-del-male-thinking-italian-va-a-parigi-chissa-perche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizia Carabelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Mar 2025 11:46:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ArtMarket]]></category>
		<category><![CDATA[Contrappunto]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[asta]]></category>
		<category><![CDATA[Christie's]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
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					<description><![CDATA[Lo spostamento da Milano a Parigi dell’asta dedicata all’arte italiana è solo l’ultimo colpo inflitto al nostro mercato dell’arte]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il 9 e il 10 aprile <strong>Christie’s</strong> farà due aste dedicate all’arte italiana. A <em>Thinking Italian</em>, questo l’affettuoso nome dato da un po’ di anni alle serate che celebrano la nostra arte, saranno presentati, tra altri, Manzoni, Fontana, Boetti, De Chirico e Scarpitta. Come dire? Il meglio del nostro Novecento. Che, però, non andrà all’incanto a Milano (la sede romana della potente casa d’asta di proprietà di François Pinault ha chiuso da tempo), ma a Parigi. Raddoppiando così l’appuntamento con il martello targato Christie’s nella capitale francese, visto che già in occasione di Art Basel plus si svolge un’asta dedicata all’arte italiana del Novecento. Senza pensare alle Italian Sale che da anni regnano sulla scena londinese in occasione della fiera Frieze.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="696" height="866" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/03/thinking_italian-696x866-1.jpg" alt="" class="wp-image-296598" style="width:306px;height:auto" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/03/thinking_italian-696x866-1.jpg 696w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/03/thinking_italian-696x866-1-482x600.jpg 482w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Lo spostamento da Milano a Parigi dell’asta dedicata all’arte italiana è solo l’ultima conseguenza, l’ultimo guasto, l’ultimo colpo inflitto al nostro già cagionevole mercato dell’arte a seguito della ottusa, scellerata e folle mancata riduzione dell’IVA, che ci avrebbe equiparato ai vicini Paesi europei che, approfittando di una norma UE che consentiva l’abbassamento dell’IVA per le transazioni artistiche, con il loro 5,5% (Francia), 6% (Belgio), 7&amp; (Germania), rispetto al nostro spropositato 22% (!!) risultano essere, di default, anche se non lo volessero, competitor sempre più agguerriti e sempre più attrezzati. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le nefaste conseguenze della <a href="https://insideart.eu/2025/02/05/nel-decreto-cultura-nessun-abbassamento-delliva-unaltra-delusione/">mancata riduzione dell’IVA</a> in materia di mercato dell’arte non si limitano, quindi, all’indebolimento delle nostre gallerie, che non a caso hanno cercato di farsi sentire scrivendo al Presidente del Consiglio e ai Ministri della Cultura, dell&#8217;Economia e delle Imprese una vibrata protesta, ma coinvolgono tutto il nostro sistema dell’arte, azzoppando, con colpevole miopia, quel suo fondamentale tassello che è, appunto, il mercato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia, facendo quasi il verso alla retorica del Belpaese, sono andati e continueranno ad andare in mostra le opere che andranno invece in asta a Parigi. Sul solco di un rinnovato modello di Gran tour, i preziosi lotti apparecchiati da Christie’s si sono, infatti, già visti a Roma e a Torino e si vedranno ancora a Palazzo Clerici, sede Christie’s di Milano, il 25 e il 26 marzo. Ma gli affari veri si faranno altrove.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/03/Miart-22-1024x683.webp" alt="" class="wp-image-296599" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/03/Miart-22-1024x683.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/03/Miart-22-600x400.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/03/Miart-22-768x512.webp 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/03/Miart-22.webp 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Contravvenendo a quella strana, e un po’ pelosa ritrosia che spesso gli artisti mostrano verso il mercato, da Cattelan a Pistoletto, passando per Icaro, Paolini, Griffa, Tirelli e altri, si sono fatti sentire anche gli artisti, <a href="https://insideart.eu/2025/02/10/italics-lancia-lallarme-liva-mette-in-ginocchio-il-mercato-italiano/">appoggiando la protesta dei galleristi</a>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, la protesta e la paura di ritrovarsi in un “deserto culturale”, come hanno affermato gli artisti, è unanime. Come altrettanto unanime, da destra a sinistra, di qualunque governo di qualunque colore, è il disinteresse verso il mercato dell’arte, come giustamente ha sottolineato Alberto Fiz. Come se questo fosse un mondo poco pulito, da tenere d’occhio, popolato da riccastri sfaccendati e un po’ imbroglioni.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="823" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/03/bc8ae65d86c744015174670cb313e76f-l-1024x823.webp" alt="" class="wp-image-296600" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/03/bc8ae65d86c744015174670cb313e76f-l-1024x823.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/03/bc8ae65d86c744015174670cb313e76f-l-600x482.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/03/bc8ae65d86c744015174670cb313e76f-l-768x617.webp 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/03/bc8ae65d86c744015174670cb313e76f-l-1536x1235.webp 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/03/bc8ae65d86c744015174670cb313e76f-l.webp 1821w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">E se è vero che nel mercato dell’arte circola ancora del nero, molto si deve alla tassazione insensata e proibitiva che grava su di esso che, non solo spinge i collezionisti a comprare all’estero e, se comprano in Italia, a pagare in cash, ma spinge anche i nostri galleristi a evadere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un meccanismo folle, un corto circuito che non fa bene a nessuno, insomma. E dire che di promesse, anche recentemente, anche un anno fa sono state fatte. Sembrava che fosse finalmente il primo governo dichiaratamente di destra a mettere mano in questa situazione insostenibile, che peraltro impiega molta forza lavoro e genera un indotto non indifferente, considerando anche le tante fiere che si svolgono in Italia. E invece niente. Solo promesse.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fino a quando? Fino, forse, a un prossimo governo di sinistra? Mah. &nbsp; &nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Tifiamo Pistoletto! Contro gli stereotipi che vedono l’arte lontana dalla realtà</title>
		<link>https://insideart.eu/2025/02/27/tifiamo-pistoletto-contro-gli-stereotipi-che-vedono-larte-lontana-dalla-realta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Feb 2025 10:23:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contrappunto]]></category>
		<category><![CDATA[Cittadellarte]]></category>
		<category><![CDATA[nobel per la pace]]></category>
		<category><![CDATA[pace preventiva]]></category>
		<category><![CDATA[pistoletto]]></category>
		<category><![CDATA[Terzo Paradiso]]></category>
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					<description><![CDATA[Facciamo il punto sulla candidatura di Pistoletto al Premio Nobel per la Pace, una sfida per l'arte contemporanea]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Si è detto in passato che la realizzazione di Cittadellarte fosse l’ultima grande opera di Pistoletto e che lui lavori &#8211; ancora molto e molto apprezzato &#8211; per sostenere questa ambiziosa impresa, volta a trasmettere ai giovani una prospettiva di vita con al centro l’arte come motore di una trasformazione responsabile e inclusiva della società.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi queste sono parole piuttosto abusate ma, nel caso di Pistoletto, che peraltro ha cominciato a pronunciarle in tempi non sospetti, sono fondate. E basterebbe questo suo impegno verso le generazioni future per giustificare la candidatura al Premio Nobel avanzata dalla Fondazione Gorbachev e accolta favorevolmente a Oslo. Non a caso, quando l’artista ne è stato informato, l’ha accolta «non come un premio personale per ciò che ho fatto finora, ma come impegno per il lavoro futuro».</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-15 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" data-id="294187" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/02/Slide-SITO-1644x1644-Pistoletto-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-294187" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/02/Slide-SITO-1644x1644-Pistoletto-1024x1024.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/02/Slide-SITO-1644x1644-Pistoletto-600x600.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/02/Slide-SITO-1644x1644-Pistoletto-300x300.jpg 300w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/02/Slide-SITO-1644x1644-Pistoletto-768x768.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/02/Slide-SITO-1644x1644-Pistoletto-1536x1536.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/02/Slide-SITO-1644x1644-Pistoletto.jpg 1644w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Ma c’è dell’altro che motiva la nomina. Molto altro. Scandito attraverso tappe inequivocabili che hanno costellato l’intera attività di Pistoletto. Non staremo qui a ricordare il tratto innovativo della sua arte degli inizi: la performance con il gruppo Zoo creato insieme alla sua preziosa e inseparabile compagna Maria Pioppi o, molti anni dopo, all’inizio dei Novanta, quando è stato il primo artista occidentale a entrare in una Sarajevo ancora non del tutto pacificata per sostenere il nascente Museo Ars Aevi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ripercorreremo solo due momenti, ma salienti. Nel 2003, quando l’idea di guerra preventiva prende corpo individuando nell’Iraq di Saddam Hussein la centrale del male, Pistoletto rilancia e contrappone l&#8217;idea di “pace preventiva”. È il Terzo Paradiso, che l’artista ha realizzato ovunque, rischiando a volte di sembrare ostaggio di un certo protagonismo, a dare forma plastica – i due cerchi dell’infinito tenuti insieme da un anello centrale – a un forte messaggio spirituale: l’armonia tra gli opposti, tra elementi antitetici come natura e tecnologia, uomo e ambiente, il sé e l&#8217;altro. Confermando quella capacità di prefigurare il futuro propria della vera arte, l’obiettivo è attivare le coscienze prima che i conflitti ambientali e politici diventino insostenibili. «Agire oggi per evitare i conflitti del futuro», come dice lui.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-16 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="681" data-id="294188" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/02/sede_terzo-paradiso-1024x681.jpg" alt="" class="wp-image-294188" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/02/sede_terzo-paradiso-1024x681.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/02/sede_terzo-paradiso-600x399.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/02/sede_terzo-paradiso-768x511.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/02/sede_terzo-paradiso.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Nel 2023, la mostra a Palazzo Reale di Milano, intitolata “Preventive Peace”, è l’occasione per lanciare la call internazionale “Preventive Peace Path”, che unisce migliaia di persone per creare delle &#8220;linee&#8221; in diversi angoli del mondo in grado di mettere in evidenza la bruttezza della nostra società. E a novembre un suo discorso apre i lavori per l&#8217;High Level Ministerial Dialogue on Education for Peace all&#8217;Assemblea Generale dell&#8217;UNESCO. Pistoletto, dunque, costruttore e ambasciatore di una pace duratura, a capo di quel nutrito gruppo, sparso in tutto il mondo, di ambasciatori del Terzo Paradiso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma cos’è la pace veramente per lui? «Per me significa non avere come scopo il nutrimento istintivo dell’animale, che si traduce nella cultura possessiva dell’essere umano tesa a nutrirsi culturalmente e anche fisicamente sopprimendo i suoi simili. Con la ‘parola’ pace, dunque, intendo una vera e propria rifondazione del pensiero». E poi aggiunge: «Non è necessario utilizzare la parola ‘pace’ in ogni progetto, ma agire in modo che si realizzi veramente lavorando a un progresso pacifico costante, esteso globalmente attraverso ogni ambito del tessuto sociale».</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-17 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="294185" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/02/3-1024x683-1.jpg" alt="" class="wp-image-294185" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/02/3-1024x683-1.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/02/3-1024x683-1-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2025/02/3-1024x683-1-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Quindi, centrali sono il pensiero critico di cui l’arte è espressione e l’impegno costante per una pace duratura che permea l’intera società. Ma una tale visione, alta e con al centro una pratica, l’arte, in particolare contemporanea, che non sempre è capita e apprezzata dal pubblico, riuscirà a bucare la sensibilità collettiva, quel muro di gomma che spesso si frappone tra gli artisti e il mondo intorno? Ricordiamo, a tal proposito, le polemiche per la candidatura, e la successiva aggiudicazione, del Premio Nobel per la Letteratura a Bob Dylan. Certo, il sommo musicista americano, non andando a Oslo a ricevere il premio, non ha aiutato a smorzare i rumours. E, prima di lui, ricordiamo la sorpresa pelosa, le battute quando ad essere premiato fu Dario Fo. Un giullare, un attore? E che c’entra col Nobel? Sembra, insomma, che la cultura, nelle sue varie espressioni, sia vista, e debba rimanere, estranea all’agire sociale che motiva un Premio Nobel. È uno stereotipo duro a morire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Noi, ovviamente, facciamo il tifo per Michelangelo Pistoletto. Per lui e per la sua idea di pace e di società.</p>
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		<title>Comedian, tra Nicolas Bourriaud, la rete e gli NFT</title>
		<link>https://insideart.eu/2024/12/06/comedian-tra-nicolas-bourriaud-la-rete-e-gli-nft/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Adriana Polveroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Dec 2024 21:33:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contrappunto]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[L'opera di Cattelan ha trasformato l'arte in vero e proprio "sito di navigazione". Che ci piaccia o no, è un vero cambio di paradigma]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nel suo libro <em>Postproduction</em>, il critico d’arte francese Nicolas Bourriaud scriveva che «l’arte non è più il punto terminale del ‘processo creativo’ […] ma un sito di navigazione, un portale, un generatore di attività».&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Era il 2004 e allora, come forse a qualcuno ancora oggi, quelle parole apparvero sì seducenti, ma assai enigmatiche. Anni dopo, la curatrice e art writer americana Ceci Moss affermava che «l’opera non è inerte e chiusa, ma evolve all’interno della sua situazione di rete […] un’opera d’arte espansa<br>riproduce, viaggia e accelera attraverso diversi spazi e forme, ricostituendosi di volta<br>in volta». Anche allora parole che profumavano di nuovo, ma dal significato lievemente oscuro.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/12/banana-cattelan-scaled-1-1024x683.webp" alt="" class="wp-image-265248" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/12/banana-cattelan-scaled-1-1024x683.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/12/banana-cattelan-scaled-1-600x400.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/12/banana-cattelan-scaled-1-768x512.webp 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/12/banana-cattelan-scaled-1-1536x1025.webp 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/12/banana-cattelan-scaled-1-2048x1366.webp 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Ci ha pensato <em>Comedian</em> a chiarire il pensiero dei due teorici. E sì, la banana più ghiotta (c’è sempre qualcuno disposto a qualunque cosa pur di mangiarsela), e più famosa del mondo e tutto il sequel che ne è nato dal 2019, anno in cui viene presentata per la prima volta nello stand della galleria parigina Perrotin e venduta a 120mila dollari in occasione di Art Basel Miami Beach, finalmente dà sostanza vera all’idea di Bourriaud dell’arte non più come oggetto (ma questo lo sapevamo), ma come un “sito di navigazione”.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Comedian</em>, criticata da più parti, da altri vista come lo smascheramento definitivo dei guasti che hanno stravolto il sistema dell’arte – una sorta di proclama che il “re è nudo” –, al di là delle valutazioni, è ad oggi il punto terminale, il “generatore di attività”, come diceva ancora Bourriaud, di un processo (o di un farsa) che unisce in una feroce strozzatura mercato dell’arte, mondo della comunicazione, meme compresi, e mondo delle criptovalute. Infatti, come dice Ceci Moss, <em>Comedian</em> “non è inerte, ma evolve all’interno della sua situazione di rete, ricostituendosi di volta in volta”. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1200" height="787" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/12/801749a612c06ab07dda725b05305426714e2294-2000x1311-1.avif" alt="" class="wp-image-265249"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Ha generato performance, la prima <em>Hungry Artist</em> dell’artista David Datuna &#8211; il primo a staccarla dal nastro adesivo e a mangiarsela davanti a una selva di telefonini e il video, pubblicato sul profilo Instagram dell’artista, in un giorno arrivò a sfiorare 60mila visualizzazioni– fino al clamore mediatico e planetario della performance di Justin Sun che, dopo averla pagata oltre 6 milioni di dollari, se l’è mangiata, anche lui a favore di telecamera. Dando manforte, probabilmente suo malgrado, alle riflessioni di Bourriaud e Moss, allorché, dopo l’acquisto di <em>Comedian</em>, ha affermato che «essa rappresenta un fenomeno culturale che connette i mondi dell’arte, dei meme e della comunità delle criptovalute».</p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui vale la pena fermarsi un attimo per ricordare che Justin Sun non è solo un collezionista ricco e dotato di acume performativo. Prima di questo, è il fondatore della piattaforma di criptovalute Tron che, come tutte le criptovalute, ha largamente beneficiato della rielezione di Donald Trump, tanto che si dice in giro che per lui 6 milioni di dollari equivalgano a 600mila euro per un altro riccastro con il prurito dell’arte. E poi c’è il fatto che una casa d’asta come Sotheby’s, chiacchierata negli ultimi tempi per la sua presunta crisi, si è aperta alle criptovalute (segno di crisi o dei tempi?) le quali, quindi, entrano nel mercato dell’arte dal salotto buono.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="900" height="592" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/12/BANANA-CATTELAN-900x592-1.jpg" alt="" class="wp-image-265250" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/12/BANANA-CATTELAN-900x592-1.jpg 900w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/12/BANANA-CATTELAN-900x592-1-600x395.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/12/BANANA-CATTELAN-900x592-1-768x505.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Ma c’è ancora dell’altro: dalle cripto agli NFT. La furbata di Sun di mangiarsi la banana ha trasformato <em>Comedian</em> appiccicata al muro in una sorta di NFT (ne parla Giorgia Aprosio su Domus), perché la banana non c’è più, come in effetti era già sparita nella bocca di Datuna nel 2019, ma rimangono le puntuali istruzioni date da Cattelan sulla sua possibile sostituzione e su come riappenderla, con il posizionamento obliquo dello scotch. Un po’ come aveva fatto Damien Hirst nel 2022 quando aveva bruciato le sue opere per realizzare degli NFT. Ma allora era l’artista stesso a operare la trasformazione. Ora, invece, a farlo è qualcun altro che agisce nel “campo di navigazione” attivato da Cattelan. &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, è solo vero in parte quello che scrive Cristian Caliandro, quando dice che, dopo il covid, tutto è cambiato fuorché il mercato dell’arte. Perché stavolta, che ci piaccia o meno, siamo di fronte a un vero cambio di paradigma. L’opera, <em>Comedian</em>, non solo svela la follia del mercato dell’arte, ma diventa qualcos’altro, vive nella rete e genera altre cose, e fa sempre più parte del mondo della comunicazione piuttosto che di quello dell’arte. Mettendo in dubbio la sussistenza stessa dell’arte per come l’abbiamo conosciuta, più o meno, fino ad oggi. </p>
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		<title>Arte e moda, incontro fertile o l&#8217;arte rischia di essere cannibalizzata? </title>
		<link>https://insideart.eu/2024/11/21/arte-e-moda-incontro-fertile-o-larte-rischia-di-essere-cannibalizzata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ginevra De Pascalis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Nov 2024 08:40:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contrappunto]]></category>
		<category><![CDATA[Focus on]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
		<category><![CDATA[newyork]]></category>
		<category><![CDATA[Sotheby's]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalla crisi dei mercati allo spettro del fast fashion, molta arte slitta verso il lusso, ma la vera sfida è sperimentare pratiche innovative]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Riprendiamo una riflessione iniziata poco tempo fa. Parliamo di quella sorta di tempesta perfetta: <a href="https://insideart.eu/2024/10/01/il-mercato-dellarte-e-in-crisi-si-forse-ma-forse-no/">la (presunta) crisi</a> che sembra investire il mercato della moda e quello dell’arte. I dati sono noti, ma è bene riepilogarli brevemente: recente crollo dei profitti dell’88% e calo del 25% nelle vendite d&#8217;asta per Sotheby’s ma, d&#8217;altra parte segnaliamo il recente sold out a New York della stessa casa d&#8217;asta per la <strong>collezione Sydell Miller</strong> o la cifra capogiro assegnata alla discussa <strong><a href="https://insideart.eu/2024/11/21/la-banana-di-cattelan-venduta-per-62-milioni-di-dollari/">banana di Cattelan</a></strong>, una serie di fiere che hanno faticato quanto a risultati di vendita e, dall’altra parte, quella della moda, una crisi seria che vede una delle ragioni, l’origine della (possibile) tempesta perfetta nella stagnazione della Cina. Dove, peraltro, se si vendono meno prodotti di LVHM, meno borse e meno gioielli Bvlgari, c’è il rischio che un gigante della telefonia locale come Xiaomi entri a gamba tesa nel fashion e allora, sì, che potrebbero essere guai seri. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="606" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/cover-1-1024x606-1.webp" alt="" class="wp-image-264120" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/cover-1-1024x606-1.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/cover-1-1024x606-1-600x355.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/cover-1-1024x606-1-768x455.webp 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La Cina già sta sparigliando le carte con i suoi siti di vendita online di moda, <strong>Shein </strong>e<strong> Temu</strong>, dove si comprano a prezzi stralciati vestiti, accessori e quant’altro faccia moda superaccessibile. Senza dimenticare che queste due aziende hanno annullato le sedi fisiche per la vendita e la comunicazione, ma hanno un alto “tasso materico”, poiché contribuiscono fortemente all’inquinamento del pianeta essendo tra i protagonisti del fast fashion le cui mefitiche ricadute si abbattono soprattutto sui Paesi poveri, africani e sudamericani. Questo è un problema enorme che, prima o poi, andrà affrontato seriamente. Ma limitiamoci ora a cercare di capire se c’è una strada percorribile oltre la strettoia critica.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/Atacama.jpg" alt="" class="wp-image-264122" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/Atacama.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/Atacama-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/Atacama-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">«Stavamo preparando una mostra su Gianni Pettena nel mio atelier. Lui arriva e mi regala una foto con il mare che cancella una scritta. Io esclamo: Che bello! Avevo anche un altro suo lavoro e, insomma, mi viene l’idea di farci un vestito. Glielo chiedo e lui … semplicemente entusiasta!». A raccontare l’inizio di una fertile collaborazione con gli artisti è <strong>Maria Calderara</strong>, nota stilista milanese, collezionista, appassionata d’arte e dotata di un occhio fuori dal comune che le fa intravedere nel lavoro dell’artista possibilità espressive per una sua creazione di moda. Così, da quella volta che sembra quasi un azzardo, nascono una serie di collezioni ispirate dalle opere degli artisti. Dopo l’ “anarchitetto”, al secolo Gianni Pettena, è la volta di Luca Maria Patella, poi <a href="https://insideart.eu/2023/09/20/moda-e-arti-visive-maria-calderara-incontra-antonio-scaccabarozzi/">Antonio Scaccabarozzi</a>, <a href="https://insideart.eu/2024/02/07/lultimo-progetto-di-eugenio-tibaldi-incontra-la-moda/">Eugenio Tibaldi</a>, legato a Caldarara da una lunga frequentazione e, da ultimo, <a href="https://insideart.eu/2024/07/18/touch-maria-calderara-lancia-una-collezione-ispirata-a-piero-manzoni/">Piero Manzoni</a>. Il top, insomma, concretizzatosi anche per via dei brillanti precedenti. Ma, oltre il piacere di lavorare con gli artisti – «mi diverto tantissimo», afferma Maria Calderara –&nbsp;ci sono anche risultati interessanti in termini di vendite. «Gli abiti piacciono molto. Ho venduto e sto vendendo queste collezioni anche all’estero», aggiunge l&#8217;artista. &nbsp;&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-18 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="264118" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/5.-Maria-Calderara-Speaking-Birds-FW-2425-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-264118" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/5.-Maria-Calderara-Speaking-Birds-FW-2425-1-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/5.-Maria-Calderara-Speaking-Birds-FW-2425-1-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/5.-Maria-Calderara-Speaking-Birds-FW-2425-1-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/5.-Maria-Calderara-Speaking-Birds-FW-2425-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="264117" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/3.-Maria-Calderara-Speaking-Birds-FW-2425-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-264117" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/3.-Maria-Calderara-Speaking-Birds-FW-2425-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/3.-Maria-Calderara-Speaking-Birds-FW-2425-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/3.-Maria-Calderara-Speaking-Birds-FW-2425-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/3.-Maria-Calderara-Speaking-Birds-FW-2425.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="535" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/c3512_1.jpg.webp" alt="" class="wp-image-264119" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/c3512_1.jpg.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/c3512_1.jpg-600x313.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/c3512_1.jpg-768x401.webp 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di esperimenti, pratiche che escono dall’orizzonte consueto e si avventurano su strade che forse non saranno del tutto nuove, ma non sono nemmeno quelle più convenzionali, in una parola scontate, e che dimostrano che, almeno, qualcuno ci prova ad invertire il mood. E, a volte, è questo che fa la differenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi ci ha provato, forte dell’appoggio alle spalle di un marchio più che solido, ma che poteva anche mettere a rischio dato il carattere sperimentale del progetto, è stata, ed è, <strong>Maria Grazia Chiuri</strong>, acclamata stilista di Dior.&nbsp;Chiuri ha sposato la causa femminista, invitando tante artiste, giovani e non giovani, a progettare il set delle sfilate. Silvia Giambrone, <a href="https://insideart.eu/2023/02/07/pensati-libera-claire-fontaine-firma-labito-dior-di-chiara-ferragni-a-sanremo/">Claire Fontaine</a>, Marinella Bettineschi, <a href="https://insideart.eu/2023/09/26/not-her-lopera-di-elena-bellantoni-apre-la-sfilata-di-dior-nel-segno-del-femminismo/">Elena Bellantoni</a>, Marinella Senatore, Anna Paparatti, Marta Roberti sono alcune delle artiste che hanno lasciato il loro segno nella maison Dior. «La collaborazione funziona perché entrambi i settori ne beneficiano. Le artiste coinvolte da Maria Grazia Chiuri in realtà ispirano anche la stilista nelle sue creazioni e le artiste ne guadagnano non solo in termini di visibilità, ma anche perché spesso, per la prima volta, hanno a disposizione mezzi e spazio per realizzare vere e proprie installazioni di arte pubblica», spiega <strong>Paola Ugolini</strong>, curatrice del progetto voluto da Chiuri. «Non si può essere sempre in crescita e se i mercati sono entrambi in crisi dipende anche da fattori geopolitici che giocano contro il desiderio di acquistare beni di lusso», conclude Ugolini.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-19 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="679" data-id="264116" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/cover-Bellantoni-1024x679.webp" alt="" class="wp-image-264116" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/cover-Bellantoni-1024x679.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/cover-Bellantoni-600x398.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/cover-Bellantoni-768x509.webp 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/cover-Bellantoni.webp 1035w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Elena Bellantoni per Dior</figcaption></figure>
</figure>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-20 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" data-id="264115" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/versailles-dior-silvia-giambrone-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-264115" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/versailles-dior-silvia-giambrone-1024x576.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/versailles-dior-silvia-giambrone-600x338.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/versailles-dior-silvia-giambrone-768x432.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/versailles-dior-silvia-giambrone.jpg 1440w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Silvia Giambrone per Dior</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="264114" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/gettyimages-1208616190.jpg" alt="" class="wp-image-264114" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/gettyimages-1208616190.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/gettyimages-1208616190-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/gettyimages-1208616190-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Claire Fontaine per Dior</figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Già, questo del lusso è un altro tema centrale, non nuovo, ma sempre più dominante. Perché è sotto gli occhi di tutti il fatto che molta arte è slittata verso il mondo del lusso e quindi per certi versi è naturale che arte e moda dialoghino sempre più strettamente. Cosa che magari può non piacere, ma è una realtà che va osservata con occhio il più possibile &#8220;laico&#8221;, sapendo che anche qui la differenza la fa la ricerca. Lavorare sì nel lusso, ma sperimentare pratiche innovative, cambiare paradigma forse può spostare il baricentro dal lusso tout-court a qualcosa d’altro senza correre il rischio di essere cannibalizzati. Almeno provarci, con la consapevolezza che le sfide sono continue. Vedi, a proposito di aste, la recente <a href="https://insideart.eu/2024/11/11/allasta-la-prima-opera-darte-realizzata-da-un-robot-umanoide/">vendita di un&#8217;opera &#8220;creata&#8221; dell&#8217;Intelligenza Artificiale</a> per circa un milione di dollari. E qui il lusso non c&#8217;entra. C&#8217;entra il nostro presente dispotico.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/1729681280992_TZLOPRPRTRMADPBASEIMAGEXTECHAIROBOTAUCTION-1024x768.webp" alt="" class="wp-image-264113" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/1729681280992_TZLOPRPRTRMADPBASEIMAGEXTECHAIROBOTAUCTION-1024x768.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/1729681280992_TZLOPRPRTRMADPBASEIMAGEXTECHAIROBOTAUCTION-600x450.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/1729681280992_TZLOPRPRTRMADPBASEIMAGEXTECHAIROBOTAUCTION-768x576.webp 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/1729681280992_TZLOPRPRTRMADPBASEIMAGEXTECHAIROBOTAUCTION-1536x1152.webp 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/11/1729681280992_TZLOPRPRTRMADPBASEIMAGEXTECHAIROBOTAUCTION.webp 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<item>
		<title>Macro, ultimo atto</title>
		<link>https://insideart.eu/2024/10/20/macro-ultimo-atto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Irene Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Oct 2024 14:53:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contrappunto]]></category>
		<category><![CDATA[Focus on]]></category>
		<category><![CDATA[Emilio Prini]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio de Finis]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni siva]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Lo Pinto]]></category>
		<category><![CDATA[macro]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://insideart.eu/?p=260194</guid>

					<description><![CDATA[Luca Lo Pinto ha terminato il suo mandato. Il bilancio? Doppio. E inevitabile]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il museo è pieno, vivo, carico di energia. Ci sono mostre ovunque: primo, secondo piano e nella grande sala – quando fu realizzata si parlò della più grande sala espositiva d’Europa – del piano terra. Sono di scena: <strong>Tolia Astakhishvili, Absalon, Vincenzo Agnetti, Maurizio Altieri, Alex Bag, Beatrice Bonino, Victor Cavallo, Francesca Cefis, Alassan Diawara, Buck Ellison, Luciano Fabro, Hamishi Farah, Simone Forti, Pippa Garner, Alberto Garutti, Isa Genzken, Lenard Giller, Felix Gonzalez-Torres, Adam Gordon, Pierre Guyotat, Sohrab Hura, Thomas Hutton, Allan Kaprow, KUKI, Rosemary Mayer, Sandra Mujinga, Charlemagne Palestine, Paolo Pallucco &amp; Mireille Rivier, Lorenzo Silvestri, Diane Simpson, Lukas Wassmann, Gillian Wearing, Issy Wood</strong>.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-21 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="260208" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/15_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8570-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-260208" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/15_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8570-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/15_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8570-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/15_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8570-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/15_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8570-1536x1025.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/15_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8570.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><strong>B</strong>Post Scriptum, exhibition view, MACRO, Roma</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="260209" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/16_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8577-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-260209" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/16_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8577-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/16_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8577-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/16_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8577-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/16_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8577-1536x1025.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/16_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8577.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><strong>Sandra Mujinga</strong>,<em>Love Language (1),</em> 2023. Courtesy Croy Nielsen, Vienna</figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">E tutti questi artisti e tutte le mostre, oltre a parlare per se stessi e possibilmente al pubblico, esprimono anche un’altra cosa: il saluto del direttore <strong>Luca Lo Pinto</strong> alla fine del suo mandato di cinque anni. Sì, stiamo parlando del <strong>Macro</strong>, dove venerdì <strong>4 ottobre</strong> si sono inaugurate le ultime mostre della direzione Lo Pinto, occasione per fare una grande festa, forse di addio, ma anche occasione per fare un bilancio di questi cinque anni di direzione fortemente autoriale. Cominciamo subito col dire che le mostre pensate, e spesso curate, da <strong>Luca Lo Pinto</strong> non sono mai state banali o rimasticamenti di cose più o meno già viste. A cominciare dalle prime indicazioni programmatiche: proporre la collezione in quella maniera che, a prima vista, sembrò un po’ una scorciatoia con una fotografa, <strong>Giovanna Silva</strong>, chiamata a raccontare i depositi per immagini, senza vedere i pezzi veri e propri. E che invece si è rivelato un modo convincente per ripercorrere quella collezione: non tanto i pezzi, ma i volti degli autori, le casse.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-22 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="260211" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/18_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8557-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-260211" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/18_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8557-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/18_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8557-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/18_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8557-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/18_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8557-1536x1025.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/18_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8557.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Post Scriptum, exhibition view, MACRO, Roma</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="260210" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/12_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8563-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-260210" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/12_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8563-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/12_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8563-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/12_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8563-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/12_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8563-1536x1025.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/12_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8563.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Post Scriptum, exhibition view, MACRO, Roma</figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">La vita sotterranea del museo, insomma, protagonista anche nella versione underground, che non diventa un feticcio, qualcosa di statico e insomma, per dirla con Adorno, più mausoleo che museo. Deriva evitata anche con l’innesto di energie nuove: di volta in volta il piano dove erano esposti i depositi in foto si aggiungevano interventi di giovani artisti. Fino a fare di quella eccentrica collezione un’occasione per guardare oltre, e altro. Poi l’introduzione del suono tra le proposte espositive, medium relativamente recente nel panorama delle arti contemporanee, e sempre più praticato dagli artisti. Ma, soprattutto, grimaldello per scardinare l’idea canonica della mostra. Poi le personali, quasi sempre delle offerte nuove per la platea romana, e non solo. E ancora le proposte in campo editoriale: le vecchie riviste, i giornali, le fanzine e un po’ tutto il variegato mondo della comunicazione che ruota intorno all’arte, ma anche la storia della scena alternativa romana e non solo, che vista da oggi sembra malinconicamente lontana anni luce.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-23 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="260213" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/13_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8566-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-260213" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/13_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8566-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/13_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8566-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/13_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8566-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/13_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8566-1536x1025.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/13_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8566.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Post Scriptum, exhibition view, MACRO, Roma</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="260212" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/14_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8569-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-260212" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/14_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8569-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/14_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8569-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/14_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8569-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/14_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8569-1536x1025.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/14_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8569.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Post Scriptum, exhibition view, MACRO, Roma</figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Insomma, una programmazione dove c’era sempre qualcosa da imparare, come dissi una volta a Lo Pinto (osservazione che, mi sembrò, lo fece molto contento) e di cui, rivista a posteriori, colgo meglio il senso del magazine tridimensionale, l’idea di trasformare il museo in una sorta di palinsesto, dove di volta in volta ritrovare le stesse sezioni, ma con contenuti diversi: l’editoriale, le rubriche, gli approfondimenti, le notizie flash e altro. E per cui si capisce anche il titolo dell’ultima mostra: <em><strong>Post Scriptum. Un museo dimenticato a memoria</strong></em>, direi la firma esplicita di un direttore il cui forte non è stata la comunicazione. By the way: non sono la sola a non aver amato il polipo rotante che ci raccontava la programmazione.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-24 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="260214" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/17_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8572-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-260214" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/17_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8572-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/17_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8572-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/17_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8572-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/17_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8572-1536x1025.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/17_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8572.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Post Scriptum, exhibition view, MACRO, Roma</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="260215" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/11_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8559-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-260215" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/11_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8559-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/11_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8559-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/11_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8559-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/11_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8559-1536x1025.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/11_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8559.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Post Scriptum, exhibition view, MACRO, Roma</figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">E qui veniamo al secondo aspetto di questa direzione che, penso, abbia lasciato il segno accanto a tutte le proposte positive che ho elencato. Il <strong>Macro di Luca Lo Pinto</strong> non ha brillato, anzi ha faticato molto, nel rapporto con la città. Non l’ha cercato e, come spesso accade, specie a Roma, la città non ha cercato il museo. Troppo elitaria la programmazione? Forse, ma non solo. L’impressione era che, elitaria, fatta per palati fini o meno, non c’era l’intenzione di allacciare un rapporto con la città. Per dirne una: solo le ultime due personali sono state dedicate ad artisti romani,<strong> Emilio Prini</strong> ed <strong>Elisabetta Benassi.</strong> Rapporto che sappiamo essere difficile, con una città che risponde fin troppo alle inaugurazioni, salvo poi dileguarsi quando la mostra è in corso.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-25 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="260216" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/10_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8564-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-260216" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/10_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8564-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/10_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8564-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/10_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8564-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/10_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8564-1536x1025.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/10_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8564.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Post Scriptum, exhibition view, MACRO, Roma</figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Indubbiamente, tutto questo al<strong> Macro</strong> è avvenuto più che altrove. Le sue inaugurazioni sono state sovraffollate di giovani (bel segnale! mi dicevo), facce, corpi che però poi raramente si vedevano a partire dal giorno dopo. Ma anche la sera stessa dell’inaugurazione le centinaia, migliaia di ragazze e ragazzi non sciamavano tra i piani delle mostre, ma si assiepavano nel cortile a bere e chiacchierare. È uno snodo fondamentale come trasformare questo pubblico che lievita perché l’arte contemporanea è cool (sarà ancora vero, poi?) in vero pubblico dell’arte e, forse dicevamo, per il <strong>Macro</strong> la scommessa è ancora più sfidante perché parliamo di un museo nato sfigato quanto basta.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-26 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="260220" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/9_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8553-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-260220" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/9_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8553-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/9_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8553-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/9_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8553-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/9_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8553-1536x1025.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/9_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8553.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Post Scriptum, exhibition view, MACRO, Roma</figcaption></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">Con amministrazioni comunali che hanno cambiato colore e quindi con il museo che cambiava direttore, giravolte e ribaltoni continui, nato parente povero del <strong>MAXXI</strong> lo stesso anno di nascita del<strong> MAXXI</strong>: il 2010, con direzioni una diversa dall’altra, fino alle ultime due agli antipodi: la pentastellata, e populista, di <strong>Gianfranco de Finis</strong> e la sofisticata di <strong>Luca Lo Pinto</strong>. Merito di quest’ultimo è stato anche chiamare a raccolta tutti i direttori del Macro in occasione dei vent’anni del museo, compleanno che si è celebrato in ritardo causa covid, al quale hanno aderito tutti, portando la propria esperienza, ma dove sono completamente mancati – benché invitati &#8211; i politici: assessori e sindaci, che quel museo pare l’avessero voluto e di cui hanno disposto vita, morte e miracoli.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-27 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="260218" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/4_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8439-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-260218" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/4_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8439-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/4_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8439-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/4_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8439-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/4_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8439-1536x1025.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/4_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8439.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><strong>Lorenzo Silvestri</strong>, <em>youth youth youth</em>, 2024, Post Scriptum, exhibition view, MACRO, Roma</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="260219" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/5_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8501-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-260219" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/5_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8501-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/5_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8501-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/5_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8501-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/5_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8501-1536x1025.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/5_@piercarloquecchia-@dsl__studio-_DSC8501.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><strong>Vincenzo Agnetti</strong>, <em>Dimenticato a memoria,</em> 1972. Courtesy Archivio Vincenzo Agnetti, Milano. Post Scriptum, exhibition view, MACRO, Roma</figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Ecco dove sta forse la profonda anomalia del <strong>Macro,</strong> che solo cinque anni fa, ad esempio, varò un bando per la ricerca del nuovo direttore – fino al 15 ottobre erano aperte le candidature del successore di Lo Pinto – essendo stato fino allora il direttore chiamato dall’assessore alla cultura. Anomalia – il famoso braccio di distanza dalla politica che è mancato &#8211; che spesso l’ha reso appendice della politica. E poi, poi quando si cerca di mettere fine a tutto questo forse il percorso si fa parecchio in salita.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-28 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="260205" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/1-7-1024x683.jpeg" alt="" class="wp-image-260205" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/1-7-1024x683.jpeg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/1-7-600x400.jpeg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/1-7-768x512.jpeg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/1-7-1536x1024.jpeg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2024/10/1-7.jpeg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><strong>Allan Kaprow</strong>, <em>Yard</em>, 1961 © Allan Kaprow Estate<br>Courtesy Allan Kaprow Estate and Hauser &amp; Wirth. Photo Agnese Bedini &#8211; DSL Studio</figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Tutte le foto:<strong><em> Piercarlo Quecchia &#8211; DSL Studi</em></strong><em><strong>o</strong></em></p>
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