La Biennale di Venezia non intende fermarsi davanti alla decisione dell’Agenzia esecutiva europea per l’Istruzione e la Cultura (EACEA) di revocare un finanziamento da 2 milioni di euro. La Fondazione ha annunciato che presenterà ricorso contro il provvedimento, sostenendo la piena legittimità del proprio operato e ribadendo l’intenzione di difendere le proprie ragioni nelle sedi competenti. Ad annunciarlo è stato il presidente Pietrangelo Buttafuoco, che ha definito il provvedimento atteso e ha escluso qualsiasi ripensamento sulla linea adottata dalla Biennale. Il presidente ha inoltre precisato che la sovvenzione europea non riguardava l’organizzazione della Biennale Arte, bensì progetti del Settore Cinema, tra cui Biennale College Cinema e il Venice Production Bridge. Attività che, secondo la Fondazione, «non hanno alcun collegamento con la partecipazione della Russia alla Biennale Arte», elemento invece al centro delle contestazioni mosse da Bruxelles.



Il caso nasce infatti dalla decisione della Biennale di consentire il ritorno del Padiglione Russia all’edizione 2026 dell’Esposizione internazionale d’arte. Una scelta che aveva spinto la Commissione europea ad avviare un confronto con la Fondazione, chiedendo chiarimenti sulla compatibilità della decisione con i principi che regolano l’impiego dei fondi comunitari. Al termine dell’istruttoria, Bruxelles ha ritenuto non soddisfacenti le spiegazioni ricevute e ha raccomandato all’EACEA la revoca del contributo, poi formalizzata nei giorni scorsi. La posizione dell’Unione europea resta improntata alla coerenza con la propria linea politica nei confronti della Russia. Secondo la Commissione, le risorse del programma Creative Europe devono finanziare iniziative che promuovano democrazia, pluralismo, inclusione e libertà di espressione, valori che Bruxelles ritiene incompatibili con l’attuale contesto politico russo.
Di diverso avviso la Fondazione Biennale, che continua a rivendicare il rispetto delle proprie regole statutarie. L’ente ricorda infatti che i Paesi titolari di un padiglione permanente ai Giardini della Biennale partecipano sulla base di accordi consolidati e che la Fondazione non dispone del potere di escludere unilateralmente uno Stato proprietario del proprio spazio espositivo. Sarà proprio questo uno degli argomenti centrali del ricorso annunciato da Buttafuoco. La vicenda va oltre il valore economico del finanziamento revocato. Pur rappresentando una quota contenuta del bilancio della Biennale, il caso apre infatti una questione più ampia sul rapporto tra l’autonomia delle istituzioni culturali e le condizioni poste dall’Unione europea per l’accesso ai finanziamenti comunitari. Uno scontro destinato ora a trasferirsi sul piano giuridico, con possibili ricadute che potrebbero fare giurisprudenza anche per altre realtà culturali europee.


