Alla Galleria Heimat cinque artisti esplorano la delicatezza del cambiamento

Esiste un modo di intervenire sul mondo senza imporsi su di esso? È da questa domanda che prende forma Tender Interference, la mostra collettiva che dal 25 giugno al 10 settembre 2026 anima gli spazi della Galleria Heimat di Roma. Curata da Pamela Berry, l’esposizione riunisce le ricerche di Prisca Baccaille, Paola Cenati, Hetty Laycock, Rovers Malaj e Federica Rugnone, cinque artisti appartenenti a generazioni e percorsi differenti ma accomunati da una riflessione sul rapporto tra trasformazione, cura e convivenza con il mondo naturale.

Il titolo della mostra suggerisce una forma di interferenza gentile, un contatto capace di modificare la realtà senza dominarla. Le opere in mostra nascono infatti da pratiche che privilegiano l’osservazione, l’innesto, la riparazione e l’ascolto. Legni di deriva vengono completati da fusioni metalliche, argilla e porcellana si aggregano in strutture che sembrano emergere spontaneamente dal terreno, mentre nella pittura corpi e paesaggi si fondono fino a rendere incerti i confini tra umano e organico. Più che condividere materiali o linguaggi, i cinque artisti condividono un interrogativo: fino a che punto la mano dell’uomo può avvicinarsi alla natura prima che la distinzione tra le due dimensioni perda significato? In questo dialogo costante tra il costruito e il trovato, tra il gesto intenzionale e i processi spontanei della materia, le opere non cercano soluzioni definitive ma abitano la complessità di una relazione aperta.

Le tele di Prisca Baccaille si sviluppano attraverso stratificazioni e cancellazioni che trasformano il paesaggio in una dimensione interiore, dove boschi, correnti marine e presenze animali diventano metafore della memoria e dell’esperienza emotiva. Nelle opere di Rovers Malaj, invece, figure frammentate e oggetti enigmatici costruiscono narrazioni sospese tra ricordo personale, immaginario digitale e suggestioni fantascientifiche. Sul versante scultoreo, Paola Cenati e Hetty Laycock affrontano il tema della presenza e dell’assenza attraverso materiali che dialogano con il paesaggio e con i processi naturali di trasformazione. Le loro opere evocano fenomeni come erosione, crescita e abbandono, invitando a considerare la materia come organismo vivo e in continua evoluzione. Federica Rugnone, attraverso fotografia, ceramica e stampa, indaga invece i confini porosi tra corpo e ambiente, natura e cultura, costruendo immagini in cui le categorie tradizionali tendono progressivamente a dissolversi.

Con Tender Interference, Galleria Heimat propone una riflessione quanto mai attuale sul concetto di intervento. In un momento storico segnato da profonde trasformazioni ambientali e sociali, la mostra suggerisce la possibilità di un diverso modello di relazione con il mondo: non fondato sul possesso o sul controllo, ma sulla capacità di entrare in contatto con ciò che ci circonda preservandone la complessità e l’autonomia. Un’interferenza, appunto, che si esercita con delicatezza e che proprio nella sua misura trova la propria forza.

Tender Interference
Dal 25 giugno al 10 settembre 2025
Galleria Heimat, Roma