Roma si prepara ad accogliere una delle esperienze artistiche più innovative dell’estate con “The Abstract Films: Sculpting Narratives in Space” (2023-2025), l’attesa mostra personale di Chiara Passa. Aperta al pubblico dal 25 giugno al 2 agosto 2026, l’esposizione – curata da Paola Lagonigro e Laura Leuzzi – presenta per la prima volta nella Capitale, negli spazi della Pelanda al Mattatoio, una quadrilogia di opere immersive e interattive (Yellow Film, Black & White Film, Red Film e Blue Film). Attraverso l’uso di oggetti fisici e dell’Intelligenza Artificiale, l’artista scardina la linearità cinematografica per spingere il pubblico a interagire con l’ambiente, trasformando i film in veri e propri ecosistemi scultorei e digitali.

Il concetto teorico: il cinema astratto diventa scultura digitale e dinamica
Il cuore pulsante dell’esposizione è rappresentato da una complessa quadrilogia di opere immersive e interattive, suddivisa nei quattro capitoli cromatici e concettuali denominati Yellow Film, Black & White Film, Red Film e Blue Film. Con questa serie, Chiara Passa compie un’operazione radicale, esplorando e decostruendo il confine sottile che separa la realtà fisica dalla dimensione virtuale. L’artista invita lo spettatore a rifiutare il ruolo di mero osservatore passivo per diventare parte integrante del dispositivo artistico attraverso un approccio fortemente partecipativo e ludico.
Dal punto di vista formale, la mostra si distingue per un’estetica rigorosamente minimalista, dominata da geometrie solide in movimento e da una colonna sonora di musica elettronica che avvolge l’ambiente. Questa impalcatura sensoriale si combina a una struttura narrativa non lineare e perennemente mutevole: la narrazione classica si rompe, si frammenta e si ricompone ogni volta in modo diverso, conducendo il pubblico in un’esperienza estetica inedita dove il cinema si fonde con la tridimensionalità della scultura.
Il dialogo tra archeologia industriale e immaginazione algoritmica
Le installazioni digitali e fluide concepite da Chiara Passa non ignorano il contesto che le ospita, ma instaurano un dialogo intimo, diretto e quasi magnetico con la fisicità ruvida, metallica e stratificata dell’ex complesso industriale romano. L’allestimento prevede l’inserimento nello spazio di quattro grandi LED wall collocati direttamente a terra, supportati da un sofisticato sistema audio direzionale. Questi dispositivi tecnologici agiscono come vere e proprie membrane digitali capaci di integrarsi e mimetizzarsi con le volumetrie irregolari e le superfici segnate dal tempo della Pelanda. Le immagini proiettate seguono, contraddicono, amplificano o reinventano le linee architettoniche originarie dell’edificio, mutando lo spazio in un organismo ibrido. In questo cortocircuito visivo, l’architettura digitale non usa il Mattatoio come un semplice sfondo o supporto, ma lo tratta come una matrice attiva e pulsante, capace di assorbire la vecchia storia produttiva del luogo per rilanciarne le tensioni strutturali verso nuove possibilità percettive.
Per consentire al pubblico di penetrare a fondo nelle dinamiche di questa nuova cartografia emotiva, dove la memoria urbana coesiste con la proiezione astratta di spazi futuribili, la mostra sarà arricchita da alcuni appuntamenti di rilievo. Nel corso del mese di luglio, le curatrici guideranno personalmente i visitatori alla scoperta dei segreti tecnici e teorici dell’esposizione: il primo appuntamento è fissato per il 14 luglio alle ore 18.00 sotto la guida di Paola Lagonigro, mentre il secondo incontro si terrà il 22 luglio alle ore 18.00 insieme a Laura Leuzzi. Entrambe le visite offriranno un’opportunità preziosa per analizzare l’evoluzione stilistica dell’artista. Inoltre, il percorso scientifico della mostra troverà il suo compimento nel mese di settembre con la presentazione ufficiale di un ricco catalogo illustrato. Il volume, curato sempre da Lagonigro e Leuzzi, raccoglierà al suo interno i testi critici delle curatrici, le riflessioni della stessa Chiara Passa e un importante contributo teorico firmato da Darko Friz, celebre artista, curatore e storico pioniere della digital art croata.

Un ecosistema di esperienze: le quattro modalità di interazione
Ciascuno dei quattro film che compongono la quadrilogia propone al pubblico una diversa modalità di interazione fisica e concettuale, dando vita a un vero e proprio ecosistema partecipativo in cui la materia e la luce si riscrivono a vicenda. Nel capitolo intitolato Yellow Film, lo spettatore è invitato ad attivare un sofisticato remix narrativo attraverso la manipolazione di trenta buste interattive, il tutto scandito dalle note di una colonna sonora elettronica carica di suspense. In Black & White Film, l’interazione si fa ancora più materica grazie alla presenza di trenta oggetti scultorei che il pubblico può muovere per alterare le sequenze visive, seguendo il ritmo ipnotico di un sound techno-minimalista.
La dimensione puramente computazionale e l’intelligenza artificiale salgono invece in cattedra negli ultimi due capitoli della serie. In Blue Film, una suite di prompt generati dall’AI e una serie di effetti sonori remixati guidano un’esperienza dinamica in costante mutamento. Infine, in Red Film, sono le domande stesse poste dall’intelligenza artificiale, unite a interazioni cromatiche e sonore in tempo reale, a deviare e reindirizzare continuamente il flusso della proiezione, trasformando lo spazio in una membrana che risponde istantaneamente agli stimoli dei visitatori.
La carriera internazionale di Chiara Passa
Chiara Passa è un’artista italiana di rilievo internazionale la cui ricerca, sin dalla fine degli anni Novanta, si colloca all’avanguardia della media art. Il suo lavoro si concentra sull’esplorazione delle architetture digitali immersive e sulle mutazioni dello spazio geometrico e percepito, analizzate attraverso l’uso pionieristico della realtà aumentata, della realtà virtuale e di complessi ambienti audiovisivi interattivi. La sua poetica indaga costantemente le relazioni invisibili che intercorrono tra il corpo dell’uomo, lo spazio fisico e l’universo virtuale, nel tentativo di creare ecosistemi percettivi inediti. Grazie a questa firma stilistica unica, le sue opere sono state esposte in tutto il mondo all’interno di festival storici, musei e istituzioni museali di primissimo piano. Nel suo ricco percorso espositivo si contano presenze in spazi prestigiosi come il Whitney Museum of American Art di New York, lo ZKM | Center for Art and Media di Karlsruhe, l’HEK di Basilea, la Zabludowicz Collection di Londra, il MACRO di Roma, il Palazzo delle Arti di Napoli e la storica Biennale di Venezia, dove ha esordito nel 1999 con il gruppo Oreste.



