Massimo Osanna al Diac, una nomina che guarda oltre i confini dei musei

Dall'esperienza di Pompei alla guida delle industrie culturali: una scelta che guarda al dialogo tra patrimonio, contemporaneità e innovazione

Massimo Osanna è la figura scelta per guidare il Dipartimento per le attività e le industrie culturali (Diac), struttura del Ministero della Cultura che riunisce cinema, audiovisivo, arte contemporanea, biblioteche e musei. Una decisione che segna un passaggio significativo nelle politiche culturali italiane e colloca una figura legata alla gestione del patrimonio al centro di un sistema culturale sempre più orientato anche alla dimensione produttiva e alle industrie creative.

Il suo profilo si è costruito nella stagione di rilancio del Parco archeologico di Pompei, trasformato da simbolo delle criticità del sistema museale italiano a modello internazionale di gestione e valorizzazione. Un’esperienza che ha segnato anche un’apertura progressiva al contemporaneo come linguaggio capace di dialogare con i contesti archeologici. Successivamente, alla guida della Direzione generale Musei, Osanna ha lavorato al rafforzamento del Sistema Museale Nazionale, con un’attenzione particolare ai temi dell’accessibilità, dell’innovazione e dell’autonomia gestionale degli istituti.

In una lunga intervista rilasciata a Inside Art, dedicata all’evoluzione dei musei italiani tra apertura internazionale, innovazione tecnologica e nuovi modelli di gestione, Osanna aveva descritto una trasformazione profonda delle istituzioni culturali, sottolineando: «I musei saranno sempre di più connessi, tecnologici, in rete tra di loro e con i cittadini, internazionali, multilingui e multiculturali, aperti alle diversità di ogni genere e di queste rappresentativi». Una visione che non riguarda soltanto l’evoluzione organizzativa dei musei, ma più in generale il loro ruolo all’interno della società contemporanea. Nella stessa intervista, riflettendo sul rapporto tra patrimonio e contemporaneità, aggiungeva: «L’arte contemporanea nei contesti archeologici, per esempio, se concepita come forma di valorizzazione reciproca può rappresentare un valore aggiunto».

Due passaggi che delineano un’idea di istituzioni culturali come sistemi aperti, in cui il patrimonio non è separato dalla produzione contemporanea ma diventa parte di un unico ecosistema in trasformazione. Il Diac si colloca infatti proprio in questo snodo: non solo tutela e valorizzazione del patrimonio, ma anche sostegno alla produzione culturale, sviluppo delle industrie creative e ridefinizione dei rapporti tra istituzioni, mercato e pubblico.

In questa prospettiva, la traiettoria di Osanna appare come quella di un profilo abituato a lavorare sulla trasformazione delle istituzioni culturali più che sulla loro semplice gestione, in una logica che tiene insieme patrimonio, innovazione e sistema produttivo. Una sfida che oggi si gioca non solo nei musei, ma nell’intero ecosistema della cultura contemporanea.