Ora è ufficiale, il ministro Giuli non parteciperà all’inaugurazione della Biennale

Per la prima volta, in 20 anni, il titolare di un dicastero non sarà presente alla cerimonia inaugurale: il ministro Giuli rinuncia alla partecipazione in Biennale dopo l'apertura del padiglione russo

Lo ha comunicato in una nota il ministero della Cultura. “Il ministro Alessandro Giuli non si recherà a Venezia nelle giornate di pre-apertura della 61a Esposizione d’Arte della Biennale di Venezia né parteciperà alla cerimonia di inaugurazione, prevista il 9 maggio”, si legge nel comunicato. Dietro la motivazione, la scelta di protestare contro l’apertura del padiglione russo: Mosca non partecipava alla Biennale dal 2022, anno dell’invasione dell’Ucraina, ma quest’anno ha deciso di riaprire il proprio padiglione ricevendo l’approvazione della Fondazione Biennale, guidata da Pietrangelo Buttafuoco, decisione che ovviamente ha scatenato non poche tensioni con il governo e diversi paesi europei. La decisione ha subito suscitato forti critiche da parte del ministro, che ha espresso dubbi sulla compatibilità della partecipazione russa con il quadro delle sanzioni internazionali e ha assunto una posizione politica netta, sostenendo che non possa esistere una piena libertà artistica quando questa è legata a un regime autoritario; una linea che lo ha portato anche a chiedere chiarimenti formali e a intervenire sulla governance dell’istituzione.

Dall’altra parte, la Biennale ha rivendicato la propria autonomia decisionale e il ruolo storico di spazio di confronto internazionale, difendendo l’idea che l’arte debba restare un terreno aperto anche in contesti geopolitici complessi, senza essere subordinata alle dinamiche governative. Quella che sarà l’assenza del ministro all’inaugurazione del Padiglione Centrale – appena restaurato con fondi pubblici – rappresenta quindi un gesto politico significativo. Non si tratta solo di una divergenza di opinioni, ma di una rottura istituzionale tra governo e una delle principali fondazioni culturali italiane. Il caso evidenzia ancora una volta quanto sia delicato il rapporto tra istituzioni culturali e potere politico. Se da un lato il governo rivendica una posizione etica e internazionale, dall’altro la Biennale difende la propria indipendenza come spazio globale di dialogo. La rinuncia di Giuli all’inaugurazione è il simbolo di un conflitto irrisolto che accompagnerà probabilmente tutta la prossima edizione della mostra.