Dopo le polemiche che si sono susseguite in questi mesi, sulla partecipazione dei padiglioni di Russia e Israele, la decisione di non assegnare riconoscimenti ai padiglioni dei Paesi accusati di crimini contro l’umanità riaccende il dibattito sul ruolo politico dell’arte. La giuria della manifestazione veneziana ha infatti deciso di escludere i due paesi dall’assegnazione dei premi ufficiali, segnando un passaggio senza precedenti nel rapporto tra istituzioni culturali e contesto geopolitico. Nelle settimane precedenti all’apertura, decine di artisti e curatori avevano firmato lettere aperte chiedendo l’esclusione di alcuni paesi – tra cui appunto Russia, Israele e Stati Uniti – accusati di essere coinvolti in conflitti e violazioni dei diritti umani. La scelta della giuria rappresenta una risposta parziale a queste pressioni: pur non impedendo la partecipazione dei padiglioni nazionali, stabilisce una linea etica nella distribuzione dei riconoscimenti, negandoli a quegli Stati ritenuti responsabili di “crimini contro l’umanità”.
Una posizione che tenta di bilanciare due principi apparentemente inconciliabili: da un lato la libertà artistica e l’apertura internazionale che storicamente caratterizzano la Biennale, dall’altro la necessità di non ignorare il contesto politico globale. Il caso della Russia, in particolare, continua a essere uno dei più controversi. Dopo l’invasione dell’Ucraina, il Paese era rimasto assente dalle ultime edizioni, ma il suo possibile ritorno ha già provocato critiche da parte di governi europei e istituzioni culturali, che temono una legittimazione simbolica attraverso l’arte.
Allo stesso tempo, anche la presenza di Israele è stata oggetto di contestazioni, in relazione al conflitto in Medio Oriente. Proprio per questo, la scelta della Biennale Arte 2026 rappresenta un passaggio inedito: non una sospensione generalizzata del sistema dei premi, ma un’esclusione selettiva che introduce un criterio etico-politico nella loro assegnazione. Se in passato la critica riguardava il modello stesso della competizione, oggi il nodo si sposta sul rapporto tra arte e responsabilità internazionale, segnando una nuova fase nella storia della manifestazione.



