Mentre la celebre struttura parigina resterà chiusa per un lungo restyling, previsto fino al 2030, il Centre Pompidou si prepara a spalancare le porte della nuova sede a Seoul il 4 giugno 2026. L’apertura rappresenta un’occasione simbolica che celebra i 140 anni di relazioni diplomatiche tra Francia e Corea del Sud.
L’idea di portare l’istituzione francese nella Capitale coreana nasce da un accordo siglato nel 2023 con la Hanwha Foundation of Culture, la parte filantropica del conglomerato Hanwha Group. La partnership, della durata di quattro anni, consente alla fondazione di utilizzare il marchio Pompidou e sviluppare un ricco programma espositivo, con due mostre annuali tratte dalla collezione del museo affiancate da progetti dedicati all’arte contemporanea coreana e internazionale. La mostra inaugurale sarà dedicata al Cubismo, con opere di Fernand Léger, Robert Delaunay, Pablo Picasso e Francis Picabia. Questa nuova apertura simboleggia un passo importante nella strategia di espansione globale del Centre Pompidou, spinta anche dalla chiusura temporanea della sua sede storica. Negli ultimi anni, il museo ha intrecciato una fitta rete di sedi e collaborazioni tra Europa e Asia, da Metz a Málaga, da Shanghai fino a Bruxelles, dove presto aprirà il KANAL – Centre Pompidou.

Purtroppo non tutti i tentativi di espansione sono andati a buon fine, come il progetto cancellato a Jersey City, negli Stati Uniti. Seoul però sembra un terreno più fertile, sostenuto da finanziamenti ingenti e da un contesto culturale in rapida crescita. La collaborazione con la Hanwha Foundation – già attiva nella promozione dell’arte coreana grazie a residenze, scambi internazionali e la realizzazione di spazi come SpaceZeroOne a New York – fornisce una base solida, pronta a garantire dei risultati significativi. Il Centre Pompidou Hanwha troverà casa nel 63 Building, edificio simbolo di Yeouido, l’isola sul fiume Han che costituisce il distretto finanziario della Capitale. L’architetto Jean-Michel Wilmotte ha trasformato la struttura esistente, che un tempo ospitava un acquario, in uno spazio espositivo di oltre 10mila metri quadrati, distribuito su quattro livelli

Il progetto ruota intorno al concetto di “contenitore di luce”: una pelle traslucida a doppia vetrata filtrerà la luce diurna e di notte illuminerà l’esterno, rendendo visibile il museo lungo il fiume. La facciata, con le sue curve eleganti, richiama le linee dei tetti coreani tradizionali, creando un dialogo tra memoria culturale e contemporaneità. Le mostre saranno ospitate all’interno di due gallerie da 1500 metri quadrati, mentre altri spazi saranno riservati ad attività pubbliche ed educative. Il museo vuole mostrarsi come una piattaforma culturale, pronta ad accogliere un pubblico vario e a collaborare con altre istituzioni.
Un aspetto fondamentale del progetto riguarda il rapporto con la città. Situato in una zona in cui il fiume incontra i grattacieli di Seoul, l’istituzione si rivela come uno spazio di passaggio, rendendo il ritmo delle stagioni e della vita metropolitana parte dell’esperienza offerta.



