Interno Domestico è il titolo della nuova esposizione primaverile a cura di Valentina Ciarallo dell’artista Maurizio Savini, che negli spazi dell’Hilton Rome Eur La Lama, a partire dal 14 aprile, darà vita a un percorso che, tra dimensione intima e visione collettiva, ridefinisce il rapporto tra memoria, materia e spazio dell’abitare. Ad occuparsi del progetto strutturale dell’hotel, nel 2020, è stato l’architetto Massimiliano Fuksas, mentre gli interni sono stati progetti dallo studio Lorenzo Bellini Design Atelier. Lo scopo del progetto LamArte, inaugurato nel 2024 con una mostra di Guendalina Salimei, è proprio quello di valorizzare la creatività contemporanea attraverso un dialogo diretto con il contesto architettonico interno ed esterno dell’hotel.
La ricerca di Maurizio Savini, artista scelto per l’iniziativa aperta al pubblico fino al 2 giugno, si distingue per l’uso radicale e riconoscibile del chewing gum rosa, materiale apparentemente ludico che nelle sue sculture assume una valenza critica e perturbante. Dietro l’estetica pop e seducente delle superfici, l’artista costruisce infatti una riflessione sulle trasformazioni della società post-industriale, utilizzando la materia come metafora delle mutazioni genetiche, ambientali e culturali del contemporaneo. Le sue opere, frutto di un processo lento e stratificato, oscillano tra attrazione e repulsione, mettendo in tensione l’idea di consumo, accumulo e artificialità, e trasformando un materiale effimero in un dispositivo capace di interrogare il rapporto tra natura e artificio.
A questa pratica si lega anche una dimensione fortemente simbolica: il chewing gum, prodotto di massa e icona della cultura consumistica globale, diventa nelle sue mani traccia concreta del passaggio umano, residuo di un gesto quotidiano elevato a forma monumentale. Le sculture, spesso popolate da animali, figure ibride o oggetti familiari, mettono in scena un immaginario sospeso tra infanzia e inquietudine, dove il colore rosa, volutamente artificiale, accentua la distanza dal naturale. In questo slittamento continuo tra attrazione estetica e disagio percettivo, l’artista costruisce un linguaggio che interroga la fragilità della materia e, al tempo stesso, la persistenza dei segni lasciati dalla società dei consumi.



