Biennale di Venezia, Giuli valuta di disertare: scontro sulle sanzioni e sul caso Russia

La Fondazione rivendica il rispetto delle restrizioni internazionali, ma il ministro della Cultura chiede accesso agli atti e non esclude di non partecipare

La Biennale di Venezia torna al centro del dibattito politico e culturale, con un caso che intreccia diplomazia, autonomia istituzionale e scenari internazionali. Al centro della polemica c’è la partecipazione russa alla prossima Esposizione Internazionale d’Arte del 2026, una decisione che ha sollevato interrogativi e reazioni a livello governativo. La Fondazione Biennale, attraverso il suo presidente Pietrangelo Buttafuoco, ha ribadito con fermezza di aver operato nel pieno rispetto del quadro normativo vigente, incluse le sanzioni internazionali. Una posizione che rivendica l’autonomia dell’istituzione e la natura della Biennale come spazio di dialogo globale, indipendente dalle contingenze politiche. Di diverso avviso il ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha chiesto formalmente di poter esaminare tutta la documentazione relativa alla gestione del padiglione russo.

Verbali, corrispondenza e dettagli organizzativi sono al centro della richiesta, con l’obiettivo di verificare che non vi siano violazioni delle restrizioni imposte alla Russia nel contesto del conflitto in Ucraina. La Fondazione ha ribadito con decisione la propria posizione, sostenendo che nella gestione della partecipazione russa “nessuna norma è stata violata” e che tutte le sanzioni internazionali risultano rispettate. In particolare, la linea difensiva insiste sul fatto che la Biennale opera in autonomia e che la presenza del padiglione russo non comporterebbe rapporti diretti con soggetti sanzionati né attività economiche vietate. La questione tuttavia non si ferma al piano tecnico: il ministro Giuli starebbe infatti valutando anche l’ipotesi di non partecipare alla Biennale, una scelta che assumerebbe un significato simbolico rilevante, configurandosi come una presa di distanza istituzionale dalla linea adottata dalla Fondazione. Il nodo riguarda, in sostanza, il confine tra autonomia culturale e responsabilità politica.

La Biennale difende la propria vocazione internazionale e la necessità di mantenere aperti i canali culturali anche in momenti di crisi. Il Ministero, invece, sottolinea l’importanza di una coerenza con il quadro geopolitico e con le posizioni assunte dall’Italia e dai suoi alleati. La presenza russa, dopo anni di assenza legati proprio alle tensioni internazionali, riapre così una frattura mai del tutto sanata. Non si tratta soltanto di una questione espositiva, ma di un tema più ampio che riguarda il ruolo delle istituzioni culturali in un contesto globale segnato da conflitti e sanzioni. Nei prossimi giorni, l’analisi dei documenti richiesti dal ministro sarà decisiva per chiarire i margini di legittimità dell’operazione.