Dopo l’esordio del 2024, la Malta Biennale torna nel 2026 con una seconda edizione che punta a consolidare il ruolo dell’arcipelago come piattaforma internazionale per l’arte contemporanea nel Mediterraneo. Organizzata da Heritage Malta, la manifestazione si svolgerà dall’11 marzo al 29 maggio 2026 trasformando musei, fortificazioni storiche e siti culturali tra La Valletta, Vittoriosa e l’isola di Gozo in spazi espositivi diffusi. Alla guida del progetto curatoriale torna Rosa Martínez, curatrice spagnola con una lunga esperienza nelle grandi rassegne internazionali. Il titolo scelto per questa edizione, CLEAN | CLEAR | CUT, propone una riflessione sui processi di trasformazione e di rottura necessari per affrontare le sfide contemporanee: dalla crisi ambientale alla ridefinizione dei sistemi culturali e politici.


Il programma prevede decine di padiglioni nazionali e tematici distribuiti in numerose sedi storiche, con installazioni, sculture, performance e opere multimediali che dialogano direttamente con il patrimonio architettonico delle isole. L’obiettivo è quello di intrecciare arte contemporanea e memoria storica, valorizzando il contesto mediterraneo come spazio di scambio culturale e di confronto geopolitico. La risposta alla piattaforma internazionale è stata ampia: migliaia di candidature sono state inviate da artisti di tutto il mondo per partecipare alla seconda edizione, che coinvolgerà oltre 130 artisti provenienti da più di 40 Paesi.

Tra le presenze annunciate figura anche Pamela Diamante, artista italiana la cui ricerca si sviluppa tra scultura, installazione e pratiche partecipative. Il suo lavoro, spesso orientato verso temi sociali e ambientali, si inserisce nel quadro di una Biennale che guarda al Mediterraneo come territorio di attraversamenti, conflitti e possibilità di dialogo. Con questa seconda edizione, la Malta Biennale ambisce a rafforzare la propria posizione nel calendario internazionale delle grandi manifestazioni artistiche, proponendo un modello espositivo che mette in relazione paesaggio, storia e sperimentazione contemporanea. In un contesto geografico segnato da stratificazioni culturali millenarie, l’arte diventa così uno strumento per rileggere il presente e immaginare nuovi scenari per il futuro.
Identità, territorio e pratiche collettive nella ricerca di Pamela Diamante
La ricerca di Pamela Diamante si sviluppa attraverso una pratica multidisciplinare che combina installazione, video, suono, fotografia e scrittura, spesso articolata in progetti site specific e processi collaborativi. Il suo lavoro nasce da indagini sul campo e da un confronto diretto con contesti sociali e territoriali specifici, trasformando l’opera in uno spazio di riflessione critica sulle dinamiche culturali, economiche e politiche del presente.




Al centro della sua ricerca emergono questioni legate a identità, lavoro, genere e marginalità, con particolare attenzione alle aree del Sud Italia e alle comunità che ne abitano i margini sociali ed economici. In diversi progetti l’artista coinvolge direttamente persone e gruppi sociali, dando forma a dispositivi artistici che mettono in discussione gerarchie e sistemi di potere consolidati. La dimensione partecipativa e processuale diventa così un elemento fondamentale della sua pratica: le opere non si limitano a rappresentare una realtà, ma cercano di attivare nuovi spazi di consapevolezza e di confronto, trasformando l’arte in uno strumento di dialogo tra memoria, territorio e trasformazioni contemporanee.


