Le Pussy Riot contro il Padiglione Russia: “Preparatevi all’opposizione”

Il collettivo ha annunciato su Instagram un intervento diretto alla Biennale contro la Russia, denunciando l'uso della cultura come strumento di propaganda

Il ritorno ufficiale della Russia alla Biennale di Venezia – dopo due anni dall’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022 – ha riacceso un intenso dibattito nel mondo culturale internazionale. Tra le critiche più dure risalta quella delle Pussy Riot, collettivo artistico e attivista femminista, che ha definito la partecipazione della nazione un “duro colpo alla sicurezza europea”.

Secondo l’elenco pubblicato sul sito ufficiale della Biennale, il progetto presentato dalla nazione ruoterà attorno ad un festival musicale che verrà filmato e successivamente proiettato all’interno del padiglione. Il titolo L’albero ha le radici nel cielo trae ispirazione dal libro della filosofa francese Simone Weil e richiama un immaginario simbolico legato alla cultura e alle tradizioni. È proprio la scelta di questo tema ad aver alimentato le critiche della comunità artistica internazionale, che vede l’iniziativa come un tentativo di rilanciare e migliorare l’immagine culturale della Russia. In un post su Instagram le Pussy Riot hanno da subito criticato il progetto asserendo come, dall’inizio della guerra, il “soft power culturale” verrebbe sempre più utilizzato come strumento di influenza e di guerra ibrida, capace di rafforzare l’immagine internazionale della nazione anche in contesti artistici e culturali.

Nato a Mosca nel 2011, il collettivo artistico e attivista femminista è diventato negli anni uno dei simboli dell’opposizione culturale contro il sistema politico russo. La loro notorietà internazionale è esplosa nel 2012, quando alcune componenti del collettivo furono arrestate e condannate dopo una performance di protesta nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca, episodio che le trasformò in un simbolo globale di dissenso artistico e libertà di espressione. A distanza di un giorno dalla diffusione della notizia, la leader del gruppo, Nadezhda “Nadya” Tolokonnikova, ha pubblicato una dichiarazione sul profilo Instagram ufficiale annunciando l’intenzione di organizzare proteste durante la manifestazione. Nel testo viene criticata la Fondazione Biennale, accusata di non aver opposto resistenza al ritorno della Russia, sottolineando che, sebbene l’edificio del padiglione appartenga alla Federazione Russa, esso si trovi all’interno dei Giardini — proprietà dello Stato italiano e della città di Venezia — e possa operare solo grazie ad accordi con la Biennale. Le Pussy Riot ricordano inoltre che il presidente della Fondazione è nominato dal governo italiano e che il padiglione russo non gode di status diplomatico né costituisce territorio sovrano, rafforzando l’idea che le autorità italiane avrebbero comunque potuto opporsi alla sua partecipazione.

Il messaggio si conclude annunciando un intervento diretto alla Biennale, con cui le attiviste intendono ribadire il loro sostegno incondizionato all’Ucraina, alle vittime dei crimini di guerra russi, ai prigionieri di guerra e politici, mettendo in luce al contempo l’ingiustizia di un Paese in cui i cittadini più coraggiosi vengono incarcerati o uccisi, mentre l’Europa continua a spalancare le porte a funzionari e propagandisti legati al regime di Putin.