Dopo mesi di polemiche e accuse, Vittorio Sgarbi è stato ufficialmente assolto dal Tribunale di Reggio Emilia per “assenza di prove” dall’accusa di riciclaggio per il caso del quadro di Rutilio Manetti, La cattura di San Pietro. Il dipinto, esposto durante la mostra I pittori della luce alla Cavallerizza di Lucca tra il 2021 e il 2022, è stato presentato come di proprietà della fondazione Cavallini Sgarbi.
Secondo l’accusa, l’opera sarebbe stata rubata nel 2013 dal Castello di Buriasco, di proprietà della signora Margherita Buzio. Dopo la denuncia di furto però, non si ebbero più notizie del dipinto fino al 2021, quando a seguito di una ricostruzione 3D, l’opera esposta è risultata coincidere con quella sottratta dalla residenza torinese. A far scattare gli accertamenti sono state le dichiarazioni di Lino Frongi, un restauratore che si sarebbe occupato di aggiungere una candela all’opera su indicazione diretta di Sgarbi. Da lì è scoppiato il caso, che ha portato al sequestro probatorio della tela da parte dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Roma. Sgarbi, inizialmente accusato di autoriciclaggio, contraffazione di beni culturali e riciclaggio, ha sempre respinto ogni addebito, sostenendo che il dipinto rubato fosse in realtà una semplice copia.

Durante il processo, iniziato al Tribunale di Macerata, i legali della signora Buzio hanno puntato sul problema della titolarità: l’opera faceva parte dell’eredità lasciata dal marito al figlio, che però era stato dichiarato inabile e per questo l’eredità sarebbe passata allo zio, nominato suo tutore. Tuttavia, nel corso delle indagini non è stato possibile rintracciare né il figlio né lo zio, e la questione su chi fosse il vero proprietario del dipinto è rimasta irrisolta. A complicare tutto si sono aggiunte le tempistiche: la Procura di Reggio Emilia è intervenuta quando ormai le indagini erano scadute.

Sull’esito finale ha inciso anche Margherita Buzio, che ha deciso di revocare il caso. Secondo quanto riferito dal suo legale, la donna era malata e i medici le avevano sconsigliato di affrontare ulteriori stress legati al processo. A quel punto, il quadro accusatorio si è ulteriormente indebolito. Vittorio Sgarbi è stato così assolto anche dall’ultima imputazione rimasta e i suoi difensori, Alfonso Furgiuele e Giampaolo Cicconi, hanno celebrato la vittoria. Secondo i legali, l’uso degli strumenti mediatici ha contribuito ad alimentare una vera e propria “macchina del fango”, capace di provocare gravi e difficilmente riparabili danni morali e materiali a una persona poi riconosciuta innocente.



