Dal 6 febbraio al 25 maggio 2026, il Rijksmuseum di Amsterdam accoglie Metamorphoses, una mostra di ampio respiro dedicata all’influenza millenaria delle Metamorfosi di Ovidio sull’arte occidentale. Il progetto, realizzato grazie a una collaborazione straordinaria con la Galleria Borghese di Roma, riunisce oltre ottanta opere provenienti da musei e collezioni di tutto il mondo e attraversa più di duemila anni di storia artistica. L’esposizione mette in dialogo capolavori di maestri come Tiziano, Correggio, Caravaggio, Rubens, Rodin, Brâncuși, Magritte e Bourgeois, insieme a esempi di arti decorative, oreficeria, ceramiche, fotografia e videoarte. Attraverso questi linguaggi, il percorso espositivo reinventa i miti ovidiani, da Giove e Io a Narciso, da Minerva e Aracne alla creazione del cosmo dal caos, esplorando tensioni come passione, desiderio, inganno e trasformazione.




Il dialogo tra antico e moderno risuona nelle opere scelte: da forme barocche e rinascimentali a sperimentazioni contemporanee che recuperano il mito come metafora di continui mutamenti culturali e interiori. Questa stratificazione di significati riflette la natura epica e polisemica del poema ovidiano, dove nulla resta immutabile e ogni rappresentazione artistica diventa a sua volta una metamorfosi interpretativa. Il progetto espositivo, concepito anche come momento di confronto culturale tra istituzioni europee, proseguirà poi in una versione specifica alla Galleria Borghese di Roma dal 22 giugno al 20 settembre 2026, come ci aveva anche annunciato in un’intervista la direttrice del museo romano Francesca Cappelletti. Questa duplice tappa sancisce un ponte simbolico tra due capitali dell’arte, mettendo in luce la straordinaria eredità del poema di Ovidio e la sua continua capacità di ispirare creatività attraverso i secoli.

La poetica di Ovidio dal Rinascimento al contemporaneo
Tra i punti di forza di Metamorphoses c’è la selezione di opere chiave che, più che illustrare i miti, li trasformano in immagini-simbolo capaci di attraversare i secoli. Il percorso accosta grandi maestri della pittura europea, con presenze decisive come Tiziano, Correggio, Caravaggio e Rubens, a sculture e visioni moderne e contemporanee firmate da Auguste Rodin, Constantin Brâncuși, René Magritte e Louise Bourgeois, creando una trama visiva dove la metamorfosi diventa linguaggio universale.



I racconti ovidiani più celebri – come Narciso, Aracne, Apollo e Dafne, o la violenza seduttiva di Giove nelle sue trasformazioni – riemergono in opere che mettono al centro il corpo, la mutazione, il desiderio e la perdita di identità, con un andamento quasi cinematografico. Accanto ai capolavori della pittura e della scultura, la mostra include anche oggetti e manufatti – dalle arti decorative alla fotografia e al video – sottolineando come il mito, da Ovidio in poi, continui a essere un dispositivo fertile per interrogare l’immaginario e i suoi continui cambiamenti.


