Dopo la Triennale di Milano, Venezia e Osaka, il Distretto del Contemporaneo è sbarcato anche in Campidoglio. Il progetto, ideato dal Comitato scientifico presieduto dall’ambasciatore Umberto Vattani, è nato per offrire una nuova chiave di lettura della Capitale a partire dal quadrante Flaminio attraverso il suo patrimonio architettonico contemporaneo e il rapporto con il Tevere. L’iniziativa, che punta a costruire una vera e propria narrazione, è stata al centro di Roma contemporanea, l’incontro promosso nell’ambito di Roma Terzo Millennio. L’appuntamento nella Sala della Protomoteca ha riunito amministratori, architetti, studiosi e rappresentanti delle istituzioni italiane e internazionali per riflettere sul rapporto tra città, architettura e contemporaneità.
Ad aprire i lavori è stato il sindaco Roberto Gualtieri, che ha ricordato come il percorso avviato negli ultimi anni abbia già prodotto risultati concreti. «Fino alla fine del mese è ancora visitabile la mostra Roma Terzo Millennio, che racconta una visione coerente della città», ha spiegato, sottolineando come il Distretto del Contemporaneo non rappresenti soltanto una delimitazione geografica, ma «un sistema urbano che va dall’area dell’ex caserma di via Guido Reni alla nuova piazza del MAXXI, fino alla futura Metro C», caratterizzato da una forte coerenza urbanistica e destinato a diventare «un motore culturale vivo».

La riflessione si è poi spostata sul grande protagonista della giornata: il Tevere. Per Gualtieri il fiume costituisce la vera infrastruttura identitaria della Capitale, troppo a lungo marginalizzata. «Vogliamo restituire il Tevere alla vita urbana, riqualificarlo e farne il grande asse dello sviluppo della città», ha affermato, ricordando il tavolo operativo avviato sul modello parigino con l’obiettivo di rendere balneabile il fiume entro il 2032. Una strategia che guarda anche al mare: «Roma è una città di mare, con tredici chilometri di costa. È inconcepibile che il suo mare venga ancora percepito come una periferia».
Il Distretto del Contemporaneo nasce dalla Farnesina
La dimensione internazionale del progetto è stata evidenziata dall’ambasciatore Umberto Vattani, presidente del Comitato scientifico del Distretto del Contemporaneo, che ha sottolineato la presenza dell’IILA, degli ambasciatori del Giappone, della Repubblica Dominicana e di numerosi rappresentanti dei Paesi latinoamericani, a conferma dell’interesse che il tema della rigenerazione urbana suscita anche fuori dai confini nazionali.
Nel suo intervento Vattani ha ricostruito il percorso che ha portato alla nascita del Distretto, individuandone le radici nella Collezione Farnesina. «Si dice che siano i luoghi a trasformare le persone, ma è vero anche il contrario: sono le persone che possono trasformare i luoghi», ha osservato. Tutto ebbe inizio, ha ricordato, con l’arrivo del primo bronzo di Pietro Consagra nella sede del Ministero degli Affari Esteri, «il passaggio da un prima fatto di vuoti e silenzi a un dopo in cui l’arte ha progressivamente preso il sopravvento sull’architettura».
Da quell’esperienza è nata una riflessione più ampia sul territorio. «Vogliamo contrastare la narrazione che consegna Roma soltanto al suo passato», ha spiegato Vattani, evocando il celebre dipinto di Giovanni Paolo Panini dedicato alla Roma antica e moderna e la visione mazziniana di una “Terza Roma”. «Noi abbiamo cercato di darle una forma. Quella forma è una cometa: nella sua testa nasce il Distretto del Contemporaneo.» Una metafora che sintetizza un sistema urbano capace di connettere il patrimonio architettonico del Novecento, il Tevere, l’EUR, Ostia e infine il Mediterraneo.
La Senna come esempio per il Tevere
Il confronto con Parigi è stato affidato a Marion Waller, direttrice generale del Pavillon de l’Arsenal, che ha ricordato come il recupero della Senna abbia rappresentato prima di tutto un progetto sociale. «L’obiettivo è riportare i cittadini a vivere gli spazi urbani, favorendo l’incontro e la mescolanza», ha spiegato, indicando nel rapporto quotidiano tra abitanti e fiume uno degli elementi centrali della trasformazione della capitale francese.
Lo sguardo storico è stato invece affidato a Claudio Parisi Presicce, sovrintendente capitolino ai Beni culturali, che ha invitato a leggere il Distretto come un territorio dove si concentrano secoli di stratificazioni culturali. Dallo scontro con Veio alla battaglia di Ponte Milvio tra Massenzio e Costantino, quest’area conserva alcuni dei momenti fondativi della storia romana. «Siamo abituati a considerare i monumenti come isole separate», ha osservato. «Esistono una città di sopra e una città di sotto che oggi devono tornare a dialogare.» L’obiettivo non è soltanto ricucire un tessuto urbano frammentato, ma reintegrare il patrimonio storico nella vita sociale contemporanea.

Veloccia: «Il Flaminio tiene insieme contemporaneità e residenzialità»
A completare il quadro sono intervenuti anche l’architetto Franco Purini e Rosalia Vittorini, membri del Comitato scientifico del Distretto del Contemporaneo, che hanno approfondito il valore urbano e architettonico di questo quadrante della città. I loro interventi hanno restituito l’immagine di un sistema in cui convivono grandi architetture del Novecento, istituzioni culturali, spazi verdi e testimonianze storiche, delineando un’area che non rappresenta soltanto una concentrazione di opere contemporanee, ma una nuova chiave di lettura della trasformazione di Roma.
A chiudere l’incontro è stato l’assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia, che ha richiamato la pluralità delle identità urbane della Capitale. «Roma è fatta di tante Rome», ha affermato, sottolineando come il quadrante del Distretto riesca a tenere insieme residenzialità e sviluppo contemporaneo, evitando che la città monumentale perda il rapporto con la vita quotidiana dei suoi abitanti. Anche Veloccia è tornato sul tema del Tevere e del mare. «I fiumi sono il luogo in cui nascono le città e devono tornare a essere i loro assi portanti», ha dichiarato. Da qui l’attenzione verso Ostia, «uno dei grandi luoghi su cui investire». «Oggi non celebriamo il funerale di Ostia, ma la sua rinascita», ha concluso, ribadendo come Roma debba finalmente riconoscersi per quello che, come ha ricordato anche Vattani, è sempre stata: una città affacciata sul Mediterraneo.


