Le gallerie d’arte contro l’ICE, una protesta internazionale

Il 30 gennaio, molte gallerie americane e europee hanno scelto di rimanere chiuse a sostegno delle proteste dei cittadini contro gli abusi dell'ICE

Unendosi all’esempio del Walker Art Center di Minneapolis, varie gallerie americane – e le loro sedi europeee – rimarranno chiuse oggi per protestare contro le operazioni violente dell’ICE. L’iniziativa prende forma in un clima di tensioni sempre più profonde, aggravato dalle recenti uccisioni di Renée Good e Alex Pretti e dalle innumerevoli segnalazioni di abusi, arresti e detenzioni da parte delle forze dell’ordine americane.

Una mobilitazione di questa portata è un evento raro nel mondo dell’arte, che tradizionalmente si muove con molta cautela di fronte all’attualità politica. L’ultimo episodio risale al 1° dicembre del 1989 durante il Day Without(Art), un’iniziativa promossa da Visual AIDS durante l’emergenza dell’HIV, quando le istituzioni statunitensi decisero di chiudere i battenti. Una differenza sostanziale tra le due manifestazioni è sicuramente la rapidità di coordinazione delle gallerie, resa possibile dalla velocità con cui le notizie sono diffuse sui social media.

A colpire è sicuramente la varietà delle realtà che hanno deciso di aderire: dai giganti del mercato, con sedi tra New York e Londra, a spazi indipendenti e realtà emergenti, uniti dalla volontà di esprimere il proprio dissenso contro le decisioni del governo. Da Almine Rech a David Zwirner, da Gagosian a Pace Gallery fino a Magenta Plains e The Empty Circle, la partecipazione attraversa il sistema dell’arte americano, mettendo colossi e strutture sperimentali sullo stesso piano. La chiusura non solo ha un valore solamente simbolico: in molti casi, gli spazi si offrono come luogo sicuro, dove i manifestanti potranno preparare cartelli e manifesti, rafforzando così il legame tra pratica artistica e attivismo.

L’iniziativa ha superato i confini degli Stati Uniti, diventando una questione globale. Aderendo alla protesta, alcune gallerie europee hanno voluto ribadire la dimensione globale del tema “migrazione”, che non riguarda solo gli USA, ma attraversa le storie di tutti i paesi e dei loro abitanti.