Dopo un forte calo nelle iscrizioni e un buco finanziario di 20 milioni di dollari, il CCA, l’ultimo college d’arte nella Baia di San Francisco, sarà chiuso. L’istituzione, che aveva recentemente ampliato il proprio campus e ceduto le sedi a Oakland nel 2022, sarà sostituita dalla Vanderbilt University di Nashville. Prima dell’inizio dell’anno scolastico, il direttore David Howse ha indetto una riunione con docenti e membri del personale del College per affrontare i vari problemi finanziari, riconducibili al calo di iscrizioni dal 2019 e all’ampliamento del campus, costato circa 97,5 milioni di dollari.
Purtroppo i tagli al bilancio e le donazioni di privati hanno soltanto ritardato l’inevitabile. Howse ha annunciato la chiusura sul sito web del college: “Non abbiamo preso questa decisione alla leggera e ci aspettiamo che possano sorgere sentimenti di shock, frustrazione e delusione – scrive – Dopo quasi due anni di lavoro per risolvere le problematiche finanziarie alla base del college, sappiamo che questo è il passo necessario da compiere”. Il messaggio include anche che gli studenti vicini alla laurea potranno concludere gli studi, mentre l’amministrazione provvederà a trasferire gli altri in istituzioni accreditate.

Oltre ad offrire percorsi di ceramica, design, scultura e pratica curatoriale, una delle attrazioni principali del CCA è il suo centro d’arte contemporanea, il CCA Wattis Institute for Contemporary Arts. Fortunatamente, come già dichiarato da un portavoce, lo spazio rimarrà attivo dopo la chiusura insieme agli archivi. Inoltre, la Vanderbilt University si impegnerà a mantenere i contatti con gli ex alunni del college, tra cui compaiono delle figure prominenti nel mondo dell’arte come Jules de Balincourt, Toyin Ojih Odutola e Hank Willis Thomas.
La notizia ha suscitato reazioni miste nella comunità artistica e culturale di San Francisco. Da un lato, autorità locali e dirigenti di Vanderbilt hanno sottolineato l’importanza di mantenere viva l’eredità educativa e di rafforzare la presenza universitaria in città; dall’altro, artisti, docenti e osservatori esprimono il proprio disappunto per la perdita di un’istituzione indipendente che ha segnato profondamente la scena creativa locale. Il caso CCA si inserisce in un quadro più ampio di crisi strutturale dell’istruzione artistica negli Stati Uniti, dove molte scuole private hanno affrontato calo demografico, modelli di finanziamento insostenibili e costi crescenti, portando a fusioni, riorganizzazioni o chiusure definitive.
Per ora, resta aperta la sfida più ampia: come preservare istituzioni focalizzate sulla creatività in un contesto economico e sociale in rapida trasformazione, e quale ruolo potranno giocare i grandi atenei e i partenariati strategici per mantenere vivo un ecosistema formativo che va ben oltre la semplice istruzione tecnica.



