Salvato dalla discarica, conteso oggi: il destino incerto del dipinto di Andrea Pazienza

Un’opera dell’artista cesenate, recuperata quarant'anni fa da un giovane appassionato, torna alla luce e scatena un caso legale sulla sua reale titolarità

Un dipinto di Andrea Pazienza, creduto distrutto e invece miracolosamente sopravvissuto, è tornato a far discutere non solo per il suo valore artistico, ma per una complessa questione di proprietà e tutela del patrimonio culturale. L’opera, raffigurante uno Zanardi equestre di dimensioni monumentali (circa tre metri per quattro), risale ai primi anni Ottanta ed era stata realizzata dall’artista per un intervento temporaneo legato al restauro della fontana Masini in piazza del Popolo a Cesena. Conclusa l’iniziativa, il destino dei quattro pannelli dipinti da Pazienza fu la distruzione. Gettati in discarica come materiali di risulta, sembravano destinati a scomparire definitivamente. A sottrarre uno dei dipinti a quella sorte fu Riccardo Pieri, allora giovanissimo appassionato d’arte, che riuscì a recuperare parte del pannello e a conservarlo per decenni, nonostante le evidenti lacune e i segni del degrado.

Realizzato con vernice su truciolato, il dipinto presenta oggi ampie porzioni mancanti, ma conserva intatta la forza iconica del segno di Pazienza e il valore testimoniale di un’opera rara, collocata tra fumetto, pittura e intervento urbano. Negli anni, l’opera è stata restaurata e messa in sicurezza, entrando progressivamente nel circuito espositivo grazie anche al riconoscimento della sua autenticità. Il nodo centrale della vicenda riguarda però la titolarità dell’opera. Secondo l’ex funzionario comunale che commissionò l’intervento artistico, il dipinto resterebbe di proprietà del Comune di Cesena, in quanto frutto di una commissione pubblica, indipendentemente dalla sua successiva distruzione e dal recupero in discarica. Una posizione che si scontra con quella di Pieri, che rivendica il ruolo di salvatore e custode dell’opera.

La questione è approdata anche sul piano giudiziario: i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale hanno avviato un’indagine per appropriazione indebita, poi archiviata, riconoscendo l’assenza di profili penali. Tuttavia, l’archiviazione non ha chiuso definitivamente il caso. Il Comune starebbe infatti valutando nuove iniziative per riaffermare la propria posizione, sostenendo che la distruzione materiale non avrebbe annullato i diritti di proprietà sull’opera. Nel frattempo, il dipinto ha conosciuto una seconda vita pubblica. Su richiesta di Michele Pazienza, fratello dell’artista, l’opera è stata prestata per importanti esposizioni a Bologna, Torino e Roma, fino alla mostra Andrea Pazienza. La matematica del segno al MAXXI dell’Aquila, contribuendo a rafforzarne la legittimazione storico-artistica. Al di là degli esiti legali ancora incerti, il caso mette in luce una frattura strutturale nel rapporto tra arte contemporanea e istituzioni: ciò che nasce come intervento effimero può trasformarsi, col tempo, in bene culturale di valore storico. La sopravvivenza fortuita dell’opera interroga oggi non solo chi ne rivendica la proprietà, ma anche il modo in cui il patrimonio recente viene riconosciuto, archiviato e protetto.