Andrea Pazienza nasceva il 23 maggio 1956: a settant’anni dalla nascita dell’iconico fumettista, il MAXXI Museo Nazionale delle arti del XXI secolo gli dedica una doppia esposizione nei suoi spazi abruzzesi e romani. La prima mostra, curata da Giulia Ferracci e Oscar Glioti, è fruibile al pubblico dal 6 dicembre 2025 fino al 6 aprile 2026 all’interno di Palazzo Ardinghelli, sede del MAXXI L’Aquila.
«Con Andrea Pazienza. La matematica del Segno, il MAXXI L’Aquila avvia di fatto le attività del 2026, anno in cui L’Aquila sarà Capitale Italiana della Cultura» spiega Emanuela Bruni, Presidente della Fondazione MAXXI. «Una sfida importante in cui il ruolo del museo sarà farsi ponte fra il panorama artistico nazionale e internazionale e le eccellenze locali».

Il punto d’origine
Una direzione cronologica e tematica guida il visitatore all’interno della mostra, tra opere edite e inedite di Paz. Il percorso inizia da una sala poco illuminata e di dimensioni ridotte, dove le opere La mia miniera e Il mio funerale insieme al testo poetico Amo, del 1974, offrono uno sguardo generale sulla complessità artistica ed esistenziale dell’artista.
Dopo la prima stanza, si torna nella luce per ammirare disegni realizzati con matite e penne su carta: mentre il cervello fatica a comprendere che quei tratti già ben definiti appartengono a un Andrea Pazienza di due anni, ci si rende conto del suo precoce talento, ben coltivato tra le artistiche mura familiari. Nei quaderni del fumettista si affollano così personaggi di fantasia, animali reali e mitologici, e numerosi sketch dove l’abbinamento di immagini a parole e la narrazione sequenziale mostrano una tendenza naturale al fumetto.


Paz in Abruzzo
L’Abruzzo è un tassello essenziale della formazione di Pazienza, che nel 1969 si trasferisce a Pescara per frequentare il liceo artistico “Giuseppe Misticoni”: la formazione scolastica sarà significativa nel convogliare la vivacità creativa del fumettista, come anche i fecondi rapporti con i professori Sandro Visca e Albano Paolinelli, ritratti in vignette che mescolano affetto e irriverenza.
Altrettanto centrale è la partecipazione di Andrea al laboratorio d’arte Convergenze (1973-1981) che lo fa entrare in contatto con l’effervescente ambiente culturale dell’Italia degli anni ’70: una sezione della mostra, curata da Fanny Borel, è dedicata a questo eccezionale esperimento che segnò creativamente sia Pazienza, sia la città di Pescara. Ne sono rappresentativi i grandi quadri del ’75 Isa d’Estate e Autoritratto come nobile olandese del Seicento, dove attraverso l’uso innovativo del pennarello l’autore unisce tradizione artistica e nuove influenze pop. In queste opere emerge trionfalmente lo stile del fumettista, definito da Ferracci e Glioti «un equilibrio in cui intuizione e controllo si intrecciano con naturalezza».

Addizione e moltiplicazione
Il percorso espositivo continua attraverso la variegata produzione di Paz: compaiono le tavole di Le straordinarie avventure di Pentothal, il celebre ghigno di Zanardi, svariate illustrazioni per riviste e autoritratti. La sala dedicata a Zanardi medioevale porta lo spettatore nelle pagine del fumetto attraverso riproduzioni in cartone delle illustrazioni e suggestivi effetti sonori: la mostra si conclude con due grandi opere, Zanardi equestre e Zanardi Don Chisciotte. I disegni di Pazienza appaiono così come una vertiginosa accumulazione di esperienze, tecniche e dettagli, per non parlare dei materiali: utilizza pennarelli, acquerelli, acrilici, olii, carta, alluminio. Le singole opere sono testimoni di questa eccentricità: più le si osservano, più si notano dettagli sempre nuovi sprigionarsi da figure già esistenti, dando l’impressione che le immagini prendano vita sotto il nostro sguardo.

Quest’esuberanza viene trasmessa nella mostra attraverso la rottura del confine del foglio, così che linee e colori vadano a interagire con lo spazio espositivo. I disegni somigliano così a complicate equazioni dove svariati elementi si intrecciano tra loro dando vita a combinazioni inedite, all’apparenza caotiche, ma a ben vedere confinate da linee rigorose. Pazienza amava dire che «il segno è un pensiero che si va visibile»: se usassimo il linguaggio della matematica potremmo dire che il metodo di Paz procede per addizione, se non per moltiplicazione. Nel corso della mostra «sperimentazione, disciplina e invenzione si incontrano, restituendo al pubblico la precisione matematica di uno tra i protagonisti più innovativi e radicali del linguaggio del fumetto» dichiarano Ferracci e Glioti. Per raffigurare l’inesauribile superficie del mondo l’artista usa tutti i mezzi a sua disposizione, dando corpo a profonde inquietudini personali e sociali.


