Il quadro di Giorgio de Chirico che infittisce il mistero dell’eredità Agnelli

Il giallo del dipinto da 7,5 milioni al centro dell’inchiesta sull’eredità Agnelli: l’ombra di copie, esportazioni illecite e responsabilità del Ministero della Cultura

Ruota attorno a un capolavoro fantasma uno dei capitoli più inquietanti dell’inchiesta sull’eredità Agnelli. Al centro dell’indagine della Procura di Roma c’è infatti la sparizione de Il mistero e la malinconia di una strada di Giorgio De Chirico, dipinto simbolo della stagione metafisica dell’artista, valutato 7,5 milioni di euro. Dell’originale non esiste più traccia. Al suo posto, nei depositi del Lingotto, è stata rinvenuta una copia, mentre l’opera autentica sembra essersi dissolta nel nulla.

Il caso dell’artista è il fulcro di un’inchiesta più ampia che riguarda 35 opere d’arte appartenenti alla collezione della famiglia Agnelli, tutte “sfuggite” ai radar del Ministero della Cultura, chiamato ora a rispondere di una mancata vigilanza. Secondo gli inquirenti, il dicastero aveva un obbligo preciso: controllare, monitorare e certificare i movimenti delle opere di rilevante interesse artistico nazionale, anche se di proprietà privata. Il mistero e la malinconia di una strada rientra pienamente tra i beni sottoposti a tutela.

L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo e dal pm Stefano Opilio, ipotizza i reati di ricettazione ed esportazione illecita di opere d’arte. Al momento non ci sono indagati, ma il fascicolo incrocia la lunga querelle sull’eredità di Gianni Agnelli, che contrappone la figlia Margherita ai nipoti John, Lapo e Virginia Elkann. Un contesto familiare complesso, in cui la collezione d’arte rappresenta uno degli asset più delicati.

Quello che non torna nel caso de Chirico

Nel caso del de Chirico, gli Agnelli avevano il diritto di trasferire l’opera anche all’estero, ma solo previa comunicazione al Ministero. Se l’originale dovesse ricomparire senza che tale procedura sia mai stata attivata, lo Stato potrebbe avviare la confisca del dipinto. Ma le responsabilità non si fermano ai proprietari. Secondo gli investigatori, i funzionari ministeriali avrebbero dovuto effettuare verifiche periodiche, anche dirette, sull’esistenza e sullo stato dell’opera. Di questi controlli, però, non esiste alcuna documentazione.

Il De Chirico non è l’unico caso sospetto. Al Lingotto sono emerse copie anche di La scala degli addii di Giacomo Balla e di Glacons, effet blanc di Claude Monet. Per il Balla, in particolare, si ipotizza una sostituzione avvenuta nel 2008, durante la malattia di Marella Caracciolo, moglie dell’Avvocato.

Dove siano finiti gli originali resta il grande interrogativo. Le piste conducono tra Svizzera e Marocco, possibili destinazioni di opere uscite silenziosamente dal patrimonio italiano. I carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale stanno ora ricostruendo decenni di controlli mancati, risalendo fino agli anni Cinquanta. Da lì, quando le opere hanno iniziato a sparire, riparte la caccia ai capolavori perduti.

Il mistero e la malinconia di una strada, capolavoro metafisico di enigmi e ombre

Tra i dipinti più emblematici della pittura metafisica, l’opera è stata realizzata nel 1914 da Giorgio de Chirico durante il suo periodo parigino, quando l’artista italiano elaborò una nuova visione dell’arte che andava oltre la semplice rappresentazione della realtà: una strada desertica incorniciata da due edifici bianchi con portici. La luce forte e le ombre nette proiettate sul terreno dividono la scena tra aree illuminate e aree in ombra, creando un’atmosfera sospesa nel tempo.

Al centro della composizione, in basso, si distingue la sagoma scura di una bambina che fa rotolare un cerchio, elemento che introduce un senso di movimento e una nota di mistero in un contesto silenzioso e quasi irreale. Nonostante l’apparente semplicità, l’assenza di altri esseri umani e la presenza di forme enigmatiche, come l’ombra di una figura umana priva di volto, suggeriscono che qualcosa stia per accadere o sia appena accaduto. Il dipinto è considerato un esempio perfetto della metafisica: un linguaggio visivo che supera il visibile per evocare sensazioni profonde di solitudine, attesa e inquietudine. Le proporzioni distorte, gli spazi vuoti e le lunghe ombre creano un ambiente sospeso tra sogno e realtà, trasformando una strada qualunque in un teatro enigmatico di presenze invisibili.