È finito lo shutdown e a Washington riaprono le istituzioni culturali. Musei e centri espositivi della capitale americana hanno infatti riaperto le porte dopo una lunga sospensione dell’attività causata dal blocco del governo federale. Scattato per la mancata approvazione entro il 30 settembre dei nuovi piani di spesa, lo shutdown ha lasciato in stand-by per oltre un mese tutti i servizi considerati non essenziali, congelando stipendi, attività e programmazioni.
La Smithsonian riapre ma slittano le inaugurazioni
Fra le istituzioni più colpite figura naturalmente la Smithsonian Institution, vero cuore museale degli Stati Uniti. Le sue sedi, forti del più grande complesso culturale e di ricerca al mondo, erano riuscite a restare aperte nelle prime settimane grazie ai fondi residui degli esercizi precedenti, ma avevano infine ceduto alla terza settimana di shutdown. Con un bilancio annuale che per il 2024 raggiunge 1,09 miliardi di dollari – di cui oltre la metà garantita direttamente dal Congresso – la Smithsonian comprende 21 istituti, dall’Hirshhorn Museum and Sculpture Garden allo Smithsonian American Art Museum, fino alla National Portrait Gallery. Oggi, 17 novembre, tutto il network è nuovamente accessibile al pubblico, comprese le sedi fuori città come il National Museum of the American Indian e il Cooper Hewitt di New York.

La Smithsonian, già da tempo oggetto di attenzione politica sotto la presidenza di Donald Trump – che aveva richiesto una revisione dei programmi espositivi e delle linee curatoriali – ha dovuto posticipare alcune aperture previste per l’autunno. Nessun rinvio riguarda invece il progetto più atteso: il Bezos Learning Center, il nuovo hub educativo in costruzione presso il National Air and Space Museum, finanziato con una donazione di 200 milioni di dollari del fondatore di Amazon, rimane confermato per il 2028.
Riapertura graduale per la National Gallery of Art
Situazione analoga per la National Gallery of Art, anch’essa profondamente dipendente dai finanziamenti federali. Per il 2025 l’istituzione ha richiesto oltre 215 milioni di dollari di fondi governativi. Chiusa dal 4 ottobre, la NGA ha riaperto gradualmente, inaugurando dapprima l’edificio occidentale e il Sculpture Garden, quindi l’intero complesso sabato 15 novembre. Proprio quel giorno, con quasi un mese di ritardo, ha visto finalmente la luce anche la grande mostra The Stars We Do Not See: Australian Indigenous Art, realizzata in collaborazione con la National Gallery of Victoria di Melbourne e visitabile fino al 1° marzo 2026.



