Shutdown, negli USA anche la Smithsonian chiude tutte le sue sedi

La chiusura temporanea della più vasta rete museale degli Stati Uniti per lo shutdown federale arriva dopo quella della National Gallery of Art

Il lungo braccio di ferro politico a Washington si è trasformato, ancora una volta, in una crisi culturale. Dopo giorni di incertezza, la Smithsonian Institution – la più ampia costellazione museale del Paese, con 21 istituzioni tra musei, gallerie e centri di ricerca – ha annunciato la chiusura temporanea di tutte le sue sedi a causa del protrarsi dello shutdown del governo federale. L’ente, che dipende in gran parte dai fondi pubblici, aveva inizialmente utilizzato le proprie riserve per restare aperto, ma il prolungarsi della crisi di bilancio ha reso inevitabile la sospensione delle attività.

Anche la Smithsonian chiude dopo la National Gallery of Art

La chiusura arriva in un momento particolarmente delicato per la programmazione culturale della capitale americana. Lo Smithsonian American Art Museum si preparava a inaugurare, a fine mese, una mostra dedicata a Grandma Moses, figura chiave dell’arte popolare statunitense: un progetto ora a rischio di rinvio. Alla National Portrait Gallery, invece, è già stata posticipata l’apertura della mostra legata al concorso di ritrattistica nazionale, originariamente prevista per il 18 ottobre. Eventi che avrebbero attirato migliaia di visitatori e alimentato il circuito culturale di Washington, ora bloccati in un’attesa senza data.

Non si tratta, però, di un caso isolato. Anche la National Gallery of Art, tra le istituzioni più prestigiose della città, ha chiuso i battenti all’inizio di ottobre. È la seconda volta in pochi anni che i musei federali vengono colpiti in modo così diretto da una paralisi amministrativa: durante lo shutdown tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, migliaia di dipendenti erano rimasti senza stipendio e le sale vuote per settimane avevano offerto l’immagine desolante di una capitale culturale immobilizzata da logiche politiche.

Un quadro politico critico

L’attuale chiusura, iniziata il 1° ottobre, affonda le radici in un nuovo scontro tra Democratici e Repubblicani sulla politica sanitaria. I primi chiedono di revocare i tagli voluti dai conservatori, mentre i secondi condizionano il rifinanziamento del governo all’approvazione del loro piano. Il risultato è un nuovo blocco delle istituzioni federali, con effetti che vanno ben oltre la sfera amministrativa, toccando anche la vita culturale del Paese.

A complicare il quadro, i rapporti già tesi tra la Smithsonian e l’amministrazione Trump. Negli ultimi mesi, il presidente aveva accusato l’ente di essere dominato da «un’ideologia divisiva basata sulla razza», prendendo di mira mostre e opere legate a temi di migrazione e identità di genere. Il clima di tensione si era acuito con le dimissioni della direttrice della National Portrait Gallery, Kim Sajet, e con la decisione dell’artista Amy Sherald di cancellare una tappa della sua mostra itinerante, denunciando episodi di censura.