A seguito della recente apertura del Grand Egyptian Museum di Giza gli olandesi hanno restituito un antico busto egizio. Si tratta di una scultura vecchia 3.500 anni che rappresenta un alto funzionario del regno del faraone Thutmose III (1479-1425 a.C.). Il primo ministro Dick Schoof ha partecipato alla festa di inaugurazione del museo e effettuato un incontro con il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi annunciando la restituzione della scultura da parte dei Paesi Bassi.
Quest’opera, rubata e portata fuori dall’Egitto illegalmente, solo nel 2022 è stata ritrovata presso la fiera Tefaf di Maastricht in possesso di un commerciante. Dopo le analisi dell’opera da parte di alcuni investigatori e avendo scoperto che si trattava di un’opera rubata, costui ha rinunciato volontariamente alla scultura. Difatti si tratta della prima opera restituita da un altro paese all’Egitto in occasione dell’apertura del Grand Egyptian Museum. Perciò la restituzione del busto avverrà entro la fine dell’anno e segna un importante spirito di collaborazione tra diversi paesi. Gli stati membri dell’Unesco dovrebbero restituire i beni culturali ai paesi di origine, infatti l’Egitto insiste da vari anni che altre opere tornino nel paese di origine, come il busto di Nefertiti (Museo Egizio di Berlino), o lo Zodiaco di Dendera (Louvre di Parigi).

La restituzione del busto segna un gesto altamente simbolico in un momento cruciale per la diplomazia culturale internazionale. L’inaugurazione del Grand Egyptian Museum (GEM) di Giza, il più grande complesso museale al mondo dedicato a una singola civiltà, rappresenta infatti non solo un traguardo architettonico e museografico, ma anche un rinnovato invito alla cooperazione tra Stati sul fronte del patrimonio culturale. La decisione dei Paesi Bassi di restituire il busto è stata accolta con entusiasmo dal governo egiziano, che da anni conduce una battaglia per il rientro delle opere trafugate. L’episodio rafforza il messaggio del presidente Abdel Fattah al-Sisi, il quale ha definito il Grand Egyptian Museum «una nuova casa per la memoria universale», sottolineando come la cultura possa essere terreno di dialogo anziché di competizione.
Un precedente significativo per l’Europa
La restituzione olandese potrebbe aprire la strada ad altri casi simili. Negli ultimi anni, la discussione sul rimpatrio dei beni culturali ha assunto un peso crescente, spinta anche dalle politiche dell’UNESCO e dai mutati orientamenti etici dei grandi musei occidentali. In questo contesto, la vicenda del busto di Thutmose III diventa un precedente importante, dimostrando come la collaborazione tra governi, istituzioni museali e mercati dell’arte possa portare a soluzioni condivise e rispettose della storia dei reperti.

Già da tempo, l’Egitto chiede la restituzione di capolavori di fama mondiale: tra questi, il celebre busto di Nefertiti, conservato al Neues Museum di Berlino, e lo Zodiaco di Dendera, oggi esposto al Louvre. Entrambi sono divenuti simboli di una più ampia riflessione sull’eredità coloniale dei musei europei e sulla necessità di ripensare la provenienza delle collezioni storiche. Mentre la scultura si prepara al viaggio di ritorno, previsto entro la fine dell’anno, si rafforza l’idea che la tutela del patrimonio mondiale non possa più essere affrontata in chiave nazionale, ma globale. Come ha dichiarato il primo ministro olandese Dick Schoof, «il patrimonio dell’umanità appartiene a tutti, ma deve prima di tutto essere custodito dove è nato». Un principio che, in un’epoca segnata da tensioni e divisioni, suona come un messaggio di speranza: quello di una cultura capace di unire i popoli attraverso la memoria e il rispetto reciproco.


