Dopo l’improvvisa cancellazione del 2024, la Biennale d’arte di Istanbul riapre le sue porte, riaffermando la sua centralità nel panorama internazionale. La 18ª edizione, promossa dalla Fondazione per le Arti e la Cultura di Istanbul (IKSV), prende avvio sabato 20 settembre e si protrarrà fino al 23 novembre, offrendo l’ingresso gratuito a tutti i visitatori.
Il progetto espositivo, intitolato Il gatto a tre zampe, non si esaurisce in questa stagione: si svilupperà infatti in tre momenti distinti, estendendosi fino al 2027. Per il primo capitolo, la città sul Bosforo si trasforma in un arcipelago di spazi artistici, con otto sedi distribuite tra edifici storici e luoghi inaspettati: dal giardino di un orfanotrofio francese del XIX secolo a una ex fabbrica di coni gelato, fino alla scuola greco-ortodossa accanto alla Torre di Galata.

La curatela della libanese Christine Tohmé ha riunito cinquanta artisti provenienti da trenta Paesi, con una varietà di linguaggi che vanno dalla pittura alla scultura, dalle installazioni ai cartoni animati proiettati, fino a performance ed eventi dal vivo. Al centro non vi è solo la ricerca estetica, ma anche la testimonianza di un presente lacerato: i conflitti in Medio Oriente hanno attraversato le parole inaugurali della curatrice, che ha definito la Biennale come «un indice della persistenza concepito in un momento in cui la nostra stessa vita è sotto assedio». Nelle sue riflessioni hanno trovato spazio non solo la guerra tra Israele e Hamas, ma anche la crisi in Sudan e l’esperienza personale della stessa Tohmé, segnata dai mesi di violenza vissuti a Beirut.
Fondata nel 1987, la Biennale di Istanbul è divenuta negli anni un appuntamento imprescindibile, capace di coniugare il radicamento nel contesto turco con un respiro globale. Un luogo di confronto per artisti e curatori, ma anche un catalizzatore di pubblico internazionale, che vede nella città sul Bosforo un crocevia ideale tra Oriente e Occidente. Con Il gatto a tre zampe, l’edizione 2025 si annuncia come un laboratorio di linguaggi e visioni, capace di trasformare la fragilità in resistenza e la frattura in possibilità.

info: bienal.iksv.org


