Palma Bucarelli, la donna che ha inventato la modernità in museo

Alla GNAMC prende il via "Appuntamento con Palma", quattro serate per riscoprire la direttrice che trasformò la galleria romana in un laboratorio vivo di arte e cultura

Se oggi la GNAMC – Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma – si presenta come uno spazio dinamico, che unisce tradizione e innovazione, lo si deve in gran parte a Palma Bucarelli. Prima donna a dirigere un museo pubblico in Italia, dal 1942 al 1975 ne ha profondamente trasformato l’identità con le sue scelte coraggiose, le acquisizioni e la visione internazionale. Ha lasciato un’impronta che ancora oggi modella l’allestimento della GNAMC: la visione di un museo vivo, inclusivo, capace di rinnovarsi e dialogare con la società.

Nel segno della sua eredità, l’11 settembre ha preso il via l’iniziativa Giovedì alla GNAMC, serate con apertura prolungata fino alle ore 22.00, biglietto ridotto a 9 euro e, soprattutto, una nuova modalità di dialogo con i visitatori. Ad aprire il programma è stato Appuntamento con Palma, il progetto che rende omaggio a una donna carismatica, moderna e di grande rigore. L’iniziativa, nel cinquantenario del suo pensionamento, restituisce al pubblico la memoria storica di una direttrice che ha fatto la storia della museologia italiana. È un’occasione per rivivere una stagione straordinaria dell’arte e della cultura nazionale, ripercorrendo le strade innovative che Bucarelli intraprese per rendere il museo un laboratorio contemporaneo, aperto a tutte le arti e alle sfide del proprio tempo.

Nata a Roma nel 1910, laureata in Lettere alla Sapienza con una tesi in Storia dell’arte, Bucarelli ebbe come compagno di studi Giulio Carlo Argan, con cui superò nel 1933 il concorso per ispettore alle Antichità e Belle Arti. Dopo un primo incarico alla Galleria Borghese e un periodo a Napoli, dove entrò in contatto con personalità come Benedetto Croce, approdò alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, di cui divenne direttrice nel 1942, a soli 32 anni. In piena guerra fu sua la decisione di trasferire gran parte delle opere a Caprarola, seguendole personalmente con la sua Fiat Topolino dimostrando un attaccamento al patrimonio artistico che andava oltre il dovere professionale, e poi a Castel Sant’Angelo, dove furono stipate insieme ad altri capolavori italiani.

Anticonformista e lungimirante, bella, elegante e affascinante, la Bucarelli fu amata e stimata da molti, ma altrettanto criticata da chi non comprendeva il suo modo di agire e le sue scelte artistiche. Negli anni ’50 e ’60 divenne anche un’icona di stile: ritratta dai fotografi e celebrata sulle riviste di costume, trasformò la sua immagine in uno strumento di comunicazione culturale, mostrando che una donna poteva incarnare insieme raffinatezza estetica e autorevolezza intellettuale.

«Palma Bucarelli è stata una figura di ispirazione e ha dato moltissimo a questa galleria – racconta la direttrice Renata Cristina Mazzantini, che ha aperto la serata – Chi conosce lei e la sua storia, sa che lei ha abitato questo luogo e qui ha lasciato parte della sua collezione personale». E ancora: «È una donna che ha portato in Italia artisti che oggi riteniamo determinanti per lo sviluppo e l’evoluzione artistica del nostro Paese e li ha resi parte del nostro patrimonio nazionale. Perché il patrimonio si costruisce ogni giorno ed è una cosa importante: ogni generazione deve lasciare qualcosa di nuovo e lei l’ha fatto in modo eccellente. È stata tra le figure che negli anni ’60 hanno reso Roma una delle maggiori capitali della cultura nel mondo e hanno dato vita a una stagione meravigliosa».

Dopo le parole della direttrice, la serata è entrata nel vivo con un monologo inedito su Palma, scritto e interpretato dalla giornalista e scrittrice Antonella Boralevi. Un testo che ha restituito al pubblico la voce e lo spirito della storica direttrice, ricordandone battaglie, polemiche e la determinazione con cui difese l’arte contemporanea anche contro i pregiudizi più radicati. Accompagnato da immagini e musiche, il monologo è stato un momento intenso ed emozionante, capace di far comprendere nel profondo chi fosse davvero Palma: una donna complessa, affascinante e irripetibile.

È seguita la testimonianza di Mariastella Margozzi, curatrice della rassegna, che ha conosciuto Bucarelli e ne ha raccontato in più occasioni l’identità, non solo legata al museo ma alla sua più ampia attività culturale. Margozzi ha ricordato come i trentaquattro anni di direzione abbiano lasciato un’impronta fortissima non soltanto sulla GNAMC ma sulla storia dell’arte in generale: «È passato il mondo attraverso gli eventi che lei ha voluto. Ha realizzato un museo all’avanguardia, un luogo di cultura dove esiste l’arte in tutte le sue forme: dalla musica al teatro, passando per la moda». Bucarelli non ebbe figli: i suoi figli furono le opere d’arte. Visse nel museo, se ne prese cura come di una casa, arrivando persino a occuparsi dei giardini. Quando nel 1975 andò in pensione e fu costretta a lasciare la sua casa, visse quel momento come una ferita. Si dedicò allora alla sua collezione personale, che donò poi alla GNAM, suggellando un legame che aveva rappresentato la sua vita intera.

La curatrice ha ricordato episodi cruciali, dalle difficili scelte in guerra ai viaggi in America che la influenzarono profondamente: dalle pareti bianche alle concezioni spaziali fino all’idea che in una mostra nulla dovesse prevalere sull’artista e sulle opere. Era convinta che il curatore dovesse scomparire dietro al progetto espositivo e per questo l’allestimento era la parte del lavoro che amava di più

Nel 1971 visse un periodo di rinascita culminato con il rinnovamento dei giardini esterni della Galleria, ispirato proprio all’esperienza americana. Bucarelli combatté per portare in Italia e al suo museo l’arte contemporanea, promuovendo mostre epocali – da Picasso (1953) a Pollock e Kandinskij (1958) – e acquisendo opere di Burri e Manzoni, non senza polemiche e accuse per le spese sostenute. Fu più volte chiamata in Parlamento a giustificare le sue scelte, ma non smise mai di andare avanti. «Trentaquattro anni di direzione – ha concluso Margozzi – che sono sembrati un attimo», ma che hanno consegnato a Roma e all’Italia una stagione irripetibile di modernità e apertura.

Infine, l’intervento di Silvia Robertazzi, direttrice di Marie Claire Maison, ha offerto una riflessione sul mito di Palma Bucarelli: «Per costruire un mito devi sapere a chi rivolgerti e devi saper ascoltare. La Bucarelli ha dato forma al suo tempo. Dobbiamo fare tutti così: ascoltare cosa sta succedendo, ascoltare i problemi attuali. L’arte dovrebbe essere un linguaggio universale e dovrebbe saper parlare in modo silenzioso e saper lasciare pensieri e visioni. Lei ha restituito al mondo la forma della sua contemporaneità».

Il percorso di Appuntamento con Palma è arricchito da fotografie, documenti d’archivio, filmati e testimonianze che permettono di conoscere la direttrice sotto molteplici sfaccettature: non solo la studiosa e la dirigente, ma anche la donna indipendente, anticonformista, che non temeva di sfidare convenzioni e stereotipi. La sua immagine, immortalata in abiti da haute couture e su riviste di costume, divenne un simbolo di emancipazione. Molte delle acquisizioni e delle scelte compiute da Bucarelli sono ancora oggi visibili nei percorsi espositivi della Galleria, segno del coraggio con cui seppe accogliere le avanguardie e costruire un dialogo tra opere storiche e contemporanee.

Celebrare oggi Palma Bucarelli significa non soltanto rendere omaggio a una protagonista della storia culturale italiana, ma riaffermare il valore della memoria come strumento per guardare al futuro. Appuntamento con Palma non è un semplice tributo, ma un atto di gratitudine verso la prima donna che ha diretto la GNAMC, capace di trasformare il destino di un’istituzione e il rapporto degli italiani con l’arte contemporanea. Nelle serate dedicate a Bucarelli – le prossime saranno il 18, 25 settembre e 2 ottobre 2025 – sono previsti presentazioni di libri, testimonianze e storie inedite su acquisizioni e mostre nate grazie alle sue intuizioni, proiezioni di filmati e ascolto di musiche d’epoca. Gli eventi si terranno in Sala delle Colonne e sono tutti aperti al pubblico gratuitamente.